Renzo Pezzani: we remember him with a poem

Renzo Pezzani: lo ricordiamo con una poesia

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 Renzo Pezzani: we remember him with a poemIl 14 luglio 1951, nella sua casa di Castiglione Torinese, scompariva il grande poeta parmigiano Renzo Pezzani, autore di un’ottima produzione poetica in lingua italiana, ma ricordato da noi in particolare per la sua trilogia in vernacolo, Bornisi, Tarabacli e Oc luster, tutti editi dal grande editore parmigiano Antonio Battei. Lo voglio ricordare con una delle sue poesie meno famose, ma non per questo meno belle, tratta dall'”Antologia della poesia dialettale parmense” edita dalla “Gazzetta di Parma” nel 1970.

Lävet, cära, lävet ben,
l’aqua la ridda s’la vedda un puten.

L’aqua la canta, la luza, la zuga,
po gh’è la mama ch’at suga.

Minen’ni netti
i n’en pu povretti;

oc pulì
oc bendì:

puten lavè
angiol a pè,
Cost ch’a vdì
l’è al me omm.

Tri ani compì:
un pomm.

Amelio Zambrelli, "mito" pramzan degli anni '60 CHIEDI CHI ERA IL "CONOSCITORE ATMOSFERICO"

Amelio Zambrelli, “mito” pramzan degli anni ’60 CHIEDI CHI ERA IL “CONOSCITORE ATMOSFERICO”

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Amelio Zambrelli, "mito" pramzan degli anni '60 CHIEDI CHI ERA IL "CONOSCITORE ATMOSFERICO"Che tempo farà domani? E dopodomani? Basta andare su “Pramzanblog” e cliccare qui a destra: il link, che porta a IlMeteo.it permette di leggere le previsioni, molto molto credibili, non solo di giorno in giorno ma addirittura di tre ore in tre ore. Prima come si faceva? Nei gloriosi anni Sessanta, a Parma, c’era il “conoscitore atmosferico”. Si chiamava Amelio Zambrelli (1912 – 1983) ed era un omino alto e magro rotolato giù dai monti e dalla lunga barba ispida, che si era presentato ad Aldo Curti, allora redattore capo della “Gazzetta di Parma”, sostenendo che, “secondo il suo acume”, era in grado di dire quale sarebbe stato il tempo il giorno dopo. “Assunto”. La sua rubrica, che terminava ogni volta con la fatidica frase “Sappiatevi regolare”, fu seguitissima, anche se, nonostante il suo “acume” non sempre “ci prendeva”.

Fui io, Pramzan45, a fargli lo scherzo più divertente e nello stesso tempo più atroce. Riporto integralmente il pezzo che gli dedicai nel lontano 1972 su “Parma Bell’Arma”, l’allora strenna natalizia più amata dai parmigiani:
“Zambrelli. Lo scherzo più bello, forse, gliel’ho fatto, fruendo della collaborazione di colleghi, amici e di un poliziotto vero. Era un giorno d’inverno, ma anche di sole. Appuntamento, alle quindici dalla “Wanda”, il bar ad un tiro di schioppo dalla “Gazzetta” (ndr:allora la sede era in via Emilio Casa). Zambrelli arrivò puntualissimo, tenendo tra le mani la lettera d’invito scritta in inglese e contenente, oltre alla traduzione in italiano, una piccola tessera. Diceva la lettera: “Egregio conoscitore atmosferico, avendo appreso dalla stampa le sue notevoli doti di previsione, la invitiamo a far parte dell’Associazione Mondiale degli Inventori Atmosferici, con sede in London. In attesa della investitura ufficiale, che avrà luogo nella suddetta London in gennaio, alla presenza di Sua Maestà Regina Elisabetta, un nostro vicepresidente, Mister Donald Campbell, verrà a Parma per la cerimonia dell’investitura provvisoria, consistente nell’assegnazione della speciale medaglia degli inventori atmosferici”. Il buon Amelio Zambrelli era visibilmente emozionato.

Mezza “Gazzetta” gli era attorno: giornalisti, collaboratori, fotografi. Scattavano i flash, giravano i nastri dei registratori (“è per il giornale radio”, gli assicurammo). Alla combriccola s’era aggregato anche un amico poliziotto in divisa. Non fece niente di particolare, naturalmente, stette solo a vedere, ma la sua presenza diede uno speciale tono di serietà e di importanza alla “cerimonia”. All’arrivo di Mister Donald Campbell (interpretato con flemma tutta britannica da Oliviero) Zambrelli si comportò con grande dignità. Rispose a tutte le domande con precisione, ma approfittò della specialissima occasione per muovere una piccola contestazione. “A proposito dell’invito della Regina”, disse “ho letto che è per il prossimo gennaio in London, vero? Sa, mister Campbell, siccome in quel periodo c’è molto freddo, nn si potrebbe tramandare?…”. Lo scherzo non ebbe un seguito, anche se Zambrelli, in realtà, non si convinse mai che era stata una burla. Anzi, tenne per mesi, in bella mostra, prima sulla giacca, poi sul cappotto, la medaglia di cartone-simil-oro che gli era stata consegnata…
(Pubblico queste foto per gentile concessione della “Gazzetta di Parma”. Dall’alto: Zambrelli con la medaglia dello scherzo, un primo piano e un disegno di Monica).

La statua di Corridoni trasloca per restauri: prima del 1927 al suo posto c'era una fontana

La statua di Corridoni trasloca per restauri: prima del 1927 al suo posto c’era una fontana

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Il monumento a Filippo Corridoni ha traslocato nei magazzini comunali di via Spezia, dove sarà sottoposto a complessi lavori di restauro (che costeranno 115.000 euri). I lavori, per la verità, erano già cominciati nel marzo scorso, ma poi erano stati interrotti perché la situazione strutturale e di sostegno era troppo critica per procedere in loco. Il restauro dovrebbe durare attorno ai sei mesi, quindi Corridoni dovrebbe tornare nella “sua” piazza, nell’Oltretorrente dove nel 1908, quando ancora si chiamava Piazza della Rocchetta, con De Ambris organizzò gli scioperi agrari, entro la prossima estate.
Il monumento, inaugurato il 30 ottobre 1927 alla presenza del duce Benito Mussolini, nel decennale della scomparsa di Corridoni, fu progettato dall’architetto Mario Monguidi e realizzato da Alessandro Marzaroli. Per almeno sei mesi, dunque, la piazza resterà “vuota” e tornerà ad assomigliare un po’ di più a com’era prima dell’arrivo di Corridoni. Lì infatti, in Piazza della Rocchetta, al posto della statua c’era una fontana, come vediamo nella foto dell’epoca.
MA CHI ERA FILIPPO CORRIDONI e perché il fascismo, parecchi anni dopo la sua scomparsa, si appropriò della sua figura di combattente facendone un simbolo della sua ideologia? Filippo nacque Pausula, poi ribattezzata Corridonia, in provincia di Macerata, il 19 agosto 1887 e cominciò a partecipare giovanissimo alla vita politica come socialista rivoluzionario. Così nel 1908, assieme ad Alceste de Ambris (del quale divenne poi anche parente, perché sua sorella sposò suo fratello) organizzò lo sciopero generale agrario divenuto memorabile per durata, partecipazione e determinazione.
Formatosi come antimilitarista (finì anche in carcere per questo), si convertì poi all’interventismo, schierandosi, anche con un aiuto finanziario, a fianco di Mussolini (allora ancora socialista) per l’intervento e divulgando il senso della partecipazione italiana alla Grande Guerra alle masse operaie e contadine. Lui stesso diede l’esempio, arruolandosi volontario in fanteria nonostante fosse minato dalla tisi. Fu assegnato alle retrovie, ma volle egualmente raggiungere la prima linea e cadde da eroe sul Carso, durante l’assalto e la conquista della celebre “Trincea delle frasche”, il 23 ottobre 1915. Questa la motivazione con la quale gli fu assegnata la medaglia d’oro al valor militare: “Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto sè stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la Grande Guerra, anelante alla vittoria seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi con sereno ardimento all’attacco della difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido di “Vittoria! Viva l’Italia” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta finchè cadeva fulminato dal piombo nemico”.

Così “Il Popolo d’Italia” due anni dopo la morte di Filippo Corridoni, scrisse in un articolo firmato da Mussolini:
“Egli era un nomade della vita, un pellegrino che portava nella sua bisaccia poco pane e moltissimi sogni e camminava così, nella sua tempestosa giovinezza, combattendo e prodigandosi, senza chiedere nulla… Leviamoci un momento dalle bassure della vita parlamentare; allontaniamoci da questo spettacolo mediocre e sconfortante; andiamo altrove col nostro pensiero che non dimentica; portiamo altrove il nostro cuore, le nostre angosce segrete, le nostre speranze superbe, e inchiniamoci sulla pietra che, nella desolazione dell’Altipiano di Trieste, segnò il luogo dove Filippo Corridoni cadde in un tumulto e in una rievocazione di vittoria”. Benito Mussolini, “Il Popolo d’Italia”, 23 ottobre 1917
(Nelle foto, dall’alto – CLICCARE PER INGRANDIRE – : 1) Il monumento a Filippo Corridoni; 2) La piazza con la fontana, prima che venisse collocato il monumento a Corridoni; 3) Filippo Corridoni; 4) Corridoni /primo a sinistra/ con Mussolini: alleati nell’interventismo nella Grande Guerra; 5) La prima pagina della “Gazzetta di Parma” del 30 ottobre 1927, dedicata interamente all’inaugurazione del monumento a Corridoni; 6) La presenza di Mussolini all’inaugurazione)