O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


giovedì 6 febbraio 2020

Il Festival di Sanremo: il perché di una favola italiana

È SBAGLIATO AMARE IL FESTIVAL?
Ogni anno, nel periodo dell’ormai storica kermesse canora, si scatena la “guerra civile” tra i fedelissimi e i detrattori - Chi ha ragione? - Davvero si tratta di una cosa obsoleta, fuori tempo, oppure è un prezioso pezzo di storia (minore), entrata nel cuore di milioni italiani?
di ACHILLE MEZZADRI
Lo confesso, e non mi vergogno, di essere un “pasdaran” del Festival di Sanremo. Un fedelissimo che non l’ha mai tradito, sia nei tempi migliori, sia in quelli del declino. Non ho dubbi che non freghi niente a nessuno quale sia il mio sentimento nei confronti della kermesse canora, però oggi, in piena Settantesima edizione, nei giorni in cui nell’era per me infausta dei social, si sono scatenati come ogni anno i pro e contro, mi sento perfino in dovere di intervenire su questo tema: perché il Festival ha tanti amanti e tanti detrattori? Qual è la causa di questa specie di “guerra civile” che, per un concorso di canzoni, divide gli italiani? Io francamente non capisco. I detrattori, convinti di possedere l’esclusiva dell’intelligenza umana, disdegnano la kermesse canora accusandola di essere roba vecchia, da buttare nella spazzatura, una cosa per il popolino, gente stupida che ancora si appassiona ai confronti tra Al Bano e Zucchero, Patty Pravo e Ornella  Vanoni, poveracci che si commuovono al ricordo di Mike Bongiorno, che cantano a memoria L’italiano di Toto Cutugno, che fanno l’una e mezzo di notte per non perdersi un secondo della gara e dello spettacolo. Be’, mi inchino rispettoso di fronte a chi ritiene di avere l’esclusiva dell’intelligenza umana, però, modestamente, anche se per colpa delle mie convinzioni mi sento trascinato dentro la bolgia dantesca del popolino, degli stupidotti che si “bevono” il Festival appassionandosi alle canzoni, ai cantanti di ieri e di oggi, ai gossip, alle annuali polemiche, vorrei cercare di capire.
Davvero siamo tutti fessi noi che dal ’51 non ci siamo persi una canzone prima alla radio poi alla Tv? Davvero siamo tutti cerebrolesi noi che...

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