O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


sabato 29 febbraio 2020

La scomparsa di Pier Paolo Mendogni: l'intervista pubblicata da Pramzanblog

NEL 2013 CI RACCONTÒ LA SUA VITA: DALLE BOMBE DEL '44, AL "LA SALLE"
E AL "ROMAGNOSI", AI PRIMI ARTICOLI A 16 ANNI,
AL PARMA CALCIO CHE SEGUIVA AI TEMPI DEL PRESIDENTE AGNETTI
Mendogni apprezzava "Pramzanblog" e per un  certo periodo collaborò anche nella rubrica "Spazio alla cultura", nata appositamente per lui - Il 23 gennaio 2013 ci rilasciò anche una lunga e piacevolissima intervista nella quale raccontò tutta la sua vita - Nel ricordo di un grande giornalista e di un amico la ripubblichiamo integralmente

La scomparsa di un grande giornalista e critico d’arte

LA CULTURA DI PARMA 
PERDE UN ALTRO PEZZO:
PIER PAOLO MENDOGNI

Aveva 84 anni, compiuti il 10 febbraio - Lasalliano, laureato in giurisprudenza, iniziò giovanissimo a collaborare al “Resto del Carlino” - Passò nel 1977 alla “Gazzetta di Parma”, dove scalò tutti i gradini fino a diventare condirettore - Fino al 2015 ha diretto il quadrimestrale “Aurea Parma” - Ha scritto numerosi libri e saggi inseriti in libri e riviste 


      di ACHILLE MEZZADRI
Un altro grande pezzo della cultura parmigiana se ne va. È scomparso nella notte, a 84 anni compiuti il 10 febbraio, Pier Paolo Mendogni, un grande giornalista, che ha lasciato il segno in campo culturale, lasciando a chi resta uno scrigno prezioso, il suo sito Internet, nel quale ha raccolto gran parte dei suoi scritti, nei quali ha raccontato il Correggio, il Parmigianino, le mostre che ha descritto e gli artisti che ha incontrato, il Duomo, il Battistero, le chiese, i palazzi e i musei, i castelli e le chiese in provincia, scampoli di Storia di Parma. Ovviamente questo scrigno prezioso (www.pierpaolomendogni.it) va aggiunto ai numerosissimi libri che Mendogni ha pubblicato: da Sant’Antonio Abate, uno scrigno rococò, del 1979 (Battei Editore), fino a Arte a Parma nel Novecento (MUP) del 2017, passando per numerose pubblicazioni di Pps, Il Battistero di Parma, Il Correggio a Parma e il Monastero di San Paolo, Il Duomo di Parma, Guida alle chiese di Parma, Antonio Allegri e il Correggio e numerosi altri, ma anche Il Correggio a Parma (Guanda), Parma: nuova guida artistica (Silva Editore).
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giovedì 6 febbraio 2020

Il Festival di Sanremo: il perché di una favola italiana

È SBAGLIATO AMARE IL FESTIVAL?
Ogni anno, nel periodo dell’ormai storica kermesse canora, si scatena la “guerra civile” tra i fedelissimi e i detrattori - Chi ha ragione? - Davvero si tratta di una cosa obsoleta, fuori tempo, oppure è un prezioso pezzo di storia (minore), entrata nel cuore di milioni italiani?
di ACHILLE MEZZADRI
Lo confesso, e non mi vergogno, di essere un “pasdaran” del Festival di Sanremo. Un fedelissimo che non l’ha mai tradito, sia nei tempi migliori, sia in quelli del declino. Non ho dubbi che non freghi niente a nessuno quale sia il mio sentimento nei confronti della kermesse canora, però oggi, in piena Settantesima edizione, nei giorni in cui nell’era per me infausta dei social, si sono scatenati come ogni anno i pro e contro, mi sento perfino in dovere di intervenire su questo tema: perché il Festival ha tanti amanti e tanti detrattori? Qual è la causa di questa specie di “guerra civile” che, per un concorso di canzoni, divide gli italiani? Io francamente non capisco. I detrattori, convinti di possedere l’esclusiva dell’intelligenza umana, disdegnano la kermesse canora accusandola di essere roba vecchia, da buttare nella spazzatura, una cosa per il popolino, gente stupida che ancora si appassiona ai confronti tra Al Bano e Zucchero, Patty Pravo e Ornella  Vanoni, poveracci che si commuovono al ricordo di Mike Bongiorno, che cantano a memoria L’italiano di Toto Cutugno, che fanno l’una e mezzo di notte per non perdersi un secondo della gara e dello spettacolo. Be’, mi inchino rispettoso di fronte a chi ritiene di avere l’esclusiva dell’intelligenza umana, però, modestamente, anche se per colpa delle mie convinzioni mi sento trascinato dentro la bolgia dantesca del popolino, degli stupidotti che si “bevono” il Festival appassionandosi alle canzoni, ai cantanti di ieri e di oggi, ai gossip, alle annuali polemiche, vorrei cercare di capire.
Davvero siamo tutti fessi noi che dal ’51 non ci siamo persi una canzone prima alla radio poi alla Tv? Davvero siamo tutti cerebrolesi noi che...