/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

Un po' in anticipo....


lunedì 26 novembre 2018

Il ricordo di Bernardo Bertolucci, scomparso oggi a 77 anni dopo una lunga malattia

QUANDO RISPOSE ALL'INTERVISTA A PIEDI SCALZI
Nel 1981, quando ero inviato di "Gente" lo incontrai a Parma, all'hotel Maria Luigia, dopo la prima del suo film "La tragedia di un uomo ridicolo" - Dopo avermi salutato nella sua camera - mansarda, per prima cosa si tolse le scarpe - Fu un'intervista - confessione nella quale polemizzò anche con Zeffirelli che l'aveva definito "uno sciocco velleitario socialista" - La ripropongo qui sotto, oltre ad altri contributi di Pramzanblog
di ACHILLE MEZZADRI
Era da anni che Bernardo Bertolucci, parmigiano, figlio del grande poeta Attilio, regista dei film da nove Oscar L'ultimo Imperatore e di altri capolavori entrati nella storia del cinema come Ultimo tango a Parigi e Novecento, era messo male. Molto male. Ma a lungo, pur costretto su una sedia a rotelle, aveva conservato l'energia mentale che gli aveva consentito di dirigere il suo ultimo film, Io e te, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti. Oggi purtroppo, dopo il padre Attilio nel 2000 e il fratello Giuseppe, pure regista, nel 2012, se ne è andato anche lui, a Roma, dopo lunga malattia, lasciando un vuoto che sarà molto difficile colmare. Perché, film dei nove Oscar a parte, è stato davvero un grande. Uno dei principi della trasgressione cinematografica, ma non solo. Non sto qui a ripercorrere la sua vita e la sua carriera d'artista perché oggi basta leggere i giornali e seguire radio e Tv, nonché Internet, per sapere tutto di tutto. Mi limito dunque a ricordare l'intervista che gli feci nel 1981 quando, come inviato di Gente, lo incontrai a Parma all'hotel Maria Luigia, dopo la prima del suo film La tragedia di un uomo ridicolo, con Ugo Tognazzi, Ainouk Aimée e Laura Morante. Ricordo che prima dell'intervista, dopo avermi salutato nella sua camera - mansarda, dalla quale si vedevano i tetti di Parma, per prima cosa si tolse le scarpe e rispose alle mie domande a piedi scalzi. Fu una bella intervista - confessione nella quale lo "sfrugugliai" su molti temi: sul cinema, sui politici, sul suo amore per Parma la città dove era nato, sul suo fastidio per Roma la città dove viveva, sul modo con cui difendeva la sua vita privata (ammettendo solo di aver sposato in Campidoglio Clare People) ed ebbe anche l'occasione di polemizzare con Zeffirelli che l'aveva definito "uno sciocco velleitario socialista". E al grande regista toscano rispose per le rime, con questa frase: "Lui è solo un buon artigiano. Mi fa ridere, il Zeffirelli". Molti, a parte i lettori di Gente di allora, non hanno letto quell'intervista, che è "custodita come una reliquia" nel mio sito Achille Mezzadri faccia da cronista e che è riproposta qui sotto con un link. Non è di facile lettura, perché le pagine sono leggermente tagliate e perché un pochino "sfuggono" ai clic, ma c'è un piccolo trucco: toglietele dalla pagina e mettetele sulla scrivania del computer, così potete, se volete, leggerle con tutta calma. Aggiungo anche altri contributi di Pramzanblog: quando New York lo festeggiò nel 2010 e Ninni e Giovanni e Christian Lunardi fotografarono l'evento, quando gli facemmo gli auguri per i suoi 70 anni e anche una puntata di Una foto una storia di Giovanni Ferraguti, che lo fotografò in veste di "pirata"... (a.m.)
LA FOTO DI GIOVANNI FERRAGUTI
... E QUELLA DI EDOARDO FORNACIARI

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