/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

giovedì 26 dicembre 2013

La scomparsa di Angelo Ravasini dei “Corvi”: il ricordo di Achille Mezzadri

LETTERA APERTA AD ANGELO, IL “RAGAZZO DI STRADA”
L’ultimo saluto a un cantante con il quale, nei lontani anni Sessanta, ho percorso un breve tratto di strada insieme - Erano i tempi dei primi gruppi musicali italiani, dell’Equipe ’84 e dei Nomadi, ma anche dei Corvi che si imposero con canzoni di successo, prima fra tutte ”Un ragazzo di strada”, ma soprattutto grazie alla voce graffiante e unica di Angelo Ravasini
di ACHILLE MEZZADRI
Caro Angelo, ai nostri tempi, parlo dei magici anni Ses-santa, a Parma c’erano due angeli che cantavano. Uno era Angelo Banzola, bella voce, tradizionale, da pianobar. L’altro eri tu, voce graffiante e unica, tu che con Gimmi, Claudio e Billo-Figaro gridavi al mondo di essere “un ragazzo di strada”. Confesso, ma tu lo sai, che dei due Angeli preferivo te come artista. Avevo un debole per voi perché era il tempo dei primi gruppi musicali italiani e voi, i Corvi, per me eravate assolutamente all’altezza dell’Equipe ’84, dei Nomadi, dei Dik Dik, dei Pooh, dei Camaleonti. Ma non era una mia impressione, era vero. Due angeli. Ma Banzola era la voce tradizionale, ben impostata, che piaceva alla mamme e alle nonne. Ravasini era la rabbia dei giovani, era la protesta dei “capelloni”, era la rottura degli schemi, era il futuro. Io e te, Angelo, e tu lo sai, non siamo mai stati amici veri. Sarebbe stupido millantare…..
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