/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

giovedì 7 novembre 2013

Gli echi della visita di San Suu Kyi a Parma

UN PREMIO NOBEL A PALAZZO
Molti parmigiani, nei giorni scorsi, hanno avuto l'onore di vedere da vicino la "Mandela in gonnella", il premio Nobel per la pace che è venuta nella nostra città, ospite di Palazzo Dalla Rosa Prati - Per non dimenticare questa visita che fa onore a Parma, ecco ancora qualche foto (di Annarita Melegari)
di ACHILLE MEZZADRI
Fa sempre piacere quando a Parma arrivano personaggi famosi. Sarà per vanità provinciale, sarà per quell'antica abitudine di sentirsi avvezzi a frequentazioni importanti come avveniva ai tempi del Ducato, quando qui arrivavano re, principi, grandi personaggi della cultura e dell'arte. Ma l'arrivo di San Suu Kyi, la birmana Nobel per la pace, ha avuto forse un valore aggiunto, soprattutto per le nuove generazioni. Perché personaggi come lei, donne come lei, sono il passaporto per la speranza di un futuro migliore. Parma, per quanto ho capito, ha accolto con entusiasmo, quasi con devozione, questa piccola grande donna, le ha fatto perfino assaggiare, tanto per distinguersi (ed è una nostra specialità) la cucina parmigiana, grazie alle mirabilia di uno chef d'eccezione come Massimo Spigaroli. Sono "biglietti da visita", i nostri, che non passano inosservati. E certo San Suu Kyi se ne sarà andata via con un ricordo speciale di noi che per lei sarà difficile dimenticare: la spumeggiante cordialità dei parmigiani, la passione dei giovani, l'accoglienza del sindaco Pizzarotti, la straordinaria ospitalità nello storico e raffinato Palazzo Dalla Rosa Prati, le leccornie di Spigaroli. Abbiamo aspettato che la fibrillazione per l'arrivo di San Suu Kuyi si affievolisse per trattare l'evento anche su Pramzanblog. L'abbiamo fatto appositamente, non per "allungare il brodo", ma nella speranza che questo straordinario simbolo di pace resti bene nella testa e non passi come una meteora ma che continui a lasciare il segno, soprattutto per le nuove generazioni. Che questo non sia un addio, San Suu Kyi, ma soltanto un arrivederci... (a.m.)

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