/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

domenica 8 settembre 2013

QUEL GIORNO (3) / 8 settembre 1943: cosa accadde a Parma con l’armistizio



LE PRIME CANNONATE TEDESCHE COLPIRONO
IL PALAZZO DEL GOVERNATORE
Subito dopo l’annuncio radiofonico dell’armistizio (dato alle 18,30 dal generale Dwight Eisenower dai microfoni di Radio Algeri e alle 19,42 dal maresciallo Pietro Badoglio dai microfoni dell’Eiar) in tutta Itaia scattò il “piano Achse”, predisposto dai comandi tedeschi per l’occupazione militare del territorio italiano - Unità del primo reggimento granatieri corazzati Leibstandarte SS Adolf Hitler, acquartierate da diverse settimane nelle campagne tra Parma e Reggio, cominciarono ad aprire il fuoco
(a.m.) Si può immaginare l’emozione dei parmigiani (e di tutti gli italiani) quando alle 19,42 dell’8 settembre 1943 ascoltarono alla radio il proclama del maresciallo Pietro Badoglio che annunciava la fine delle ostilità contro le forze anglo-americane. L’armistizio era stato firmato a Cassibile il 3 settembre, ma nell’atto firmato dal generale americano Dwight Eisenhower e dal generale italiano Giuseppe Castellano era stabilito che sarebbe entrato in vigore al momento dell’annuncio, che avvenne appunto l‘8 settembre. Alle 18,30 lo stesso generale Eisenhower lo diede dai microfoni di Radio Algeri e alle 19,42 fu dato agli italiani dal generale Pietro Badioglio dai microfoni dell’Eiar. Emozione dunque ma anche enorme preoccupazione per l’immaginabile reazione tedesca. Infatti stava per scattare il “piano Achse”, predisposto dai comandi tedeschi per l’occupazione militare del territorio italiano. Da settimane unità del primo reggimento granatieri corazzati Leibstandarte SS Adolf Hitler erano acquartierate nelle campagne tra Parma e Reggio. Le prime cannonate non si fecero aspettare tanto. Colpirono, nella notte, il Palazzo del Governatore, sede del Comando del presidio e uno dei militari di guardia, che avevano risposto al fuoco, rimase ucciso. Poi, verso le quattro del mattino, furono attaccate le caserme della Cittadella e della Pilotta, la sede delle Poste e la Scuola di applicazione della fanteria nel Palazzo del Giardino. Qui gli ufficiali e gli allievi resistettero fino alle 7, quando i tedeschi fecero irruzione. Cinque caduti e venti feriti. Tutti i superstiti finirono nei campi di concentramento. La mattina del 9 la città era pienamente sotto il controllo tedesco. Nei giorni seguenti si verificarono a Parma episodi di saccheggio da parte della popolazione affamata alle caserme abbandonate, ai magazzini del formaggio, ai depositi merci ferroviari.

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