/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

domenica 29 settembre 2013

Paolo Bucci alla Grand to Grand - Il racconto dell'impresa -10-

CE L'HO FATTA ANCHE STAVOLTA, MA È STATA DURISSIMA:
SIAMO TUTTI MORTI DI FREDDO E DI FAME
Il campione di San Polo di Torrile continua a collezionare fibbie da "finisher" di ultramaratone - Ha concluso infatti la Grand to Grand Ultra, gara in sei ntappe su e giù per il Grand Canyon, secondo tra gli over 60 - "Credevo di correre al caldo, invece ho patito, come tutti, un freddo terribile, di notte anche 6 gradi sotto zero" - "Non si riusciva neanche a dormire" - "Il parmigiano reggiano mi ha aiutato molto: scioglievo nell'acqua calda una barretta di grana e quel brodino mi ridava l'allegria" - "Stiamo tornando a Las Vegas dove ci sarà la grande festa: mangerò di tutto e di più"
di ACHILLE MEZZADRI
"Go Paul Go!", vai Paolo vai,  era la frase che concludeva i messaggi che inviavo ogni giorno per posta elettronica a Paolo Bucci, 60 anni, il coraggioso ultratrailer di San Polo di Torrile impegnato nella Grand to Grand Ultra. E lui correva sì, come sempre. Ed ora è arrivato, orgoglioso di ritirare un'altra fibbia, il riconoscimento che si dà ai "finisher" di queste gare massacranti. Collegamento telefonico con Paolo mentre è in viaggio da Kanab a Las Vegas. Da lui sono le 16,15, qui l'una e un quarto di notte. "Stremato ma felice", dice subito Paolo. "È stata durissima. Abbiamo tutti patito un gran freddo, anche perché i campi base erano tra i 1500 e i 3000 d'altitudine. Credevo di correre al caldo, invece le temperature gelide ci hanno massacrato, in particolare di notte. La prima è stata anche accettabile, ma le altre sono state un tormento. Non si riusciva neanche a dormire, dal gelo che c'era. Non potevamo neanche riempire con l'acqua fredda le nostre borracce perché i bidoni d'acqua erano ghiacciati. Le riempivamo con l'acqua calda a disposizione dell'organizzazione. Io trovavo sollievo grazie al parmigiano reggiano. Avevo nello zaino barrette di grana di 90 grammi, avevo preventivato di usarne una al giorno, in gara. Dopo le prime due tappe, invece, le ho risparmiate per usarle di sera. Scioglievo la barretta nell'acqua calda e mi sorbivo questo strano brodino che mi sembrava una meraviglia... Quanta fame e quanto freddo. Anche il percorso è stato durissimo. Nella tappa più lunga, quella di 85 chilometri, per esempio, c'erano dune incredibili che riuscivo a superare solo arrampicandomi "a gattoni". Non mi era mai successo nei deserti che avevo affrontato prima. Certo, ho avuto momenti difficili, ma mi ha sempre sorretto il ricordo di quel mio zio, scomparso recentemente, che era tornato sano e salvo dalla tremenda ritirata di Russia. E non va dimenticato che solo due mesi fa ho fatto la Badwater... chi l'ha fatta sa cosa vuol dire. Ce l'avevo ancora un po' nelle gambe. Adesso sono sul pullman che ci porta da Kanab a Las Vegas. A Kanab siamo stati accolti come eroi, è stata un'accoglienza bellissima. A Las Vegas stasera ci sarà la grande festa, che comprenderà le premiazioni. Immagino che i canterà e si ballerà, ma io ho tanta fame arretrata che, immagino, penserò solo a mangiare. Mangerò tutto e di più. Domani mattina, domenica, salirò sull'aereo che, via New York, mi riporterà in Italia. Quando arriverò, per via del fuso, sarà già lunedì". (a.m.)

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