/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 28 giugno 2013

La scomparsa di un grande frate: padre Berardo Rossi


QUANDO PADRE ROSSI CI DISSE:
PER PADRE LINO PROVVEDERÀ LA PROVVIDENZA
Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 5 agosto - Fu tra i fondatori dell'Antoniano di Bologna di cui fu direttore per 40 anni - Fu, accanto a Mariele Ventre, l'anima dello Zecchino d'oro - A Parma dal 2003, nel 2008 ricevette il premio Sant'Ilario di Parma Nostra e nel 2008 rilasciò a Pramzanblog una preziosa intervista, nella quale parlò del processo di beatificazione di Padre Lino
di ACHILLE MEZZADRI
Parma ha perso un frate molto amato: padre Berardo Rossi, che il prossimo 5 agosto avrebbe compiuto 91 anni. Un frate importante: all'Annunziata da dieci anni, nato a Montecuccolo di Pavullo nel Frignano, era stato per 40 anni direttore dell'Antoniano, diventando anche, assieme a Mariele Ventre, la mai dimenticata direttrice del coro dei bambini, l'anima dello Zecchino d'oro. Curiosamente, quando l'Antoniano decise di prendere in carico l'organizzazione dello Zecchino d'oro, di fronte all'entusiasmo dei suo confratelli, fu lui l'unico, padre Rossi, ad opporsi, e anche con vivacità. Ma poi accettò il progetto e diventò il punto di riferimento del concorso canoro. Io ebbi la fortuna di conoscerlo, a Bologna, quando mi recai all'Antoniano per mettere i sei gemelli Giannini, allora di 4 anni, nelle mani di Mariele che li preparò per una partecipazione canora a Domenica in. Sorridente, paterno, simpatico, molto "bolognese": questo fu il ricordo che mi portai via da Bologna. Poi padre Rossi l'ho ritrovato cinque anni fa, dopo la nascita di Pramzanblog, grazie a una preziosa intervista che mi concesse in ottobre, imperniata sul tema del lentissimo processo di beatificazione di padre Lino. Parlammo tanto di questo e mi disse: "Ci vuole un miracolo, ma provvederà la Provvidenza". Parlammo anche  del rapporto dei parmigiani con la fede, dell'integrazione degli immigrati. Una bella intervista, che riproponiamo integralmente.
L'INTERVISTA DEL 30 OTTOBRE 2008
A parlare di Padre Lino, ma non solo, con Padre Berardo Rossi, 86 anni, frate minore del Convento della Santissima Annunziata.  Padre Berardo è a Parma solo dal 2003, ma è diventato subito, da allora, un'istituzione della città. Perché è arrivato preceduto da un passato illustre (è stato tra i fondatori e poi direttore dell'Antoniano di Bologna, ha scritto un sacco di libri - tra i quali una biografia di Raimondo Montecuccoli (suo compaesano, di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena), la storia dello Zecchino d'oro e la  biografia di  Mariele Ventre, la mitica direttrice del coro dell'Antoniano), ma anche perché è diventato uno dei cuori pulsanti dell'Oltretorrente, del quale il Convento dell'Annunziata (con la spartana cella di Padre Lino ancora spoglia come la lasciò il "santo") è la "porta d'ingresso", baluardo di spiritualità. E infine perché, particolare non minore, è vicepostulatore della causa di beatificazione di Padre Lino. Ed è proprio del frate dalmata che entrò nel cuore dei parmigiani, senza mai più uscirvi, che comincio l'intervista con Padre Berardo.
Parliamo subito, se non le dispiace, del processo di beatificazione di padre Lino. Per i parmigiani il frate dalmata è già santo da un pezzo, ma il processo di beatificazione è cominciato nel 1942 e frate Lino è Venerabile dal 26 marzo 1999. Però, di beatificazione, non se ne parla ancora... Come mai, padre Berardo? Lo chiedo a lei che dovrebbe saperne qualcosa, visto che è vicepostulatore.
Lo so, a questo punto c'è un po' di impazienza. Tutti a Parma lo vorrebbero già santo, ma i tempi della Chiesa, nei processi di canonizzazione, sono molto lenti. Non c'è da meravigliarsi. Però vorrei citare il grande scrittore parmigiano Giovannino Guareschi che diceva: "Perché lo volete fare santo? Ma lasciamolo così...". E Guareschi aveva molto amato Padre Lino. Aveva 16 anni quando lui morì, e probabilmente lo aveva anche conosciuto. Anzi, quasi certamente, perché chi non aveva conosciuto padre Lino, allora? Guareschi ha anche ricordato il frate in un bellissimo racconto.
D'accordo, Guareschi in fondo interpretò il pensiero dei parmigiani: che cosa conta fare santo Padre Lino, tanto per noi lo è già. Però resta il fatto che sono passati 84 anni dalla scomparsa del frate...
Tutti sappiamo che l'iter è lungo e pieno di ostacoli da superare, perché la Chiesa è estremamente rigorosa e valuta ogni aspetto della vita dello scomparso. Prima l'iter prevede l'indagine in sede diocesana, che si è concluso ed è stato rimesso alla Santa Sede. Nuove indagini, e conclusione anche di queste. Così Padre Lino, nel 1999, ha ottenuto il titolo di Venerabile.
Almeno quello. Ce n'è voluto di tempo: settantacinque anni...
Be', direi che c'è stata anche un pochino di disattenzione...
E adesso che cosa manca per arrivare almeno alla beatificazione?
La certificazione di un miracolo.
Che però non arriva...
Ormai, da anni, c'è una grandissima difficoltà nell'ottenere la certificazione dei miracoli, anche per motivi di privacy. E' diventato estremamente arduo ottenere la documentazione di guarigioni "miracolose". E questo spiega perché ormai da tempo i miracoli vengono quasi tutti "accertati" in Africa, Asia, Sudamerica. Qui da noi è sempre più difficile. D'altro canto la Chiesa ha regole severissime: senza certificazioni di miracoli la causa non va avanti.... Sono regole così restrittive che sembra che la Santa Sede abbia intenzione di modificare un po' le disposizioni.
Allora, per quanto riguarda Padre Lino...
La Santa Provvidenza provvederà...
In ogni caso, ribadisco, Padre Lino è già Santo per i parmigiani...
Non solo per i parmigiani. Papa Paolo VI, nel 1967, in un discorso ai Francescani, riportato dall'Osservatore Romano, disse che c'erano due esempi da seguire: quello di San Francesco e quello di frate Lino da Parma... Un fatto unico: un Papa in persona ricordare le virtù del nostro frate!
Anche i giovani venerano Padre Lino?
Certamente. Per esempio l'anno scorso il Comune di Parma ha bandito un concorso nelle scuole per la realizzazione di piccoli filmati sul frate: Pensi che una scuola di Baganzola, quindi un altro comune, ha chiesto una deroga per poter partecipare...
Viene molta gente a visitare la sua cella?
Molta gente non è possibile, per difficoltà logistiche e anche di sicurezza. Ma la cella, che è stata riportata alla stessa spartanità in cui si trovava ai tempi di padre Lino, è visitabile, su prenotazione.
Come si manifesta la devozione dei parmigiani a Padre Lino?
In molti modi, con grande spontaneità. E lo vediamo anche alla Villetta, soprattutto in questo periodo. L'Ade poi, con il suo presidente Carletto Nesti,  con uno spirito di grande sensibilità, ha favorito il movimento popolare, con serie di iniziative molto apprezzate.
A che livello è secondo lei il rapporto dei parmigiani con la fede?
Posso dire che Padre Lino è un veicolo di religiosità notevole. La sua presenza a Parma ha lasciato il segno. Pochissimi scritti, nessun trattato teologico, ma la sua presenza nel carcere di San Francesco, nel riformatorio, nelle strade, nei borghi... Questa sua presenza non è mai stata dimenticata ed è entrata nei cuori dei parmigiani. L'esempio della sua saggezza. Faccio un esempio. Morì un massone e il vescovo, il Guido Maria Conforti, parmigiano, vietò il funerale. Ma un corteo funebre si formò egualmente e padre Lino vi partecipò, seguendo la bara e facendo recitare il rosario a tutti. Fu una trasgressione e non mancò chi lo fece presente al vescovo Conforti, il quale rispose: "Vorrei che molti trasgredissero le mie direttive in questo modo"...
Lei è un un punto chiave della città, proprio all'ingresso dell'Oltretoprrente, pieno di immigrati. C'è razzismo a Parma?
Assolutamente no. Il nostro Convento è un buon punto di monitoraggio perché alla Mensa di Padre Lino viene ogni giorno un centinaio di immigrati, di ogni colore e nazionalità. Nessuno ci ha mai segnalato episodi che si possano collegare al razzismo.
È possibile l'integrazione degli immigrati?
Bisogna che un frate ci creda. Ma anche un frate ha un po' di difficoltà a interpretare, per esempio, il rapporto con i musulmani, per lo meno con quelli più intransigenti, quelli che chiamano i cristiani "gli infedeli". In questi casi il rapporto diventa difficilissimo.
Secondo lei Padre Lino, che fu il paladino dei detenuti e dei diseredati, adesso nell'Oltretorrente sarebbe il paladino degli immigrati?
Penso proprio di sì. Le ricordo che Padre Lino, ai tempi, era suddito di Cecco Beppe, l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, che governava un impero sterminato, con tante razze diverse. Il nostro frate, prima in Dalmazia poi a Parma, ebbe a che fare con varie etnie. E si trovò bene con tutti. Quindi non vedo come adesso potrebbe comportarsi diversamente.
Achille Mezzadri(Foto, dall'alto: 1) Padre Berardo Rossi; 2) Padre Rossi con i minicoristi dell'Antoniano; 3) La cella di Padre Lino; 4) Padre Berardo; 5) La veneratissima tomba del frate alla Villetta; 6) Frate Lino da giovane; 7) Foto di padre Lino con autografo)
I funerali si terranno domani presso la Chiesa dell'Annunziata di Parma alle ore 9 e poi e nella Basilica dell'Antoniano di Bologna a mezzogiorno.

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