/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 22 marzo 2013

Quando Pietro Mennea si "mise a nudo" in un'intervista di 30 anni fa

MI DISSE: “È BELLO VIVERE NELLA SPERANZA
CHE IL GIORNO PIÙ BELLO DEBBA ANCORA VENIRE”
Ero abituato a un Mennea poco loquace, diffidente nei confronti dei giornalisti, un po’ scontroso e musone, sfuggente. Invece nell’occasione della Pasqua dell’atleta del 1983, a Milano, mi trovai di fronte un Mennea assolutamente inaspettato. Aperto, ironico, disponibile, simpatico. Passeggiammo insieme per più di un’ora ai Giardini Pubblici e riuscii a farlo parlare di tutto: del suo ritorno all’atletica dopo una sosta di due anni, del suo grande maestro Vittori, della fidanzata, della sua azienda di abbigliamento sportivo, del suo approccio con la politica, del suo “doping” personale: litri di caffè. “Io in pratica vado a caffè”, mi disse. E mi fece i nomi dei compagni della sua prima staffetta: Pallamolla, Gambatesa e Acquafredda. ”Le prime volte”, aggiunse “Pallamolla mi batteva sempre”


di ACHILLE MEZZADRI
Incontrai Mennea, scomparso ieri dopo una lunga malattia, due volte, ai tempi in cui lavoravo a Gente. La prima a Milano, la seconda a Caorle. Ci sarebbe stata una terza volta se a Los Angeles, durante le Olimpiadi del 1984, non fosse saltato all’ultimo momento l’incontro con lui e con Pavoni, considerato allora il suo erede. Ma bastò la prima occasione, quella del maggio 1983, ai Giardini Pubblici di Milano, per avere la soddisfazione di scrivere una delle interviste più complete e più belle della mia carriera. Fino ad allora ero convinto come tutti che non fosse facile intervi-stare Mennea, conosciuto come un tipo poco loquace, diffidente nei confronti dei giornalisti, un po’ scontroso e musone, sfuggente. Invece nell’occasione della Pasqua dell’atleta del 1983, a Milano, mi trovai di fronte un Mennea assolutamente inaspettato. Aperto, ironico, disponibile, simpatico. Passeggiammo insieme per più di un’ora ai Giardini Pubblici e riuscii a farlo parlare di tutto: del suo ritorno all’atletica dopo una sosta di due anni, del suo grande maestro Vittori, della fidanzata, della sua azienda di abbigliamento sportivo, del suo approccio con la politica, del suo “doping” personale: litri di caffè. “Io in pratica vado a caffè”, mi disse. E mi fece i nomi dei compagni della sua prima staffetta: Pallmolla, Gambatesa e Acquafredda. ”Le prime volte”, aggiunse “Pallamolla mi batteva sempre”.
A quel tempo il giornalismo era molto diverso da quello di oggi. Ora c’è Internet, Wikipedia, infiniti database. E la maledetta urgenza dei capiredattori, o dei direttori, che vogliono sulla loro scrivania il “pezzo” prima ancora che sia scritto. “Bisogna chiudere, andare in stampa”, è l’imperativo. Anche allora il giornale doveva andare in stampa, ma le regole del buon giornalismo non erano ancora state stravolte. Io prima di ogni intervista andavo .....

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