/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 27 marzo 2013

Pasqua 2013: una riflessione

QUESTI AGNELLINI FINIRANNO IN TAVOLA:
ALZI LA MANO CHI SE NE "PAPPERÀ" UNO
Ogni anno la solita storia: l'agnello sacrificale, in quanto tale (e tanto meglio se è da latte) finisce in tavola in nome della tradizione. Ma quale tradizione? È sconvolgente pensare che delle creature siano fatte nascere e siano poi allevate esclusivamente con l'obiettivo di trarne commercio e di trasformarle in piatto prelibato
So bene che, quando mi metto a trattare questo tema, c'è chi mi accusa di essere superficiale e ipocrita. Mi dicono: "Perché? Tu non mangi le bistecche e il pesce e i fagiani e i prosciutti e via di questo passo? Che differenza c'è a mangiare un agnello?". E io rispondo che gli ipocriti sono loro. Perché è vero che l'uomo è onnivoro (di conseguenza carnivoro), ma trovo demenziale far crescere animali con l'unico obiettivo di portarli in tavola. Sono contro l'agnello pasquale, sono contro il maialino da latte, sono contro la cultura della morte a scopo culinario. E ogni anno mi auguro che continui a decrescere il rito dell'acquisto dell'agnello per Pasqua. Il "re commercio" si adeguerà, si adeguerà...
Achille Mezzadri

1 commento:

bedo ha detto...

Ogni essere umano e non, ha il diritto alla propria vita, quindi agnelli, maialini, puledri, vitelli ed altri animali cuccioli non devono rappresentare l'alimentazione dell'uomo, gia' di per se', in tanti casi, "brutta bestia".
Viva la vita!