O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


giovedì 1 novembre 2012

Parma che non c'è più: Cornén

MA CHI ERA CORNÉN?
Meno celebre di Sicuri, ma anche Cornelio Rossi, come lui, trovò la felicità nella solitudine, nel vagabondaggio e nella trasandatezza
Cornén in un quadro del pittore Mario Bolzani
Prima di Enzo Sicuri. Molto prima di Enzo Sicuri. Ma anche Cornén (nato Cornelio Rossi) fu un uomo che antepose il suo spirito libero a tutto: alla città, ai suoi abitanti, alle convenzioni. A suo modo trovò la felicità, come Sicuri, nella solitudine, nel vagabondaggio, nella trasandatezza. Trasandato, sì, ma sempre pulito (a differenza di Sicuri). E ironico, arguto, come un vero pramzàn. Si aggirava tra i vicoli, le piazze e i borghi con sguardo incantato e per sbarcare il lunario si affidava al caso: accettava lavori occasionali, rifiutando tutti quelli che l'avrebbero obbligato a una dipendenza prolungata. Giuseppe Balestrazzi, nel suo libro "Vecchia Parma cara al cuore" ricordò un bellissimo episodio che testimonia l'amore di Cornén nei confronti degli animali: "Un giorno vide passare sul Ponte di Mezzo un povero asino che trascinava faticosamente un carretto carico di legna. Cornén non esitò a spingere il veicolo fino a capo della strada, e quando il carrettiere accennò a ringraziarlo rispose: "Io ho aiutato l'asino, non te". E ancora, nel libro di Balestrazzi: "Un giorno venne denunciato per oltraggio a un pubblico ufficiale; apparso davanti al giudice si difese così: "Sì, ho detto a quei due là che erano due merli, perché insistevano a dire che ero ubriaco, eppoi perché mi hanno detto muso di scimmia. Cosa direbbe lei, signor Pretore, se le dicessi che ha la faccia da orang-utan? Il presidente mandò assolto l'imputato.

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