/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 17 settembre 2012

La Baroni ha già programmato l'ultimo addio

"AMO LA VITA MA
HO FIRMATO
IL TESTAMENTO
BIOLOGICO"
L’ex attrice parmigiana Tamara Baroni, che vive a Natal, in Brasile, con il marito e i figli, ha appena firmato il documento nel quale dà le sue disposizioni nel caso un giorno dovesse arrivare a trovarsi in condizioni estreme, colpita da una malattia senza ritorno - “Sono sanissima, soddisfatta e felice e piena di entusiasmo per la vita”, ci ha detto “ma in Brasile la legge sul testamento biologico è stata approvata e io ho aderito subito perché non voglio che su di me sia mai fatto, in caso di una mia malattia incurabile, accanimento terapeutico”
La gioia di vivere di Tamara Baroni
Tamara Baroni, l’ex attrice e ragazza copertina degli anni Sessanta e Settanta, poi diventata poetessa e scrittrice e contemporaneamente moglie e madre felice in Brasile, a Natal, alla vigilia di un viaggio in Spagna ha preso al volo l’occasione di una legge da poco approvata in Brasile: il testamento biologico. Si tratta delle disposizioni che una persona può dare nell’eventualità che possa venire colpita da una malattia gravissima e senza alcuna possibilità di guarigione. È la legge in pratica che permette di evitare di essere soggetti al cosiddetto “accanimento terapeutico”. In Italia questa possibilità, da noi per ora chiamata soltanto “dichiarazione anticipata di trattamento” non è stata ancora ratificata da una legge, anche se alcuni associazioni hanno già predisposto dei moduli che in alcuni casi (per esempio con l’autenticazione di un notaio) possono avere valore legale. Ecco il documento brasiliano, tradotto in italiano, che Tamara ha sottoscritto a Natal il 12 settembre scorso: “Io, Tamara Baroni, nel caso di una malattia grave e in progresso e senza possibilità di "ritorno", presento la mia decisione anticipata per la mia vita. Se arriverò al punto di soffrire malattie incurabili, che mi possano dare sofferenza e incapacità di vita razionale ed autonoma, chiedo in base alla "dignità" e "autonomia" di morire e rigetto ogni intervento straordinario, inutile e futile e qualsiasi tipo di medicina, anche minore, che non possa guarire il mio male. Ammetto U.T.I. solamente se si saprà che potrò uscirne nel limite massimo di 15 giorni e vi andrò solo anestetizzata e se davvero sussisterà una fiducia assoluta in un miglioramento. Se non dimostrerò voglia di vivere, rifiuto ogni aiuto ad alimentarmi e non voglio essere rianimata in caso di infarto”. Insomma, Tamara ha già programmato l’ultimo addio, ovviamente soltanto nel caso in cui dovesse infilarsi (e ovviamente facciamo tutti gli scongiuri del caso) in un tunnel senza ritorno. Determinata com’è, di carattere, ha già scelto due testimoni medici e fin da ora nessuno, nemmeno i suoi familiari, potranno cambiare la sua volontà. Ma il marito e i figli di Tamara non ne avranno certo l’intenzione visto che anche loro hanno detto in famiglia che intendono seguire al più presto il suo esempio.

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