/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 9 luglio 2012

L'Editorialino - Parliamoci chiaro




PERCHÉ PIACENZA NON VUOLE
“IMPARENTARSI”
CON PARMA?
Com’è noto la “spending rewiew”, la revisione della spesa, avviata dal governo, ha seminato scompiglio in vari settori, in particolare tra le amministrazioni provinciali che dovranno essere soppresse e saranno quindi “accorpate” ad altre -  Tra queste Piacenza, mentre Parma è salva - Ma il presidente della Provincia di Piacenza, Massimo Trespidi, non ne vuole sapere di un possibile apparentamento con Parma, che equivarrebbe a una specie di riedizione del Ducato - E minaccia un referendum popolare per far uscire Piacenza dall’Emilia, annettendola alla Lombardia - Cerchiamo di capire i motivi di questa “ribellione”
In un dipinto di Ilario Spolverini la consegna del Ducato di Parm e Piacenza da parte di Papa Paolo III al figlio Pier Luigi Farnese
di ACHILLE MEZZADRI
La spending rewiew, la revisione di spesa, patata bollente governativa affidata dal premier Mario Monti a Enrico Bondi (già risanatore di Parmalat e per qualche mese anche presidente del Parma calcio) sta sollevando putiferi, lo sappiamo bene. In tutti i settori colpiti dai tagli. Era inevitabile. E comprensibile. Come il mal di pancia collettivo che sta colpendo tutti i componenti delle giunte provinciali a rischio soppressione. È all’orizzonte, lo sappiamo, un taglio drastico, dalle nuove regole si salva solo una sessantina di Province (tra queste Parma, unica
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LEGGETE L'EDITORIALINO

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