/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 19 marzo 2012

La scomparsa di Giulio Palumbo

CIAO GIULIO,
ANCHE TU
UN PO' STRAJÈ...
Non era parmigiano, ma a Parma, figlio del comandante della Legione Carabinieri, l'allora colonnello Giuseppe Palumbo, ha vissuto parte della sua adolescenza con il gemello Mario, tra le magnificenze del Palazzo del Giardino e studiando al Maria Luigia
Ciao Giulio, vecchio amico di tanti anni fa. Dal web ho appreso la notizia, dal web ho saputo che un'endocardite acuta ti ha portato via, nemmeno una disperata operazione durata otto ore ieri mattina all'ospedale Sacco di Milano ha saputo trattenerti alla vita, ai tuoi affetti, la compagna Cristina, il fratello maggiore Carlo, il gemello Mario. Non ci vedevamo più da tantissimi anni, ho perso la parte forse più importante, la più "vincente" della tua vita. La tua ascesa come giornalista specializzato nei motori, le tue direzioni a Tuttomoto, MotoHP, Vela e Motore, il tuo impegno a Mediaset, il tuo recente passaggio al giornalismo economico, come direttore del mensile finanziario Investire. Una famiglia di giornalisti - direttori, la tua. Tuo fratello maggiore Carlo, il tuo gemello Mario, tu. Ma le nostre strade si sono incrociate prima, quando io ero, a Parma, ai primi passi del giornalismo e tu, con Mario, eri per il momento solo "uno dei figli del colonnello". Sì, il colonnello Giuseppe Palumbo, comandante negli anni Sessanta della legione Carabinieri, che mi guardava bonario ai tempi in cui organizzavo il "Trofeo delle Sirene" e uno dei campi di gioco era proprio quello della Legione, nello storico Palazzo del Giardino. Ti invidiavo, sai, come invidiavo Mario, perché vivevate la vostra adolescenza in un luogo storico di Parma, una delle "case" di Maria Luigia... Studiavate al Maria Luigia, tu e Mario e andavate in vacanza in Versilia, come la maggior parte dei parmigiani... Ricordo che durante una delle mie "trasferte" per rintraccciare i parmigiani in vacanza, vi intervistai in spiaggia, a Forte dei Marmi... I figli del colonnello. Non sapevo, allora, che "i figli del colonnello", anni dopo sarebbero diventati miei colleghi ed amici. Ricordo di te, Giulio, la pacatezza, lo spirito, il sorriso, le risatine, l'ironia. L'ironia è una peculiarità dei parmigiani, di quelli veri, e per questo ti consideravo, ti ho sempre considerato, anche "un po' pramzàn". Quindi, quando sei venuto con Mario a Milano, una delle capitali del giornalismo, a seguire le orme del fratello maggiore Carlo, ti ho considerato anche "un po' strajè". Come me. Abbiamo condiviso momenti di lavoro (ricordi?) Alla Rusconi, sia a Eva (con Mario in plancia di comando) sia ad Antenna Nord, la "mamma" di Italia 1. Quante volte, la mattina, siete passati da casa mia, in Porta Lodovica, "scarrozzandomi" fino in via Vitruvio... E quante volte abbiamo lavorato fianco a fianco, in particolare come "pionieri" delle Tv private, nella sede storica di via Oldofredi. Ricordo che una volta, Gulio, mi hai perfino fatto da autista per portarmi a fare una telecronaca di una gara di atletica leggera a Sesto San Giovanni... Tempi lontani, Giulio, lontanissimi. Ma tempi che restano nel cuore e che mi lasciano, di te, un'immagine bella, schietta: quella di un bravo e preparato giornalista e di un caro amico.  Ciao, Giulio.

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