/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 8 febbraio 2012

San Francesco del Prato: per non dimenticare

GUARDATE QUESTE
STRAORDINARIE
FOTO DI FORNACIARI
(Possibile che un tesoro
del genere
continui a essere
abbandonato?)
Edoardo Fornaciari ha cominciato da Parma una nuova "impresa": testimoniare con immagini lo stato di abbandono in cui versano molti luoghi - Il materiale raccolto gli fornisce l'idea per un nuovo libro - Pramzanblog, che si è battuto e si batte affinché cessi l'oblio sulla Chiesa di San Francesco del Prato, ha l'onore di offrire in anteprima le straordinarie foto che Fornaciari ha scattato all'interno di questo capolavoro abbandonato
Edoardo Fornaciari non è soltanto un ottimo fotografo, ma anche un uomo che ama le cose belle e che sta male quando vede lo stato di abbandono in cui versano tanti luoghi, tanti monumenti, tanti palazzi, tanti edifici sacri. Così gli è venuta un'idea: diventare testimone, con le sue fotografie, di tanti luoghi dimenticati. Denunciare in immagini l'incuria, le colpevoli dimenticanze. Ne potrebbe nascere un libro provocatorio, un libro che potrebbe risvegliare coscienze sopite e magari provocare lo sdegno di chi ne sfoglierà le pagine. Fornaciari, parmigiano, non poteva che cominciare da Parma questo suo viaggio attorno ai luoghi abbandonati e quindi era logico che per prima cosa mirasse l'obiettivo delle sue macchine fotografiche proprio sulla Chiesa di San Francesco del Prato, un vero e proprio "scandalo", perché è difficile accettare che un capolavoro del genere dell'arte gotica, un tesoro del Duecento, dopo essere stato liberato dall'ignominia di essere ridotto a un carcere,  sia rimasto così, dolente e pieno di ferite, inutilizzato. Allora Fornaciari si  è rivolto a padre Celso che gli ha aperto le porte del tempio. Ha lavorato come sa lavorare lui. Non ha solo "fotografato", ma ha "interpretato" il declino, l'abbandono, l'infinita tristezza della chiesa di San Francesco del Prato. Sono immagini che fanno riflettere, e che Pramzanblog ha il grande onore di poter offrire in anteprima. Fanno riflettere perché dimostrano non soltanto lo stato di abbandono in cui versa la chiesa (già altri hanno documentato con belle immagini la situazione) ma anche come potrebbe essere solennemente straordinaria se le pastoie della burocrazia svanissero all'improvviso e potesse tornare finalmente al ruolo che le spetta, quella di edificio sacro. Ovviamente il "viaggio provocatorio" di Fornaciari non si ferma qui. Ha già documentato un altro "scandalo": la tristissima condizione del Ponte Romano di via Mazzini, una perla ridotta a pisciatoio pubblico, a contenitore di rifiuti. E poi ha mirato il suo obiettivo sulla Chiesa di San Luca degli Eremitani, il cui attiguo convento fu eretto nel 1227, successivamete a quello di San Francesco del Prato. Pensate come sarebbe più ricca di attrattive la nostra città se si potessero recuperare i tesori che, pur essendo stati distrutti, sono stati dimenticati... Un plauso dunque a Edoardo Fornaciari che si è messo all'opera con un sogno: che le sue testimonianze portino a salvare almeno alcune di queste perle abbandonate.

IN ALTO LA GALLERIA DELLE FOTO SCATTATE DA FORNACIARI ALLA CHIESA DI SAN FRANCESO DEL PRATO

2 commenti:

e.piovani ha detto...

Molto belle le foto, e straordinario il luogo dove sono state scattate. La burocrazia sta ancora tenendo ferma la situazione di San Francesco del Prato e facendolo, toglie a Parma uno dei luoghi più affascinanti che ha e che potrebbe offrire per sempre ai turisti, che finirebbero per fermarsi a Parma più a lungo.
Non si capisce dunque, perchè un tale luogo debba essere così stupidamente in un tale stato.
In realtà poi i luoghi abbandonati a Parma abbondano, non solo in città ma anche in provincia. Due esempi più che lampanti sono tutto il lato degli appartamenti nobili della reggia di colorno che affacciano sul fiume...e il totale squallidissimo e colpevolissimo stato di distruzione interna del casino di Sala nei Boschi di Carrega.
Se non riusciamo a salvare questi luoghi, ogni giorno che passa noi parmigiani saremo più poveri...e non solo metaforicamente.
Un saluto ad Edoardo.

Elvis

pramzanserass ha detto...

Edoardo Fornaciari non solo ha immortalato la straripante bellezza di S.Francesco. Ne ha colto l' alto valore artistico e religioso. L' importanza straordinaria di un capolavoro dimenticato dai più per meri interessi di bottega e di potere. Le inusuali immagini dimostrano quanto ci sia da fare per salvare questo capolavoro da fine certa. Ci vorrebbe un' autorità, una persona che in barba al Centro-Destra o al Centro -Sinistra o al Sindacato e all' imprenditoria, si battesse per la città e il suo bene. Che è il bene di tutti in definitiva. Oggi , invece, si parla e si discute solo del piano-neve e della canditatura di questo o quello alla carica di sindaco della città. Del patrimonio artistico nessuno parla. Dello stato di distruzione materiale e morale di tanti luoghi nemmeno. Dello stato penoso e colpevolmente assurdo dell' ex Convento Dei Servi ( attuale Centro Don Gnocchi)meno che mai. Discutiamo allora delle prospettive che attendono la città da qualsiasi punto di vista. Interrompiamoci con problemi ( finti? Veri?) dell' asfalto in viale Solferino o del marciapiede di via Saffi. Lasciamo ai posteri le operazioni di recupero del nostro straordinario patrimonio ( o di quel che non è ancora stato abbattuto). Se mai i posteri arriveranno a comprendere il nostro ( non di Pramzanblog, per fortuna) silenzio, la nostra inettitudine e le nostre beghe di potere. Non credo. Come il sottoscritto non accetta la scusante dell' ignoranza per l' abbattimento di Borgo Polidorosono convinto che i nipoti dei Pramzan di domani ci raffigureranno come coloro che invece di darsi da fare lacrimavano dqa coccodrilli sulle malefatte del tempo e dei loro concittadini anzichè reagire con intelligenza e Amore per la città. Parmigianità è anche difendere, onorare il patrimonio che ci è stato tramandato. E' recuperarlo, salvarlo da incuria e ignoranza. Non solo Prosciutto e anolini.