/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

giovedì 29 dicembre 2011

Racconti parmigiani -1-

QUEI NATALI
IN BORGO POLIDORO
L'atmosfera natalizia dei giorni che abbiamo appena trascorso nel ricordo struggente di Gian Paolo Cremonesini, che rievoca i tempi magici della sua gioventù in borgo Polidoro, nel cuore della città, distrutto dal piccone nel 1959
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8 commenti:

e.piovani ha detto...

Io credo da sempre che la distruzione di via Mazzini e borgo Polidoro sia stato l'atto più stupido e scellerato mai compiuto nella storia urbanistica di Parma, e sono stati tanti. E il risultato che se ne è ottenuto, è una via gigantesca con portici bruttissimi di qualità infima e palazzoni fuori scala che sembrano degli scatoloni. Se avessimo mantenuto la vecchia via Mazzini e borgo Polidoro, adesso sarebbero tra le vie più belle e vivaci della città. Borgo Polidoro poi sarebbe un'angolo unico, incredibilmente medievale, in una città che di medievale è riuscita a conservare solo qualche monumento. Borgo Polidoro sarebbe per Parma quello che è via delle Volte a Ferrara, ovvero una via bellissima e amata da tutti, turisti compresi. E invece no, per qualche stupido motivo si è deciso di abbattere ingiustificatamente l'intera zona. E mi fa rabbia sentire la gente che pensa che via Mazzini sia nata a causa dei bombardamenti (quasi tutti a Parma la pensano così) quando al contrario le bombe causarono nel complesso veramente pochi danni a via Mazzini e borgo Polidoro era del tutto intatto. Quello che ha ucciso la via non sono state le bombe ma la voglia di speculare, di portare le macchine fino in piazza Garibaldi, di cancellare il passato più caratteristico della città. E il risultato è adesso sotto gli occhi di tutti. Piazza Garibaldi è sformata da questa specie di autostrada a 40 corsie che è diventata via Mazzini, e l'oltretorrente appare sempre più isolato. Si è persa la continuità storica tra la Parma vecchia e l'Oltretorrente, come se fossero due monconi separati l'uno dall'altro. Io purtroppo borgo Polidoro non l'ho mai neanche visto, essendo nato quando già non esisteva più, ma vedendone le fotografie mi chiedo come mai sia stato possibile che i parmigiani dell'epoca l'abbiano lasciato distruggere. E ci rimango malissimo quando vedo che i tentativi di deturpare il nostro centro storico esistono ancora e il pericolo è sempre in agguato e a volte diventa realtà a causa dell'indifferenza, menefreghismo e ignoranza della gente. Se l'autore del bellissimo racconto riuscisse ad inventare la macchina del tempo per andare a prendere il suo camino, non si dimentichi di me che voglio andarci anche io, anche se a quel punto credo che farei di tutto pur di salvare l'intera via persa così stupidamente.

Elvis

Anonimo ha detto...

Grazie a Piovani ho appreso due chicche della storia mattone & "grana" di Parma. Dopo quella di via D'Azeglio con distruzione di una chiesa per una orribile sede di banca + supermercato, anche borgo Polidoro!
Devo dire che anch'io pensavo fosse dovuta alle bombe la costruzione dei palazzi di via Mazzini.

Popsylon
PS: e gli orrendi palazzi di via Cavour?

mimmo ha detto...

Sono pienamente d'accordo col sig. e.piovani.Negli anni 50, eravamo un gruppo di 10/20 ragazzini che bazzicavano per i borghi all'ombra di San Rocco e San Pietro (Via Cavestro, P.le Boito, Via Università, B.go Polidoro, Via Conservatorio). I nostri giochi erano sulla strada:pallone, gerlo, "sinalcoli" ecc. e poi tutti ad attraversare il ponticello di Borgo Polidoro per correre a vedere le vetrine di giocattoli di Castelli. Quante volte ho portato vecchi giornali dal "straser" citato da Cremonesini.(Anche se oggi sono pentito perchè i "vecchi" giornali erano copie antiche della Gazzetta di Parma e della Domenica del Corriere). Quindi sono anch'io del parere che sia stata una immane "stupidità" la distruzione di alcuni borghi medioevali di Parma.
Purtroppo oggi rimane solo una grande amarezza.
Aristide Tedeschi

Anonimo ha detto...

E' un racconto struggente e commovente, specialmente per me coetaneo, compagno di scuola e tutt'ora amico carissimo di Giampaolo. Anch'io come quelli della mia generazione ho avuto la fortuna di vivere la magnifica Parma che oggi ahimè non esiste più. L'importante è mantenere nel cuore questi magnifici ricordi per raccontarli e spiegarli ai nostri figli e nipoti affinchè non si perdano nel tempo.
Angelo Mezzadri

bedo ha detto...

...Quel caminetto di terracotta rossiccia..., io abitavo dall'altra parte della citta', in casa mia c'era la stufa Becchi, sempre rossiccia, con i cannoni che bisognava pulire e pitturare d'argento tutti gli anni, non era un caminetto, ma quel mio povero e piccolissimo appartamento era una reggia, la mia casa era tutta un caminetto... tanto calore, tanto amore,tanta parmigianita' (e anche tanta miseria...); dai miei lunghi balconi della casa popolare in cui vivevo e che davano sul cortile, quante volte si gridava per parlare rivolti a quelli di borgo Parente, e vedevi quei tetti di coppo un po' diroccati, i panni stesi sui fili ad asciugare, mentre sentivi il canto del canarino e del cardellino dalla gabbietta appesa sulla parete, o il canto di qualche corista del Regio che abitava al secondo piano... era tutta una poesia..., grazie, Gian Paolo, di avermi ricordato quelle tue immagini di Parma che anch'io ho visto, anche se le ho vissute un po' meno di te, perche' erano poche le volte che andavo dall'altra parte della citta', immagini bellissime...
Ti dico anche un'altra cosa: anche se tanto e' stato distrutto, anche se quando faccio un giro nella mia vecchia citta' mi si stringe il cuore nel vederla cosi' anche diversamente abitata, mi sento un re, mi sembra di essere sempre a casa mia e queste sono sensazioni uniche... sappi che il cuore di Parma c'e' ancora tutto e che ci accoglie ed abbraccia sempre con grande amore!

e.piovani ha detto...

...eh si...via Mazzini è opera principalmente della speculazione edilizia... Quanto agli edifici di via Cavour, sono invece dovuti alle bombe... Non che non fosse possibile ricostruire quanto colpito, ma si tratta per lo meno di edifici effettivamente colpiti da ordigni durante la guerra. Da li si è dunque colta la palla al balzo per costruire la agenzia bancaria nel suo palazzone bianco, la ex sede Ina (adesso c'è benetton) e i bruttissimi palazzoni (oggi Zara e Footlocker)in sostituzione di quelli storici... Diciamo che per via Cavour, non si è salvato il salvabile, ma per lo meno non la si è nemmeno buttata giù apposta...

ACHILLE MEZZADRI ha detto...

Invito chiunque si senta ispirato da vena letteraria a scrivere altri "racconti parmigiani": rievochiamo la Parma che è rimasta (e resterà) nel nostro cuore...

pramzanserass ha detto...

Struggente il racconto del Sig. Cremonesini e appropriati i commenti che quì appaiono con tutta la passione,l' Amore dei Pramzan che "abitano" il blog.
Fa rabbia che in una città come la nostra si sia potuto permettere tali demolizioni. Mi è stato detto che Borgo Polidoro era ormai segnato da condizioni di vivibilità compromesse irrimediabilmente. Mi chiedo se un sano restauro non avrebbe potuto salvarlo. Mi chiedo quanti di coloro che hanno perpetuato questo scempio hanno mai visto con i loro occhi Borgo Polidoro e quanti di questi si debbano vergognare per tale esempio di truffaldino progresso. In compenso, lor signori, ci hanno lasciato palazzi volgari, progettati più col senso di arraffare quanto più è possibile, distruggendo e violentando luoghi simbolo della bellezza e della civiltà della nostra Parma. Come dicono ( e bene) gli altri commentatori, non abbassiamo la guardia. San Francesco del Prato e tanti palazzi storici, chiese sconsacrate, rischiano di cadere sotto le mire dei soliti noti per rinnovare il loro guardaroba.E tutto alla faccia di quella Parma che si Ama nel profondo, anche se abitata da questa pessima gentaglia. L' Ospedale Vecchio è lì a testimoniarcelo.