/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 24 giugno 2011

Gli echi di una serata memorabile

QUANDO ABBADO
E IL FARNESE
POSSONO ISPIRARE
UNA POESIA
(in djalètt pramzàn)
La storica esibizione di domenica 12 giugno di Claudio Abbado e dell’orchestra Mozart al Teatro Farnese riaperto dopo secoli al grande pubblico è entrata nel cuore di tutti gli spettatori - Tra questi Daniele Del Monte, al quale il grande evento ha ispirato versi in dialetto
di ACHILLE MEZZADRI

Quando, nel secolo scorso (non ridete, è la verità) ero un giovane cronista alla Gazzetta di Parma, ogni pomeriggio mi recavo presso il Gruppo Carabinieri, in via delle Fonderie, per ricevere le novità del giorno, assieme ai colleghi del Carlino e dell’Avvenire. Furti, rapine, scazzottate, schiamazzi notturni: routine. Si entrava nell’ufficio del maggiore Gaetano Tamborrino, da Minturno, incantevole località nei pressi di Latina. Il maggiore, con voce calma, ci faceva la fotografia quotidiana dei fatti e dei misfatti (soprattutto dei misfatti) di questa nostra città e poi... E poi i miei colleghi, taccuino alla mano, si dileguavano in tutta fretta, mentre io rimanevo lì, seduto davanti alla scrivania di Tamborrino, ad ascoltarlo mentre mi leggeva le sue poesie. Ogni santo giorno. E non dite “che pena”, per carità. Primo, per rispetto per la memoria di un uomo, diventato generale, che da anni non c’è più. Secondo, anche perché trovavo proprio affascinante starmene lì davanti a questo maggiore dei carabinieri che con voce flessuosa e sguardo ispirato leggeva le sue poesie. Perché Tamborrino era un poeta. La sua Musa era soprattutto Minturno, il suo paese natale, ma anche la cronaca nera. Sì: un delitto, l’arresto di un ladruncolo, un borseggio, una retata di prostitute, gli ispiravano poesie. Che mi leggeva ogni volta, per poi chiedermi: “Eh, che ne dice Mezzadri?”. Per questo nacque tra noi un rapporto di solida amicizia, che durò nel tempo anche quando lui, lasciata l’Arma, tornò nella sua Minturno. Ora questa lontana storia del Tamborrino poeta mi è tornata alla mente ricevendo sulla scrivania di Pramzanblog la poesia in dialetto che un appassionato di musica, Daniele Del Monte, ha scritto dopo aver assistito alla serata magica del concerto del 12 giugno al Teatro Farnese, con il maestro Claudio Abbado e l’orchestra Mozart. Non credo che questa poesia, Abbado al Farnéz, possa essere considerata un capolavoro, ma il capolavoro è l’idea, l’ispirazione vernacolare nata da una sera di grande musica. I dan l’Otello a prési popolär... Anche Pezzani, il grande Pezzani, fu ispirato da una serata di musica. E ora questo signor Del Monte certo non è Pezzani, per carità, ma merita l’onore della pubblicazione per la dolcissima idea che ha avuto. E poi le Cassandre dicono che il dialetto sta per morire... Mah. (a.m.)
ABBADO AL FARNÉZ
(Revisione dialettale di Enrico Maletti)

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