/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

martedì 21 dicembre 2010

La scomparsa del CT del Mundial '82

CIAO, BEARZOT
Il mondo del calcio è in lutto per la morte, a 83 anni, di Enzo Bearzot, che guidò la Nazionale azzurra durante il trionfale Mundial spagnolo del 1982
di ACHILLE MEZZADRI
Non posso dire che eravamo amici o che lo conoscevo bene. Però ci conoscevamo, abitavamo nello stesso quartiere, zona porta Lodovica, a Milano, lui in via Crivelli, io in via Borgazzi. Trecento, quattrocento metri di distanza. Qualche volta ci si vedeva da Gattullo. Il mio bar. E anche di Nicolò Carosio. E di Jannacci, e di Cochi e Renato, e di Lino Toffolo. L'ho intervistato due volte, per Gente, Enzo Bearzot. La prima a casa sua, alla presenza della moglie. Un caffè e tante chiacchiere. Era andata così anche con Carosio, che invece abitava a Porta Lodovica. Dell'intervista della prima volta, che risale al 1982, poco prima del Mundial spagnolo e nella quale Enzo si era raccontato totalmente, dalla sua infanzia fino alla vigilia del torneo spagnolo, purtroppo non ho più traccia nel mio archivio personale. Ma ricordo che Bearzot mi aveva prestato, per la pubblicazione, una sua foto con l'amatissimo nipotino. "Mi raccomando eh, Mezzadri, la voglio indietro. È la foto che mi piace di più". Glielo promisi, ma purtroppo non fui in grado di mantenere la promessa. Dalla tipografia non era tornata indietro ed io non ero stato in grado di recuperarla. Poi rividi Bearzot qualche mese dopo il trionfo in Spagna, subito dopo un avvilente pareggio dell'Italia campione del mondo con Cipro. Li aveva tutti contro. Era sommerso dalle polemiche. Non si tirò indietro. Si sfogò come lui sapeva fare, con verve polemica nei confronti dei suoi accusatori, ma mai fuori dal confine della buona educazione. Era chiaro, sanguigno, non amava i mezzi termini, Enzo Bearzot, ma era uno sportivo vero e si comportava da galantuomo. La prima intervista, quella a casa sua col "cafferino" aveva avuto un seguito: l'indomani eravamo andati assieme allo stadio, giocava il Milan non ricordo contro chi, mi fece impressione entrare con la mia auto, con lui al mio fianco, ed essere ossequiato, riverito da tutti. Ma ovviamente non ero io l'ossequiato. Era lui. La seconda intervista, invece, si svolse in un bar vicinissimo a casa sua, l'aveva preferito a Gattullo ("Là c'è troppa gente, va a finire che devo tenere una conferenza stampa"). Più di un'ora e mezza di chiacchierata, come fossimo vecchi amici. E adesso, almeno, mi resta il ritaglio di quella seconda intervista, che offro ai lettori di Pramzanblog, perché, anche se è un'intervista abbastanza "tecnica", dove si parla soprattutto di calcio, riesce a far conoscere egualmente da vicino "l'uomo-Bearzot". Ciao Enzo, salutami Carosio.
Achille Mezzadri
CLICCARE SULLE PAGINE DEL SERVIZIO PER INGRANDIRE

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ci ha lasciato un uomo con la U maiuscola, con anche quei valori sani, oggi ho sentito un intervista a Bruno Conti, che sentendolo spesso al telefono lo chiamava ancora "babbo".

Grazie Enzo una preghiera per te :-(