/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 17 dicembre 2010

Gli echi di un articolo su "La Stampa"


LA RISPOSTA
DEL MAESTRO PAGLIARI
ALLA PROVOCAZIONE
DI CERONETTI

Mercoledì il quotidiano torinese La Stampa ha pubblicato un articolo di Guido Ceronetti nel quale lo scrittore ottantatreenne (definito su Wikipedia “poeta, filosofo, scrittore, giornalista, traduttore, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano”) fa il “de profundis” del melodramma e delle stagioni liriche - La tesi ha suscitato molte vivaci reazioni nel mondo musicale e tra queste anche quella del maestro Matteo Pagliari, il direttore d’orchestra parmigiano che è direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale del Perù - Pubblichiamo integralmente l’articolo di Ceronetti e la lettera del maestro Pagliari - A voi il giudizio: chi ha ragione?

LEGGETE L'ARTICOLO DI GUIDO CERONETTI E LA LETTERA DI MATTEO PAGLIARI

9 commenti:

pramzanserass ha detto...

Bravo Mezzadri. Bravo a riportare l' opinione di quel "grande" saggista- scrittore che è Ceronetti.
Mi chiedo cosa si possono inventare ancora questi intellettuali ,ormai alla deriva, per far parlare di sè. Strano che un quotidiano serio come è La Stampa di Torino, dedichi spazio, tempo e soldi a simili personaggi in cerca di gratuita pubblicità.
Probabilmente , si potrebbero risparmiare molti quattrini non pubblicando simili demenziali amenità. E per far parlar di sè ( al buon Ceronetti) basterebbe un' invito in quei salotti che finge tanto di disprezzare ma che lo ammaliano e tentano. Voltiam pagina.
A noi la lirica e a Ceronetti un bell' invito a Domenica In, il massimo a cui un personaggio come egli è può aspirare.

Anonimo ha detto...

La risposta del maestro non è all'altezza dell'articolo, purtroppo.
Ceronetti esprime molte idee, qualcuna provocatoria, per riflettere su cosa sia diventata la rappresentazione della lirica nei teatri moderni.
Spunti che volano altissimi sopra la testa del lettore paramzanserass - che sembra confondere Ceronetti con Klaus Davi o Costantino Vitagliano, ma con i quali il maestro Pagliari avrebbe potuto avviare un dibattito interessante, invece che una risposta insipida e superficiale.
L'ironia di tutto ciò è il pensiero che qualcuno possa accusare Ceronetti di spregio alla cultura!

ACHILLE MEZZADRI ha detto...

Ovviamente ben accetta la risposta dell'Anonimo, condivisibile o incondivisibile che sia. Invito però TUTTI a identificarsi, soprattutto quando ci si riferisce non a concetti, ma a persone. È una questione di rispetto. "Anonimo" non vuol dire che "si deve" restare anonimi. Basta apporre una firma in fondo al commento. Grazie.

Anonimo ha detto...

L'anonimo di cui sopra si chiama Giovanni Bobbio. La sua osservazione vale anche per gli pseudonimi che offendono le persone di cui non capiscono gli argomenti, I suppose.

Cordiali saluti,
Giovanni Bobbio

Matteo Pagliari ha detto...

Mi spiace che Giovanni Bobbio trovi la mia risposta insipida e superficiale, anche se ovviamente ne rispetto l’opinione. Auspicava un “dibattito”, ma dibattito significa dialogo, significa confronto e già mi pareva che l’articolo di Ceronetti non lo prevedesse, come generalmente non lo prevedono gli articoli pubblicati da un giornale. L’unica persona con cui eventualmente potrei intavolare un dibattito sarebbe proprio Ceronetti, se avrà la pazienza di rispondere alle mie osservazioni. Quanto alle idee espresse nell’articolo, le abbiamo sentite mille e mille volte e, onestamente, commentare sulle pellicce e sugli aspetti mondani che contornano l’apertura della Scala mi sarebbe parso ancor più banale della esposizione stessa di certe amenità. Quali sono queste idee? Che il Teatro musicale ha cambiato la sua funzione sociale? Che la Tetralogia è un colosso musicale complicato da ascoltare? Mah, non mi è parso, leggendo quell’articolo, che si dovesse aspettare Ceronetti per imparare queste cose, o per avere nuove e illuminanti rivelazioni in merito, forse mi sbaglio. Mi è parso invece che utilizzando argomenti, quelli sì, superficiali, Ceronetti, si facesse beffe non solo dei musicisti e dei compositori che del Teatro e dell’Opera sono protagonisti, bensì anche della Storia stessa del Teatro musicale, che non si può né riassumere né sbeffeggiare comodamente in venti righe di articolo di giornale. Ciò detto, ovviamente, le mie restano opinioni e, come tali, assolutamente contestabili. Almeno quanto quelle di Ceronetti.

ACHILLE MEZZADRI ha detto...

Mi rivolgo al signor Bobbio: certo, l'osservazione vale per tutti, anche per Pramzanserass, che comunque è un nickname ben conosciuto su Pramzanblog (che ne conosce l'identità). Invito comunque anche Pramzanserass, in questi casi, di firmarsi con nome e cognome.

Anonimo ha detto...

Caro Pagliari, la accuso di un errore di prospettiva: quel che a lei sembra risaputo non è tale per il lettore della prima pagina della Stampa (come me). Questo lettore rimane colpito dalla forma brillante e dal contenuto tagliente dell'articolo. Sul merito degli argomenti il lettore spera di poter leggere una replica da un punto di vista diverso, per esempio il suo.
Invece lei comincia definendo "delirante" l'articolo, continua stigmatizzando i toni "a dir poco irriverenti", come se il teatro d'opera fosse una divinità a cui è dovuta un'acritica reverenza.
Procede poi ad attribuire, per similitudine, una serie di opinioni idiote e riprovevoli al Ceronetti, che quelle idiozie non ha mai concepito. E così avanti fino alla fine, ma fermo qui l'analisi.
Credo che lei abbia perso l'occasione di esprimere concetti più interessanti.

GB

pramzanserass ha detto...

Rispetto il parere contrario del Sig. Bobbio alla mia tesi ( in questo caso ) contraria alle considerazioni di Ceronetti.
Sottolineo "Rispetto" poichè è sacrosanto esprimere le proprie opinioni. Sorvolo volutamente sulle offese che avrebbero ingiuriato il saggista-scrittore.
Credo che la polemica debba esprimersi su altri livelli. credo che nemmeno Wagner avrebbe voluto essere considerato l' ideale musicale del pensiero nazista. Legga una biografia dedicata a questo musicista, alle sue opere e riparliamone. L' opera con Puccini "non rantola" sig.Bobbio. Trova una dimensione diversa a quella espressa da Verdie dagli altri compositori del primo ottocento. L' Opera, la lirica non sono indenni da critiche ne da colpe ma le riflessioni sulle rappresentazioni nei teatri classici devono avere inizio da una diversa impostazione che Ceronetti non ha voluto dare al suo articolo. Nessun Davi e nessun Costantino mi creda. Ma in passato chi ha scritto simili considerazioni aveva ben in testa il traguardo da raggiungere.Pensieri che non passano sopra la mia testa , sig. Bobbio ma che facilmente raggiungono le tasche dei saggi che le scrivono.
Fabrizio Mazzali (pramzanserass)

Matteo Pagliari ha detto...

Mi pare che la posizione di Giovanni Bobbio sia contraddittoria, a questo punto. Prima afferma di aver individuato idee ad altri passate “sopra la testa” ed ora afferma che certi concetti non sono, proprio per lei, così evidenti. Se era necessario da parte mia un commento più circostanziato, cosa sulla quale non sono d’accordo, visto il tipo di articolo che commentavo, allora era necessaria da parte del redattore di tale articolo un’altrettanto circostanziata trattazione di argomenti che invece ha sbattuto sul tavolo come un macellaio fa con una bistecca. Se Ceronetti si può permettere di dire che i libretti sono delle “imbecillità” senza spiegarne i motivi – aggiungo io: perché i motivi che eventualmente adducesse sarebbero contestabilissimi da chiunque abbia un minimo di conoscenza della materia – io mi sento autorizzato a dire che il suo è un articolo delirante (tra l’altro spiegandone il perché). I “toni irriverenti” che io individuo sono verso un genere, l’opera lirica, un’istituzione, il teatro d’opera, una categoria professionale, i musicisti, che, come tutti, meritano un rispetto che non individuo nell’articolo del Ceronetti, del quale non riesco ad apprezzare nemmeno il tono provocatorio che lei individua. Le “opinioni idiote” sono una diretta conseguenza dell’analisi che Ceronetti fa del fenomeno in sé, dimostrando una visione alquanto limitata del ‘fatto’ culturale.
Ceronetti pare un nostalgico della peggior specie, quando parla della Callas, di Visconti, del ’55 e dei suoi vinili… ma scherziamo? Con quell’atteggiamento si dovrebbe chiudere la bocca a qualsiasi scrittore sia venuto dopo Ungaretti, Ceronetti compreso. Sono le sue (di Ceronetti) idee ad avere una prospettiva sbagliata e ad essere scopertamente povere di sostanza. È a lui che si dovrebbe chiedere di esprimere concetti più interessanti, perché quello che ha scritto è di una banalità vergognosa.