/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 13 dicembre 2010

Anolén e caplètt, "diatriba" vecchia di secoli

MALETTI RISPONDE
A SCOTTI:
A PÄRMA I S'CIÀMON ANOLÉN

Dopo l'articoletto su Eligio Scotti di Mezzano Inferiore e la sua dichiarazione a favore della denominazione d9i "caplètt, è ovviamente insorto Enrico Maletti, portabandiera del termione anolén

C'era da immaginarselo. Guai a dire, a un parmigiano doc, che la vera denominazione dell'anolino è "cappelletto". La diatriba è vecchia di secoli e non riuscì a dirimere la questione nemmeno Baldassarre Molossi, grande giornalista, ma anche raffinato conoscitore della tradizione gastronomica di casa nostra, che nel suo libro La cucina parmigiana, nel 1973, scriveva: "Anolini o cappelletti: noi propendiamo piuttosto per il primo termine, benchè il nostro dialetto registri più volentieri caplètt".
Quindi la "diatriba" continua e forse non finirà nemmeno mai. E infatti oggi, dopo aver letto il nostro articoletto di ieri su Eligio Scotti di Mezzano Inferiore, nella quale il signor Scotti propendeva apertamente per il caplètt, Enrico Maletti, portabandiera (assieme al suo cagnolino Briciola) degli anolén, ci ha subito scritto una lettera. E ci ha anche telefonato.
Ecco la parte della lettera in cui si riferisce più direttamente alla questione:
"Con Eligio Scotti anni fa ci eravamo già soffermati sul nome “Caplètt” o ”Anolén”. A Pärma esiste l’Anolén con la forma rotonda, il Caplètt, che in Reggiano è “Caplàtt”, e l’ attività della famiglia Scotti è ubicata a 3 chilometri dalla provincia di Reggio, è fatto a forma del cappello delle suore che assistevano gli ammalati negli ospedali fino a circa 30 anni fa, il Caplétt o Caplàtt in Reggiano è a forma del “Turtlèjn” che si produce a Modena e a Bologna . Il nome non deriva dal ripieno ma dalla forma. Anche la maschera Parmigiana “Dsèvvod”,che è del 1600, ha il cappello fatto a forma di anolino, cioè come un bottone rotondo,mentre il Caplètt è fatto come dicevo a cappello da suora. Per fare l’Anolén si adopera uno stampino rotondo dovrebbe essere rigorosamente di legno di bosso, ma qualcuno adopera lo stampino di metallo oppure un bicchierino piccolo “Al cul d’un bic’rén”, mentre per al Caplètt, al Caplàtt,e i Turtlèjn, Reggiani Modenesi e Bolognesi, le vecchie massaie lo facevano avvolgendo il pezzo di pasta già ripiena nella punta del dito indice o mignolo. Per quanto riguarda il cuoco di Maria Luiga, che si chiamava Vincenzo Agnoletti, non ha fatto confusione, già da allora diceva una frase storica “Solo al Re Anolino la Duchessa maria Luigia porge l'inchino". (Diceva anolino non cappelletto), questo succedeva nel periodo dal 1814 al 1847 durante il regno di Maria Luigia, (Maria Luvìggia p’r i Pramzàn). Ma se andiamo al libro di cucina l’OPERA di Bartolomeo Scappi che visse nel 1500, morì nel 1577, anche lui parlava, al di la del ripieno, dell’anolino con forma rotonda. Perciò non dipende assolutamente dal ripieno".
Onorati dell'affondo di Maletti, al principp dal djalètt. Però, cerchiamo di metterci d'accordo, una volta per tutte. E se lo chiamassimo ANOLÈTT?

(Nelle foto: 1) Enrico Maletti; 2) Testimonial degli anolén: Briciola, il cagnolino di Maletti; 3) Eligio Scotti; 4) Testimonial dei caplètt: Cindy, la cagnolina di Pramzanblog, alleata per un giorno di Scotti)

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