/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 5 marzo 2010

Una foto, una storia -6-

IL PROFUMO
DELLE CALDARROSTE
Caldarroste a fine stagione, ma ancora caldarroste. Un rito antico, immutabile nel tempo. Ma fino a quando? Arriverà il tempo terribile in cui le caldarroste si potranno "ritirare" da una macchinetta? Speriamo di no. Per fortuna che fotografi come Giovanni Ferraguti hanno fissato l'attimo fuggente di una caldarrostaia del tempo che fu. Profumo di castagne, profumo di un rito antico. E questa settimana, nella rubrica "Una foto, una storia", che Giovanni firma con lo pseudonimo Gion Guti, ecco appunto una caldarrostaia degli anni Sessanta.

1 commento:

Maganuco ha detto...

Oggi l'ipotetica caldarrostaia avrebbe i jeans a vita bassa, trenta piercings ed altrettanti tatuaggi come la peggior battona da porto. Ed il suo lui lo sguardo perso e la cresta altissima. Di certo non il sorriso durbans come il tipo della foto. Altri tempi. Non miei, ma migliori di quelli attuali.