/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 31 marzo 2010

Speciali Stagione Lirica - I protagonisti

LEO NUCCI
"Non canto mai nella Gioconda
parchè Barnaba l'é tant cativ"
Il celebre baritono, neoparmigiano, ha usato una frase nel nostro dialetto per spiegare perché ha cantato una sola volta in carriera nell’opera di Amilcare Ponchielli – “Quando l’ho fatta sono rimasto senza voce una settimana” - “Maria Callas mi dava grandi emozioni, ma la Tebaldi è la mia preferita” – “Di Stefano mi faceva venire la pelle d’oca”
di PAOLO ZOPPI
Letteralmente assediato da giornalisti e troupe televisive, Leo Nucci ci accoglie con la consueta disponibilità e signorilità. Ci riceve in quel lasso di tempo, sempre troppo breve, che precede lo spettacolo sottraendolo ad una doverosa e necessaria concentrazione, anche se le vesti del doge genovese, che farà rivivere di lì ad un paio d’ore, le ha già vestite una sessantina di volte. L’argomento della conversazione, perché tale si rivelerà, più di una vera e propria intervista, verte su Rigoletto, personaggio interpretato oltre quattrocentosessanta volte, senza contare le “generali” e le quasi mille “Vendette” bis compresi. "Qual è il segreto del successo che si rinnova ad ogni recita?". "Ogni sera il personaggio che presento è sempre diverso, perché ogni volta lui, mi da qualche cosa di nuovo; questo buffone..........

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