/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 15 febbraio 2010

Una foto, una storia -2-

I CAPANNONI
DEL CASTELLETTO
Nella nuova rubrica di Gion Guti (pseudonimo di Giovanni Ferraguti) ricordiamo oggi i "ghetti dei poveri", dove il duce mandò ad abitare, sparpagliati nelle periferie della città, gli abitanti che aveva sfrattato dall'Oltretorrente
I capanón: un nome che aveva un valore doppio. Indicava quei "casermoni" dove il duce, dopo aver messo a soqquadro l'Oltretorrente distruggendo e rifacendo antichi borghi, aveva mandato ad abitare i suoi abitanti, sparpagliandoli nelle periferie della città. Ma definiva anche i suoi stessi abitanti. E Gion Guti (è lo pseudonimo di Giovanni Ferraguti), grande curioso della cronaca, ci presenta nella rubrica "Una foto, una storia", proprio l'immagine di uno dei "capannoni" più famosi, quello del "Castelletto", che si trovava nell'attuale via Zarotto, aggiungendovi anche una foto di un altro dei "capannoni" parmigiani, davanti al quale posarono i suoi abitanti.

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