In questi giorni si è notato anche a Parma il fenomeno della galaverna, che i parmigiani chiamano "galabrusa" - Nei vocabolari, però, viene definita "galabrùzza" - Chi ha ragione?

D'accordo, non è un argomento da non dormirci la notte. Ma a Pramzanblog, i lettori lo sanno bene, piace approfondire, così, di fronte al fenomeno tipicamente invernale della nebbia che scende ghiacciata e sembra neve ma non la è, vale a dire la "galaverna" (ma anche "calaverna"), ha scoperto che i parmigiani la chiamano "galabrusa".
Così è andato a guardare sui nostri vocabolari e ha scoperto che, sia l'antico Malaspina, sia il moderno Capacchi, definiscono invece la galaverna come "galabrùzza". Termine confermato anche dall'amico Giuseppe Mezzadri, uno dei nostri preziosi consulenti dialettali (oltre a Enrico Maletti, al princip dal djalètt).
Così è andato a guardare sui nostri vocabolari e ha scoperto che, sia l'antico Malaspina, sia il moderno Capacchi, definiscono invece la galaverna come "galabrùzza". Termine confermato anche dall'amico Giuseppe Mezzadri, uno dei nostri preziosi consulenti dialettali (oltre a Enrico Maletti, al princip dal djalètt).(Nelle foto: 1) La "galabrùzza"; 2) la voce "galabrùzza" nel vocabolario parmigiano - italiano del Malaspina)





















SCRIVETE A PRAMZANBLOG














0 commenti:
Posta un commento