O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


venerdì 7 agosto 2009

La premiata ditta Chierici & Rossi

"SÌ, SIAMO STATI NOI
A SCOPRIRE IL VINCITORE
DEI CENTO MILIONI"
Ecco chi furono i due giovani cronisti della "Gazzetta di Parma" che nel gennaio 1960 trovarono il possessore del biglietto vincente della Lotteria di Capodanno, inducendolo a confessare e a farsi fotografare - Furono Maurizio Chierici e Bruno Rossi, emigrati più tardi a Milano e diventati due grandi firme del giornalismo italiano
Chierici & Rossi. Sì, la premiata ditta Chierici & Rossi. Furono loro due, Maurizio Chierici e Bruno Rossi, i due giovani cronisti d'assalto che la sera di sabato 9 gennaio 1960 entrarono nella trattoria - bottiglieria di borgo degli Studi e misero alle strette il vincitore dei cento milioni della Lotteria di Capodanno, l'oste parmigiano Gino Giovanardi. "Sì, siamo stati noi due", mi ha detto Maurizio Chierici, dalla sua vacanza in montagna, proprio con il suo "socio" di allora, Bruno Rossi, al quale è sempre rimasto legato da fraterna amicizia. "Il pezzo lo ha scritto lui, io ho fatto le foto. Anzi, no... mi sta correggendo. Bruno dice che l'abbiamo scritto a due mani, perché era tardi e il giornale doveva andare in macchina". "I biglietti vincenti della Lotteria furono annunciati la sera di mercoledì 6 gennaio da Anna Maria Gambineri. Voi, in soli tre giorni, avete rintracciato il vincitore. Come avete fatto?". "Abbiamo indagato un po' in tutta la città, ma poi abbiamo avuto un po' di fortuna perché un tipografo ci ha fatto una specie di soffiata: "provate andare a vedere nell'osteria di borgo degli Studi...". "E così...". "E così siamo andati là e abbiamo visto una bambina, davanti all'ingresso. Le abbiamo chiesto: è qui il signor Giovanardi? Lei era accanto a un altro bambino e con fare ammiccante lei gli ha detto: I sércon to nòn'. Entrammo". "Il signor Giovanardi come reagì?". "Negò, ma lo convincemmo a parlare. E poi io cominciai a scattare delle foto. Quando siamo tornati alla "Gazzetta" c'era Aldo Curti che ci aspettava. Mentre scrivevamo il pezzo lui mandò la notizia anche all'Ansa. Il giorno dopo mi chiamarono dal Corriere della sera. Mi chiesero di inviare le foto che avevo fatto. Fu la mia prima collaborazione al Corriere, giornale del quale sarei diventato, più tardi, inviato speciale". I due giovani "cronisti d'assalto" di allora, infatti, di strada ne hanno fatta. E tanta. Entrambi grandi inviati, entrambi scrittori, entrambi grandi firme del giornalismo nazionale. E, Rossi, anche vicedirettore del "Corriere della sera" e poi direttore della "Gazzetta di Parma". Che sarebbero diventati "grandi" lo si capì proprio quella sera, in quell'osteria di borgo degli Studi. (a.m.)

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