O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


lunedì 6 luglio 2009

Le interviste di Pramzanblog: Ilaria Notari

NOSTRA SIGNORA DELLA TV
Apriamo una nuova serie sui personaggi delle Tv locali con Ilaria Notari, il volto femminile più popolare di Teleducato - "Da bambina mio nonno, mi parlava del suo lavoro di tipografo alla "Gazzetta" e io sognavo già di diventare giornalista" - "La mia amicizia con Raina Kabaivanska, che ha fatto da testimone alle mie nozze" - "Il mio amore per la lirica è stato un colpo di fulmine"
di ACHILLE MEZZADRI
Bella è bella, ma brava ancor di più. Con quel piglio, quella passione, quel cuore, che soltanto i giornalisti di razza sanno avere. Del resto, già da bambina, respirava l'aria dei giornali. Suo nonno, Arnaldo Notari, era un tipografo della Gazzetta. E le riempiva la testa di storie. Di storie bellissime e affascinanti per una bambina: il fascino di come nasce una notizia, di come viene sviluppata da un giornalista, di come finisce sul bancone del tipografo, di come arriva in rotativa, di come viene offerta ai lettori. E le parlava del grande direttore, il Baldassarre Molossi, e del suo alter ego Aldo Curti, e delle notti in bianco quando accadeva qualcosa di grosso e la Gazzetta andava in "ribattuta". È così che Ilaria Notari, 36 anni, parmigiana doc, è diventata giornalista. E da 18 fa televisione. Ed è una colonna di Teleducato, dopo aver compiuto i primi passi a Tv Parma. Ed è così che Ilaria, sposata felicemente dal 2000 con Marco Leoni, è diventata, per i parmigiani, "nostra signora della Tv". Una signora alla pramzàna: semplice, simpatica, che non se la tira, che sa entrare nel cuore della gente, grazie allo stile con cui conduce il telegiornale e alla straordinaria professionalità con cui presenta il suo talk show di successo, Woman. Insomma, una così potrebbe stare fuori dalla galleria delle interviste di Pramzanblog? Avanti, dunque, "nostra signora della Tv".
Che studi hai fatto?
Elementari alla Pilo Albertelli (la direttrice era l'Albertina Sogliani, la mia maestra era Anna Maria Dall'Argine), medie alla Newton, liceo scientifico Ulivi, poi laurea in psicologia il 21 giugno 1999 all'Università di Parma, con la tesi sul "neonato in terapia intensiva ad alto rischio neuropsichico".
Quando ti è venuta l'idea di diventare giornalista?
Praticamente da bambina, giorno dopo giorno, storia dopo storia. Perché mio nonno paterno, Arnaldo Notari, era un tipografo della Gazzetta di Parma e stavo molto tempo con lui visto che i miei genitori lavoravano. E lui mi raccontava storie: di come nasce un giornale, di Baldassarre Molossi, di Aldo Curti, del meraviglioso mondo del giornalismo. La passione mi è nata così.
Come sei arrivata alle prime collaborazioni?
Nel '91, quando diedi l'esame di maturità. Fui tra i ragazzi e le ragazze intervistate da Tv Parma in vista dell'esame. Mi dissero. "perché non vieni da noi?". Io non me lo feci dire due volte. Mi iscrissi all'università, ma ormai la mia strada era segnata.
Ricordi il tuo primo servizio?
Sì, ricordo che mi chiamò Silva per un'intervista. Ero giovanissima e avevo la faccia da bambina. Per darmi un tono indossai una giacca di mia mamma.
Il fatto di essere una ragazza ti favorì?
Mica tanto. Fino ad allora le donne giornaliste non erano mai state assunte a Parma, né in un giornale, né in Tv. A Tv Parma, per esempio, al TG c'erano Claudia Magnani e Anna Maria Bianchi, ma erano lettrici, non giornaliste. Io mi feci strada perché il giornalismo ce l'avevo nel sangue. Ero una ragazza piena di interessi, avevo voglia di fare, ero disponibile in qualsiasi orario. E avevo anche faccia tosta.
In che senso?
Nel senso che ebbi il coraggio di rivolgermi direttamente al mitico direttore della Gazzetta, Baldassarre Molossi. Gli chiesi un consiglio, gli dissi che mi sarebbe piaciuto diventare critico musicale. "Ilaria", mi disse "che gran bel nome hai". Era anche il nome di sua figlia. "Guarda tutti gli spettacoli", mi disse "non stancarti mai". Uscita dalla porta del suo ufficio misi in pratica il suo consiglio. Da allora ho fatto un sacco di viaggi pur di vedere spettacoli e spettacoli. Volevo e dovevo formarmi una competenza. Con le paghette dei miei genitori andavo in giro a vedermi le opere.
Come è nata la tua passione per la lirica?
Fin da bambina mi piaceva la lirica. Ma durante l'università ebbi l'occasione di fare la comparsa al Regio. Era una Tosca con la grande Raina Kabaivanska. Un'emozione da tagliare a fette. Una grande stella della lirica, lì, a due passi da me. La conobbi. Nacque una simpatia. Siamo diventate amiche. È stata perfino testimone alle mie nozze con Marco Leoni, nel 2000. Raina l'ho seguita ovunque, anche all'estero. Eravamo insieme anche al funerale di Pavarotti.
Tu abiti a Reggio Emilia, ma hai voluto mantenere la residenza a Parma. Perché?
Perché qui ci sono le mie radici, perché è la mia città, perché la amo. Lavoro a Parma, voto a Parma, ogni giorno faccio la pendolare Reggio-Parma-Reggio, a me sta bene così. Perché dovrei cambiare?
Quando hai condotto il tuo primo telegiornale?
A Tv Parma, nel 1993: avevo vent'anni. Lasciai Tv Parma dieci anni dopo, nel 2003, per passare a Teleducato. Volevo fare altre cose.
Tu e il Teatro Regio.
Un matrimonio felice. Sono stata anche capo ufficio stampa del Regio. E per me i momenti più intensi, più emozionanti, arrivano quando conduco le dirette dal Regio per il Festival Verdi o la stagione lirica.
Che cosa ti piace di più di Parma?
Il senso di appartenenza che lega le persone. L'amore appassionato dei parmigiani per la loro città, a volte perfino eccessivo.











Che cos'è per te la parmigianità?
Ecco, è proprio questo senso di appartenenza. Ma non ce l'hanno tutti questo attaccamento. Parmigianità è la voglia di rinnovare le nostre radici, anche in modo un po' esasperato. È andare fieri di questa città, che è veramente bella. Qui si sta bene, si mangia bene. Parma è una città che ti permette di fare centomila cose in una giornata, una città dove la qualità della vita è alta. Andare orgogliosi delle proprie radici: ecco, questa per me è parmigianità.
Conosci il dialetto, lo parli?
In casa mia lo parlavano i miei nonni, così l'ho imparato un po'. A Teleducato gli unici parmigiani siamo il direttore Pietro Ferraguti e io. Sì, insieme lo parliamo un po'. E anche quando parlo con il sindaco, Vignali. Se dobbiamo dirci una cosa lo facciamo in dialetto... Non è anche questa parmigianità? (a.m.)
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1), 2), 3), 5), 6), 7), 8) Ilaria Notari; 4) Ilaria Notari con Raina Kabaivanska)

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