O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

martedì 30 giugno 2009

Tempi di crisi: la provocazione di Fornaciari

IO FACCIO LE FOTO
VOI FATE IL PREZZO
La crisi economica colpisce in tutti i settori e quindi anche fotografi di fama come il parmigiano Edoardo Fornaciari, che ha inviato una e-mail provocatoria ai "media" - "Per due mesi lascio fare i prezzi a loro" - "Internet sta uccidendo il mercato" - "Bisogna fare di tutto per salvare la carta stampata e chi ci lavora"








Ieri mi è arrivata una e-mail inaspettata. E non solo a me. L'ha inviata il mio amico Edoardo Fornaciari, fotografo parmigiano di grande fama. Come si vede dalla riproduzione qui sopra (e in quella sotto), dice testualmente: "Esorcizziamo la crisi, insieme. Avete bisogno di fotografie? Dal 1° luglio al 31 agosto: io faccio le foto, voi fate il prezzo!". Possibile lasciar cadere questa provocazione, che ha tutta l'aria di un "grido di dolore"? Il buon giornalismo dice: andare direttamente alla fonte. Non, come fanno ormai sempre più spesso tanti "media", anche potenti, che si limitano a "riprendere" la notizia, magari da Internet, con un pezzo scritto a tavolino dal più giovane e inesperto dei redattori. Quindi che fare? Telefonare a Fornaciari.
Che sta succedendo? Perché hai deciso di scrivere questa e-mail?
Ci pensavo da un po' di tempo. È evidente che c'è una spaccatura tra i costi di certi servizi fotografici di pregio e quello che le case editrici, i giornali, credono di poter spendere. Bisogna cercare di capire come va il mercato. Questo è un periodo molto difficile per tutti e si deve trovare una via di uscita.
In parola povere, voi fotografi chiedete troppo e loro, i giornali, offrono troppo poco...
Il problema è che certi fotografi chiedono troppo e altri invece si accontentano di troppo poco. Ci sono giornali che per una fotografia pagano 10, 15 euro, quando il prezzo previsto dai listini sarebbe 100... Ma c'è chi ci sta. E così si uccide il mercato.
Ma con l'avvento del digitale, Fornaciari, i costi di produzione dovrebbero essere calati... Non ci sono più le pellicole da acquistare, un fotografo non deve più rivolgersi a un laboratorio per farsi stampare le foto, non bisogna andare più alla stazione per spedire i fuorisacco...








Questo è vero. I costi sono apparentemente calati. Ma ci si dimentica il lavoro di editing, quello che in linguaggio cinematografico si chiamerebbe postproduzione". Cioè il tempo che un fotografo deve dedicare al controllo in video delle foto, i ritocchi, la catalogazione... A quel lavoro nessuno pensa.
Si potrà trovare una soluzione al problema?
Non lo so. Spero di sì. Tutti dobbiamo fare un esame di coscienza, noi fotografi e i giornali. Una "chiamata al rigore", come la definisco io.
Che reazioni ha suscitato la tua e-mail?
Le più disparate. Qualcuno mi ha sparato addosso dicendo che stravolgo l'ordine delle cose e vado contro ai listini, altri, come il parmigiano Giovanni Lunardi, dagli Stati Uniti, che solidarizzano con me.








Può portare a risultati una "chiamata al rigore" che parte da Parma e non da Milano o da Roma, le "capitali" del giornalismo nazionale?
Guarda, io ho gettato il sasso nello stagno pensando alla situazione che mi vede direttamente protagonista e vittima. Se qualcuno ha voglia di seguirmi, ben accetto. Ci sarebbero tante cose da cambiare...
Per esempio?
Internet sta uccidendo il mercato. Gli editori ormai ci si abbeverano giorno dopo giorno, ignorando la qualità. Basta spendere poco o niente. Il grande servizio, il grande reportage, non c'è più. Non lo chiede più nessuno. Perché costa troppo. Ma i lettori....
Ma i lettori cosa?
I lettori sono spesso presi per i fondelli. Tirano fuori dai 3 ai 5 euro per un magazine, soprattutto per un mensile, e si trovano davanti foto vecchie, riciclate, già pubblicate in altri Paesi. Certi giornali spendono soltanto 1000 euro per un servizio che riempie 12 pagine riciclato dall'estero. Vengono pubblicate foto vecchie, spacciate per freschissime. Ma i lettori cominciano ad accorgersene. E infatti si allontanano sempre più dalla carta stampata. C'è una crisi nera, che tocca tutti.








E tu ti proponi come taumaturgo?
No, per carità. Ma sono convinto che i lettori tornerebbero più volentieri a seguire la carta stampata se tornasse l'imperativo della qualità. Il grande fotografo che confeziona il grande servizio. Il grande inviato che va sul posto... Ai lettori interesserebbe. Agli editori e ai direttori dei giornali sta interessando sempre meno. I servizi sono spesso scritti a tavolino da giornalisti che fanno finta di essere inviati...
In che senso?
Lo sai benissimo anche tu. Le notizie, in molti casi, vengono riprese da giornali esteri o da Internet, riscritti, riconfezionati in modo che sembrano scritti "sul campo". Invece nasce tutto a tavolino. Si bada insomma soltanto ai costi.
Tu sei giornalista pubblicista. Non ti senti tutelato dall'ordine?
Io sono pubblicista dal 21 maggio 1977, quindi 32 anni. Pago regolarmente le quote. Ma non vedo tornare niente in cambio. Non mi sento protetto, così come non sono protetti i miei colleghi. Ci sono listini che non vengono rispettati. Come si fa pagare una foto 10, 15 euro, l'equivalente delle 30mila lire che era il prezzo di una foto trent'anni fa...
Come vedi il futuro?
Lo vedo grigio, se non nero. Ma bisogna fare qualcosa, per carità. Bisogna fare di tutto per salvare la carta stampata e chi ci lavora. E se qualche collega la pensa come me, ben venga. Faremo un pezzo di strada insieme..."
Achille Mezzadri

3 commenti:

fotopaparazzo ha detto...

Sono daccordo con Fornaciari, dobbiamo fare tutti un esame di coscienza. Anche io ho fatto una cosa del genere a marzo , ho inviato a varie aziende una mail dove proponevo uno sconto del 20% sul costo delle foto industriali fino ad oggi il 30 di giugno 2009: quanti hanno risposto? Nessuno, forse qualche collega fa pagare di meno oppure grazie al digitale se le fanno da soli. Bisogna far capire al cliente che la foto di un professionista vale di più di quella di un dilettante o di un professionista della domenica .
Se serve io ci sono Saluti Ivano Zinelli

Edoardo Fornaciari ha detto...

Ringrazio molto Ivano Zinelli per la sua testimonianza e per la sua solidarietà. Aggiungo solo che se tra colleghi esistesse più solidarietà e meno famelica concorrenza le cose andrebbero decisamente meglio. Non ci troveremmo con le braghe calate e con poco lavoro. Quando le braghe saranno arrivate alle caviglie, bene, solo allora, potremo forse incominciare a tirarle su. Edoardo Fornaciari www.edoardofornaciari.it

fotopaparazzo ha detto...

Se è per me le caviglie le ho già raggiunte, e sto cercando di ritirarle su, ci riesco ma è una fatica immane, poter dare un servizio al cliente , professionale, puntuale e creativo , non serve più, ora bisogna FARE IL PREZZO, se no non lavori, lavorano al tuo posto i grafici, le tipografie e gli amici che hanno una reflex digitale, il photoshop taroccato e..... un primo lavoro DOVE CI RICAVANO LO STIPENDIO.
E poi certi colleghi che si svendono per non chiudere, fanno dei prezzi al di sotto della soglia di povertà. Boh.
Io continuo per la mia strada e resisto, certo che se cominciassimo a fare muro contro i clienti che non vogliono spendere e contro i ( colleghi ) che ci tagliano le gambe sarebbe una buona cosa.
Ivano Zinelli www.ivanozinelli.com