/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

martedì 30 giugno 2009

Tempi di crisi: la provocazione di Fornaciari

IO FACCIO LE FOTO
VOI FATE IL PREZZO
La crisi economica colpisce in tutti i settori e quindi anche fotografi di fama come il parmigiano Edoardo Fornaciari, che ha inviato una e-mail provocatoria ai "media" - "Per due mesi lascio fare i prezzi a loro" - "Internet sta uccidendo il mercato" - "Bisogna fare di tutto per salvare la carta stampata e chi ci lavora"








Ieri mi è arrivata una e-mail inaspettata. E non solo a me. L'ha inviata il mio amico Edoardo Fornaciari, fotografo parmigiano di grande fama. Come si vede dalla riproduzione qui sopra (e in quella sotto), dice testualmente: "Esorcizziamo la crisi, insieme. Avete bisogno di fotografie? Dal 1° luglio al 31 agosto: io faccio le foto, voi fate il prezzo!". Possibile lasciar cadere questa provocazione, che ha tutta l'aria di un "grido di dolore"? Il buon giornalismo dice: andare direttamente alla fonte. Non, come fanno ormai sempre più spesso tanti "media", anche potenti, che si limitano a "riprendere" la notizia, magari da Internet, con un pezzo scritto a tavolino dal più giovane e inesperto dei redattori. Quindi che fare? Telefonare a Fornaciari.
Che sta succedendo? Perché hai deciso di scrivere questa e-mail?
Ci pensavo da un po' di tempo. È evidente che c'è una spaccatura tra i costi di certi servizi fotografici di pregio e quello che le case editrici, i giornali, credono di poter spendere. Bisogna cercare di capire come va il mercato. Questo è un periodo molto difficile per tutti e si deve trovare una via di uscita.
In parola povere, voi fotografi chiedete troppo e loro, i giornali, offrono troppo poco...
Il problema è che certi fotografi chiedono troppo e altri invece si accontentano di troppo poco. Ci sono giornali che per una fotografia pagano 10, 15 euro, quando il prezzo previsto dai listini sarebbe 100... Ma c'è chi ci sta. E così si uccide il mercato.
Ma con l'avvento del digitale, Fornaciari, i costi di produzione dovrebbero essere calati... Non ci sono più le pellicole da acquistare, un fotografo non deve più rivolgersi a un laboratorio per farsi stampare le foto, non bisogna andare più alla stazione per spedire i fuorisacco...








Questo è vero. I costi sono apparentemente calati. Ma ci si dimentica il lavoro di editing, quello che in linguaggio cinematografico si chiamerebbe postproduzione". Cioè il tempo che un fotografo deve dedicare al controllo in video delle foto, i ritocchi, la catalogazione... A quel lavoro nessuno pensa.
Si potrà trovare una soluzione al problema?
Non lo so. Spero di sì. Tutti dobbiamo fare un esame di coscienza, noi fotografi e i giornali. Una "chiamata al rigore", come la definisco io.
Che reazioni ha suscitato la tua e-mail?
Le più disparate. Qualcuno mi ha sparato addosso dicendo che stravolgo l'ordine delle cose e vado contro ai listini, altri, come il parmigiano Giovanni Lunardi, dagli Stati Uniti, che solidarizzano con me.








Può portare a risultati una "chiamata al rigore" che parte da Parma e non da Milano o da Roma, le "capitali" del giornalismo nazionale?
Guarda, io ho gettato il sasso nello stagno pensando alla situazione che mi vede direttamente protagonista e vittima. Se qualcuno ha voglia di seguirmi, ben accetto. Ci sarebbero tante cose da cambiare...
Per esempio?
Internet sta uccidendo il mercato. Gli editori ormai ci si abbeverano giorno dopo giorno, ignorando la qualità. Basta spendere poco o niente. Il grande servizio, il grande reportage, non c'è più. Non lo chiede più nessuno. Perché costa troppo. Ma i lettori....
Ma i lettori cosa?
I lettori sono spesso presi per i fondelli. Tirano fuori dai 3 ai 5 euro per un magazine, soprattutto per un mensile, e si trovano davanti foto vecchie, riciclate, già pubblicate in altri Paesi. Certi giornali spendono soltanto 1000 euro per un servizio che riempie 12 pagine riciclato dall'estero. Vengono pubblicate foto vecchie, spacciate per freschissime. Ma i lettori cominciano ad accorgersene. E infatti si allontanano sempre più dalla carta stampata. C'è una crisi nera, che tocca tutti.








E tu ti proponi come taumaturgo?
No, per carità. Ma sono convinto che i lettori tornerebbero più volentieri a seguire la carta stampata se tornasse l'imperativo della qualità. Il grande fotografo che confeziona il grande servizio. Il grande inviato che va sul posto... Ai lettori interesserebbe. Agli editori e ai direttori dei giornali sta interessando sempre meno. I servizi sono spesso scritti a tavolino da giornalisti che fanno finta di essere inviati...
In che senso?
Lo sai benissimo anche tu. Le notizie, in molti casi, vengono riprese da giornali esteri o da Internet, riscritti, riconfezionati in modo che sembrano scritti "sul campo". Invece nasce tutto a tavolino. Si bada insomma soltanto ai costi.
Tu sei giornalista pubblicista. Non ti senti tutelato dall'ordine?
Io sono pubblicista dal 21 maggio 1977, quindi 32 anni. Pago regolarmente le quote. Ma non vedo tornare niente in cambio. Non mi sento protetto, così come non sono protetti i miei colleghi. Ci sono listini che non vengono rispettati. Come si fa pagare una foto 10, 15 euro, l'equivalente delle 30mila lire che era il prezzo di una foto trent'anni fa...
Come vedi il futuro?
Lo vedo grigio, se non nero. Ma bisogna fare qualcosa, per carità. Bisogna fare di tutto per salvare la carta stampata e chi ci lavora. E se qualche collega la pensa come me, ben venga. Faremo un pezzo di strada insieme..."
Achille Mezzadri

Vietato ai maggiori: la vittoria delle Starlight

ANCHE PARMA
HA VINTO
AL SUPERBOWL

Nella finalissima del campionato italiano di football americano a Milano Marittima erano presenti anche le Starlight, le cheerleaders dei Panthers Parma, impegnate in una sfida nazionale contro le colleghe di Bologna - Ed è stato trionfo

di ELEONORA CASTELMEZZANO
C’erano anche loro, le nostre Starlight, cheerleaders dei Panthers Parma, alla finalissima del campionato italiano di football americano tra Giants Bolzano e Marines Lazio, per il Superbowl che si è disputato sabato sera allo Stadio dei Pini di Milano Marittima, nonostante i Panthers abbiano perso alle semifinali. Le Starlight avevano un’importante sfida di ballo contro le cheerleaders del Bologna. Ed hanno trionfato.
Cecilia Bernazzoli, capo cheerleaders, mi spiega con un sorriso “È andata benissimo! Ci siamo divertite da morire. Eravamo agitatissime perché avevamo una paura incredibile di sbagliare e soprattutto di perdere, ma come sempre, è andata divinamente!”
Avrei dovuto esserci anch’io, dato che ormai faccio parte della squadra, ma per vari motivi ho dovuto dare forfeit. Ma è andata stupendamente. “I pezzi sono venuti quasi perfetti", ha detto Cecilia "e la nostra grinta ancora una volta ha conquistato tutti, soprattutto il pubblico! Lo stadio era pieno e abbiamo ricevuto un'infinità di complimenti! Abbiamo vinto il premio per la migliore prestazione atletica. Le altre ragazze erano brave, ma con un genere di balletti molto diverso dal nostro. Loro hanno portato due pezzi più attinenti al cheerleading, lo stile che normalmente le cheerleaders americane fanno sulla sideline, cioè nell'esibizione durante la partita.
Noi invece abbiamo portato due balletti veri e propri, probabilmente più attinenti a quello che loro richiedevano come genere".
I balletti presentati erano sulle note di
Renegade Master e Everybody can can. Energici, veloci, grintosi. Continua Cecilia: “Renegade Master è piaciuto da matti e anche quelle che sembravano più insicure alla fine hanno ballato benissimo! Siamo molto molto contente".
Le ragazze si sono allenate parecchio, tre volte alla settimana, ne sono testimone, però non erano sicure di farcela, e invece è andata benissimo". E alla fine di tutto, dopo la vittoria dei Giants Bolzano, per festeggiare il trionfo, le mie amiche cheerleaders hanno passato una splendida serata al Pineta. Il Superbowl italiano 2009 è stato ripreso sia da Sky sia da Rai3, sarà quindi trasmesso prossimamente, anche se non si conosce ancora la data precisa. (e.c.)
(Le foto, dall'alto: 1) Le Starlight in campo allo stadio dei Pini di Milano marittima durante la vittoriosa esibizione; 2) Il festeggiamento dopo il trionfo conro le cheeleaders bolognesi)

lunedì 29 giugno 2009

In attesa dell'evento di domani sera

L'AIDA PRIMA DELLA PRIMA
Le foto delle prove dell'opera verdiana in forma di concerto che andrà in scena alla Pilotta
C'è grande attesa per l'Aida di domani sera alla Pilotta. Tempo permettendo (incrociamo le dita) ci si aspetta un grande spettacolo, pari a quelli realizzati fino all'anno scorso davanti al Duomo. Anche grazie a un cast di artisti di prim'ordine, da Roberta Pozzer (Aida) a Giovanni Manfrin (Radames), da Cristina Melis (Amneris) a Enrico Giuseppe Iori (Ramfis), da Armando Gabba (Amonasro) a Cesare Lana (Il re dell'Egitto), al Coro Tebaldi diretto dal maestro Sebastiano Rolli (al piano il maestro Serena Fava) con i solisti Luigi Rossetti (un messaggero) e Maria Giovanna Pattera (Sacerdotessa). E Pramzanblog, un giornal-blog che cerca di stare sempre attento agli eventi musicali della città, perché la musica, e in particolare quella lirica, è una delle componenti fondamentali della parmigianità, ha voluto andare a sbirciare nel backstage, per vedere come sta nascendo quest'opera che domani sera, in forma di concerto, andrà in scena sotto le stelle. Pramzanblog l'ha potuto fare grazie alle belle fotografie scattate durante le prove all'Auditorium Paganini da Massimiliano Ortalli. Le prove, si sa, sono fondamentali per la realizzazione di un evento, di qualunque forma di spettacolo si tratti. Ed è per questo che tutti i protagonisti, dal direttore d'orchestra a quello del coro (in questo caso impersonati entrambi dal maestro Sebastiano Rolli), dai solisti ai coristi, ai componenti dell'orchestra, mettono in campo la stessa passione (e la stessa tensione) della sera della "prima".
E così è stato ieri sera, nel suggestivo Auditorium Paganini. Mancava soltanto uno dei protagonisti, il basso parmigiano Enrico Giuseppe Iori, il Ramfis dell'
Aida di domani sera, che stava tornando a Parma da Macerata, dove si sta preparando il Don Giovanni di Mozart.
Prove molto belle, affiatamento già ottimo. Se il buon giorno si vede dal mattino, l'Aida di domani sera sarà un successo. Un grande successo.
(Nelle foto by Massimiliano Ortalli, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Le prove, dirette dal maestro Sebastiano Rolli, nel suggestivo Auditorium Paganini; 2) Roberta Pozzer (Aida) e Giovanni Manfrin (Radames); 3) L'orchestra e il Coro Tebaldi durante le prove; 4) Cristina Melis (Amneris) e Armando Gabba (Amonasro); 5) Il maestro Sebastiano Rolli, direttore del Coro Renata Tebaldi; 6) Orchestrali in azione durante le prove; 7) Cesare Lana (Il Re dell'Egitto); 8) Alcune coriste durante le prove)

I forastér e Parma: 2) Leo Nucci

CANTO SOLO VERDI E AMO PARMA:
CHI E' PIU' PARMIGIANO DI ME?
Incontro ravvicinato al telefono con il grande baritono bolognese, mentre mangia un piatto di "penne alla Verdi" - "A Madrid ho appena fatto Rigoletto e l'è gnù zo al teàtor. A paräva d'ésor al Regio" - "In occasione del prossimo Festival Verdi vivrò a Parma per 40 giorni"
















Nucci che mi dice: "Sto mangiando le penne alla Verdi. Ma non c'è problema. Vuoi sapere come si prepara il condimento? Pomodori insalatari tagliati a mezzaluna, peperoni a fettine, aglio, olio e sale. Il tutto rigorosamente a freddo. E poi mescoli bene con le penne. In realtà la ricetta direbbe "Spaghetti alla Verdi", ma io ci metto le penne perché prendono meglio il sugo. E poi ci aggiungo una bella spruzzata di pecorino, sapessi che delizia. E ci bevo sopra il Cepparello, un meraviglioso vino rosso toscano, 13 gradi e mezzo. Bruno Vespa, che è un intenditore, ha detto: "Questo vino è come quando Nucci, disubbidendo a Muti, fa gli acuti nel Rigoletto".
Nucci che mi dice: "Che trionfo in Spagna. Sul Pais hanno scritto "Historico Exito". L'è gnù zò al teàtor. A paräva d'ésor a Pärma. E ho dovuto concedere il bis di Vendetta, tremenda vendetta: non era mai stato fatto un bis al Teatro Real... E in Cina, con il Teatro Regio, pure. I lacrimoni ci venivano ai cinesi, i lacrimoni. Pubblico in delirio. E i cinesi che hanno chiesto al Regio di tornare l'anno prossimo non con una produzione ma con due. Ma vogliono anche Nucci, tre recite del Rigoletto con Nucci..."
Nucci che mi dice: "Sono nato a Castiglione dei Pepoli, Bologna, e vivo da molti anni a Lodi, ma puoi scrivere tranquillamente che mi a son pramzàn. Parma, sì, amo Parma. Sono felice di amare Parma. Qui mia moglie, Adriana Anelli, si è diplomata in canto al Conservatorio "Arrigo Boito", qui mia figlia Cinzia ha studiato al Campus, qui ho cantato per la prima volta, nel '67, Vecchio zingaro, dal Trovatore, qui mi sento davvero a casa mia, qui ho un sacco di amici. Io amo Parma e i parmigiani mi amano: forse, tutto sommato, perchè sono sanguigno come loro".
Come inizio non c'è male. Leo Nucci, classe '42, meraviglioso fiume in piena. Leo Nucci che è più parmigiano di tanti parmigiani. Leo Nucci che può essere definito senza remore un portabandiera di parmigianità. Leo Nucci che, come abbiamo già ampiamente scritto, canterà addirittura in due opere nel prossimo Festival Verdi e che, per questo doppio appuntamento, si stabilirà a Parma per 40 giorni filati, in uno dei fantastici appartamenti del Palazzo Dalla Rosa Prati.
Leo, com'è che sei diventato "parmigiano"? Quale è stato insomma, il tuo "percorso di parmigianità"?
Sono stato favorito da una serie di circostanze. A Parma si è diplomata in canto mia moglie, Adriana Anelli. A Parma ha studiato, al Campus, mia figlia Cinzia. A Parma ho cantato un sacco di volte. A Parma ho un sacco di amici. E poi a Parma ho un amico carissimo, pari a un fratello, Paolo Ampollini, il presidente di Parma Lirica. Par fòrsa ch'a son dvintè pramzàn.
Che cosa ti piace di più dei parmigiani?
La schiettezza, la trasparenza. Il profondo senso di amicizia che traspare anche dalle critiche. Come quella volta, nel 1989, che nel Ballo in maschera non fui all'altezza della situazione. Ero andato in bicicletta, avevo preso freddo, avevo il raffreddore. Insomma, non stavo bene. Nell'intervallo tra il primo e il secondo atto mi arriva in camerino Ampollini: "Leo, la voza l''éra pjén'na d'ovatta...". "Ah, ti t'si acòrt?", gli ho risposto. E lui: "Ma perché non l'hai detto che non stavi bene?". "Parchè mi son fat acsì", ho risposto. E poi ho continuato fino alla fine. Sono rimasto completamente senza voce. Ma dai parmigiani ho ricevuto il più bell'applauso della mia vita.
Canti a Parma da più di 40 anni. E' cambiata secondo te la cultura musicale nella nostra città?
La situazione è cambiata, non ci sono più i cantanti di una volta. Questo passa il convento, attualmente, e credo che i parmigiani si siano adeguati alla situazione. Ora sono "più buoni".
E di Parma che cosa ti piace di più?
L'atmosfera. Quell'aria speciale. A Parma mi piace andare a mangiare nei vari club, dove trovo tanti amici. Mi piace la cordialità della gente che incontro, anche persone sconosciute che, dopo avermi riconosciuto, mi dicono, "oh, baritòn, iér sìra a'n t'se mìga piazù...""Parma è una città unica, una città incredibile.
E' una città colta Parma, secondo te?
Gh'è mäl. Basta pensare a Correggio. Ai castelli. Alla storia. E i parmigiani amano queste cose qui. Una volta ho dormito a Vigoleno dentro a una torre dedicata a Lancillotto... Qui si respira cultura in ogni angolo.
Che rapporto hai con la cucina di Parma?
Ottimo, ovviamente. Anolini, tortelli burro e salvia... delizie, delizie assolute. Pensa che in una recita del Barbiere, una sera, nel recitativo, quando Figaro dice: "sui maccheroni il cacio mi è cascato"... ho cantato invece: "Sugli anolini il cacio mi è cascato"...
Conosci lo strolghino di culatello?
A gh'è mäl... E stai bene attento che con il culatello non ci va il vino rosso, ma il bianco, una buona Malvasia.
Dove alloggi quando vieni a Parma?
E da trent'anni che la mia "casa parmigiana" è lo Stendhal. Lì ho tanti amici. Ma in ottobre, quando verrò per il Festival Verdi, visto che starò a Parma 40 giorni filati, alloggerò in un appartamento del Palazzo Dalla Rosa Prati.
Che cos'è per te la parmigianità?
Per me la parmigianità è Peppone e Don Camillo. E' quella schiettezza, quella sanguignità, quella simpatia, che è difficile trovare da altre parti. E parmigianità è anche quella straordinaria iniziativa industriale che i parmigiani hanno. Questa iniziativa industriale così forte, così dinamica.
Che cosa hai da dirmi della tua amicizia con Paolo Ampollini, il presidente di Parma Lirica?
Che è uno dei guai della mia vita. Ci sentiamo un giorno sì e un giorno sì. Parliamo di tutto e ovviamente non solo di musica.
Qual è il parmigiano che più ha lasciato il segno nella tua vita?
Oltre ad Ampollini sicuramente il maestro Romano Gandolfi. Mi ha aiutato molto. E quando parlo di lui mi commuovo sempre.
Parma ha conferito la cittadinanza onoraria a Bruson e alla Kabaivanska, ma non al "parmigianissimo" Nucci, che è "cavaliere di Verdi", presidente onorario del Coro Tebaldi, che ha cantato qui un sacco di volte e che qui ha centinaia di amici. Non ti dispiace un po'?
Be', magari mi dispiace un pochino, ma guarda che dispiace soprattutto ad Ampollini, che si è battuto per farmela avere. Comunque la sai vero la storia del nemo profeta in patria... A me quello che interessa di più è il rapporto che ho con i parmigiani, con il pubblico di Parma. Che è straordinario. Pensa che durante le recite vado perfino lassù in loggione...
Durante le recite?
Sì, durante le recite.
A Parma giri in bicicletta?
No, in bicicletta no. Giro a piedi. Incontro la gente, mi fermamo, mi fermo con tutti, offro un caffè.
Da aprile hai detto che canti solo Verdi...
Sì, d'ora in avanti il mio repertorio è solo verdiano. Io sono un baritono verdiano. Ricordo uno straordinario Rigoletto davanti alla casa di Verdi, con il maestro Faelli. Duemila persone. Quando arriva il Vendetta tremenda vendetta la faccio come fu scritta da Verdi. Bis, bis. Ma sento che mi dicono: "Oh, bariton, a'n te mìga fat al mi bemolle"... Allora io li guardo e dico: Va bén, ragàs, ora la rifaccio come volete voi, ma là, dietro quella finestrina, c'è Verdi che mi farà: "eh, eh, birbante..."
Achille Mezzadri

(Nelle foto, dall'alto: 1) Leo Nucci nel trionfale recente "Rigoletto" al Teatro Real di Madrid; 2) Un primo piano; 3) L'autografo del cantante; 4) Nucci nel '75 nella sua prima esibizione a Parma Lirica; 5) Leo Nucci con Paolo Ampollini; 6) Nucci a Parma Lirica; 7) Il ritratto di Nucci eseguito da Vittorio Ferrarini; 8) Il baritono con Alberto Michelotti; 9) Il Palazzo Dalla Rosa Prati dove Nucci allogerà per 40 giorni a ottobre; 10) Nucci in un Rigoletto al Regio; 11) Il trionfo del baritono al Regio; 12) Il recente "Rigoletto" del cantante a Pechino; 13) Leo Nucci al pianoforte)

domenica 28 giugno 2009

Il successo di "Stasìra parlèmma in djalètt"

CHE BELLA SERATA PARMIGIANA
Esordio molto positivo in piazzale Inzani della serie di spettacoli nei quartieri, all'insegna della parmigianità e della nostra bella lingua parmigiana - Ha presentato Anna Maria Dall'Argine - Piazza gremita, pubblico anche alle finestre delle case

Che belle quelle sere parmigiane di una volta, con le rezdore sedute in circolo a ciciarär, con i putén a zugär in-t-i borogh. Che bella quella Parma dialettale di ieri: genuina, sincera, piena di gente dal grande cuore. Favola d'altri tempi.
Ma le favole, ogni tanto, possono diventare realtà. E così è stato ieri sera in piazzale Inzani. Con i
pramzàn d'Oltretorrente alle finestre, a guardar giù, dove sul palco quei simpatici pazzi scatenati di "ultras" della parmigianità mettevano in scena la prima puntata di "Stasìra parlèmma in djalètt",  straordinaria serie di spettacoli all'insegna del nostro vernacolo e del nostro passato più genuino. Non a caso per questo esordio è stato scelto proprio l'Oltretorrente, dedlà da l'àcua, cuore pulsante della città. Due ore di poesie, battute, scenette, canzoni. Due ore di sana ed allegra parmigianità per un pubblico folto (almeno duecento persone), attento e commosso. Ad ascoltare la "maestra di cerimonia", la grande Anna Maria Dall'Argine, presidentissima della Famija Pramzàna. E la mitica Ettorina Cacciani che leggava La bugäda. E al prìncipp dal djalètt, Enrico Maletti, che leggeva Al me djalètt pramzàn, di Fausto Bertozzi e un'altra straordinaria poesia di Vittorio Campanini. E le meravigliose battute pramzàne tratte dagli amenissimi e preziosi libri di Giuseppe Mezzadri. (Non è mio parente, quindi lo incenso soltanto perché è bravo, una delle bandiere più sventolanti della parmigianità). E Maurizio Landi, l'oste Risolon.  E Mariangela Bazoni nella parte di "Roson", la moglie dell'oste. E Luigi Frigeri. E Giorgio Capelli. E Claudio Cavazzini. E Maurizio Landi. E Ermes Ghirardi. E la fisarmonica di Luigi Abbati. Insomma, da farsi venire i lacrimoni intrisi di humus parmigiano. Con Enrico Maletti che annuncia una sorpresa per la terza serata, quella di giovedì 23 luglio, in Piazzale Pablo, per la presenza di un ospite d'onore, uno strajè. (E ci sarà pure una sorpresa nella sorpresa). Intanto, dopo il bel successo di questa prima puntata, parte già da adesso l'invito a tutti i parmigiani veri per la seconda, quella del 17 luglio, in Largo Parri, nel Quartiere Lubiana.
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Foto di gruppo dopo il successo: da sinistra, Anna Maria Dall'Argine, Giuseppe Mezzadri, Ettorina Cacciani, Luigi Frigeri, Enrico Maletti, Giorgio Capelli, Claudio Cavazzini , Maurizio Landi, Mariangela Bazoni, accosciati, Ermes Ghirardi e Luigi Abbati; 2) Ettorina Cacciani legge La bugäda; 3) Ermes Ghirardi, Giuseppe Mezzadri e Claudio Cavazzini, leggono le battute tratte dai libri di Giuseppe Mezzadri; 4) Enrico Maletti legge Al me djalett pramzàn,  di Fausto Bertozzi; 5)  Mariangela Bazoni nella parte della "Roson"; 6) Maurizio Landi nella parte dell'oste "Risolon")

sabato 27 giugno 2009

Martedì sera sotto le stelle, con ottimi interpreti

CONCERTO D'ESTATE:
L'AIDA IN PILOTTA
L'opera di Verdi in forma di concerto, con Roberta Pozzer, Giovanni Manfrin, Cristina Melis, Enrico Giuseppe Iori, Armando Gabba e il Coro Renata Tebaldi - Dirige Sebastiano Rolli
Un'opera sotto le stelle, a due passi dal Regio. E precisamente l'Aida in Pilotta, sotto forma di concerto. Con interpreti di pregio, da Roberta Pozzer (Aida) a Giovanni Manfrin (Radames), da Enrico Giuseppe Iori (Ramfis) ad Armando Gabba (Amonastro), da Cristina Melis (Amneris) a Maria Giovanna Pattera (Sacerdotessa). Con i solisti, l'Orchestra Giuseppe Verdi, il Coro Renata Tebaldi e la Cooperativa Artisti del Coro diretti dal maestro Sebastiano Rolli. Con l'accompagnamento al pianoforte del maestro Serena Fava. Si rinnova quindi l'ormai consolidata tradizione di un'opera sotto forma di concerto all'inizio dell'estate. Anche se con una cornice diversa. Fino all'anno scorso davanti al Duomo, quest'anno in Pilotta, per razionalizzare le risorse. Il palcoscenico è infatti lo stesso usato per i concerti estivi in Pilotta. Non cambia invece la protagonista della serata: il soprano Roberta Pozzer, che  l'anno scorso fu Abigaille in "Nabucco" e due anni fa Violetta in "Traviata". Insomma, si annuncia una serata difficile da dimenticare. Augurandoci che le condizioni climatiche siano favorevoli. 
Un'opera in Pilotta, così come accadde negli anni passati davanti al Duomo, è senza dubbio un evento di grande suggestione, di straordinario fascino. L'opera, prodotta dal Comitato "Parma col cuore" ha poi una valenza benefica: l'incasso sarà infatti a favore dell'Associazione Onlus Centro Antiviolenza di Parma, per avere la possibilità di affitarer per quattro anni un appartamento che servirà come punto di accoglienza per le donne in difficoltà. Presentano la serata Manuela Boselli, di Tv Parma e Francesca Chittolini, vicepresidente di "Parma col cuore". Ultimi biglietti in vendita presso Teatro Regio e tutte le filiali della Banca popolare dell'Emilia Romagna (42 euro settore A, 22 euro settore B).
(Nelle foto, dall'alto: 1) La locandina di "Aida"; 2) Roberta Pozzer; 3) Enrico Giuseppe Iori; 4) Armando Gabba)

Il danese è contrario al trasferimento

TROEST AL GENOA, ANZI NO
Alle buste, tra la società ligure e il Parma ha vinto la prima - Ma non è detto che sia finita così













Magnus Troest, il forte difensore danese, non è più un giocatore del Parma. Sia il Parma, sia il Genoa, che l'avevano in comproprietà, volevano tenerselo, così sono andate alla lotteria delle buste e ha vinto la società ligure. Ma... Ma andremmo cauti nel dire definitivamente che nel prossimo campionato Magnus non sarà più in maglia crociata. Il ragazzo, infatti, secondo informazioni assolutamente attendibili raccolte da Pramzanblog, sarebbe decisamente contrario al trasferimento e starebbe facendo tutto il possibile per trovare una soluzione che gli consenta di restare a Parma, una città dove si trova molto bene e che non vuole lasciare. Magnus avrebbe confidato a persone amiche che non è stata presa in considerazione la sua volontà. Che ora vuol far prevalere. Staremo a vedere. Comunque Pramzanblog fa il tifo per Magnus: sarebbe molto bello rivederlo ancora, almeno per un anno, in maglia crociata. (a.m.)

Come una volta, nei quartieri della città

ALÓRA, DA STASÌRA
PARLÈMMA IN DJALÈTT
Grande attesa per l'esordio della serie di spettacoli all'insegna della bella parlata parmigiana - Invito ai veri parmigiani: stasìra andèmma in pjasäl Inzani (fa anche rima)















Che emozione. Per una sera, anzi per sei sere (a cominciare da stasera, piazzale Inzani, ore 21; 21,15) nei borghi di Parma si torna a parlare in dialetto. Come una volta. Per la serie (ma che bella idea) Stasìra parlèmma in djalètt, ideata e voluta da meritevoli associazioni, come Famija Pramzàna, Parma Nostra, 50 & più Fenacom, Circolo Pertini, Circolo Giovannino Guareschi e Parmaindialetto e sostenuta dal Comune di Parma. I nomi degli artisti? Li ho già citati in un precedente articolo, ma sono così bravi, e così simpatici e così popolari in città e così, per dirla in breve, "parmigiani", che non guasta ripeterli: Anna Maria Dall’Argine, Ettorina Cacciani, Mariangela Bazoni, Enrico Maletti, Giuseppe Mezzadri, Giorgio Capelli, Claudio Cavazzini, Ermes Ghirardi, Maurizio Landi, Luigi Frigeri, Corrado Medioli. Gran bel cast. Per saperne di più rimando all'articolo di presentazione che appare su Parmaindialetto di Enrico Maletti, al prìncipp dal djalètt. E, creando un po' di suspense, annuncio una sorpresa per la terza serata di "Stasìra parlèmma in djalètt", quella del 23 luglio in Piazzale Pablo.
(Nelle foto, dall'alto: 1) L'articolo di Parmaindialetto che annuncia lo spettacolo di stasera; 2) Alcuni degli attori del cast)

giovedì 25 giugno 2009

Mini inchiesta tra gli amanti della musica

VI PIACE IL FESTIVAL VERDI?
A poche ore dalla presentazione ufficiale del nuovo cartellone, abbiamo sentito il parere di alcuni tra i più noti musicofili della città
Qual è il parere dei melomani sull'edizione 2009 del Festival Verdi presentata ufficialmente questa mattina nella sede del Ministero dei Beni Culturali a Roma? Che cosa hanno da dire sulle opere, sui cantanti? E in particolare sull'inserimento di un capolavoro non verdiano, il Wozzeck di Alban Berg?
GIOVANNI REVERBERI, presidente del Club dei 27 (Il Trovatore): "Ero fuori Parma e non ho avuto il tempo per analizzare a fondo il nuovo cartellone. Penso che sia stato dettato dalle esigenze attuali, se si pensa anche che siamo in tempo di crisi. Per quanto riguarda l'opera non verdiana, Wozzeck, non mi scandalizzo. Al Festival di Mozart, per esempio, ci sono regolarmente opere di Verdi, Rossini e Puccini".
LUCIANA DALLARI, presidente dell'Associazione "Verdissime": "Qualcosa di più magari ci si poteva aspettare, visto che il festival è nel nome di un genio come Verdi. In tempi così magri, comunque, è andata anche bene. Comunque la Messa è bellissima e non c'è niente da dire su Nabucco e I due Foscari. Wozzeck? Un po' strana dentro al Festival Verdi, ma sarà al Teatro Valli di Reggio Emilia, la mia città, e già questo mi sta bene".
PAOLO ZOPPI, del Club dei 27 (Falstaff): "È un cartellone molto interessante, anche se il Nabucco è un dejà vu, è la stessa edizione dell'anno scorso. I due Foscari mi piace tantissimo, è una grande opera, così come è un capolavoro la "Messa". Wozzeck che cosa c'entra con Verdi? Certo, non c'è alcuna connessione con il Festival nel nome di Verdi, ma è un capolavoro del '900 e come tale va giudicato".
TONINO FEREOLI, corista della "Corale Verdi": "È un bel cartellone, ma quell'opera lì, non di Verdi, secondo me è un po' fuori luogo. Comunque penso che il pubblico si divertirà. Avrei da dire qualcosa sulla "Messa da requiem" in Cattedrale: lì c'è un'acustica orrenda. Non è facile né cantare, né ascoltare. O meno che non siano corsi ai ripari".
PATRIZIA MONTEVERDI, segretaria di "Parma Lirica": "Sono molto felice per Leo Nucci che addirittura è in due opere. Nucci è un grande interprete verdiano, al punto che, da un paio d'anni, il suo repertorio si è ristretto esclusivamente a opere di Verdi. Trovo molto interessante Wozzeck, anche se è un'anomalia nel Festival verdiano. Forse il suo posto ideale sarebbe stato nel cartellone della stagione lirica. Però è un capolavoro. Oltre a Nucci, ottimo il cast dei cantanti, Vassileva, Tagliavini... veramente bene".
ALBERTO MICHELOTTI, del Club ei 27 ("Don Carlos"): "Wozzeck? Co él cól lavór lì? Comunque, scherzi a parte, trovo giusto che vengano rappresentate anche opere moderne. Bellissima I due Foscari e sono contento che ci sia la Messa da Requiem. Ho assistito alla Messa con Muti, con Pavarotti, insomma la so a memoria. A 'm son mìss a parlär in latén... E poi felicissimo per il mio grande amico Leo Nucci, che fa due opere. Magico".
ENZO PETROLINI, del Club di 27 (Un giorno di regno): "Wozzeck, a botta calda, non mi convince nel contenitore verdiano. Comunque non è brutta, è un'opera interessante. Secondo me si tratta di un festival un po' in tono minore, però non bisogna lamentarsi, di questi tempi. La presenza di Nucci, addirittura in due opere, è una garanzia, Renzetti è un direttore di prim'ordine... Sono anche contento che tornino a fare qualcosa a Busseto".
ANDREA RINALDI, presidente della "Corale Verdi": "Per me è un motivo di grande soddisfazione che il Festival si faccia. Con le arie che tirano, c'era perfino il rischio che non si facesse. Per la cultura della nostra città sarebbe stato uno smacco. Sono convinto che si debba continuare ad investire sulla cultura. È fondamentale. Bisogna continuare a diffondere la cultura musicale tra i giovani. Wozzeck nel Festival Verdi? Sì, effettivamente non ho molto capito il nesso con Verdi, però non è un male far conoscere anche la musica del Novecento".
PAOLO AMPOLLINI, presidente di "Parma Lirica": "Ritengo che sia un cartellone molto valido, sia per i titoli, sia per gli interpreti che, oltre a Leo Nucci, sono di grande valore. Sono titoli che porteranno anche il pubblico. Per quanto riguarda la Messa da Requiem in cattedrale, non si può ignorare che l'acustica non è buona, però l'atmosfera è assolutamente suggestiva. Ricordo uno straordinario Requiem in Duomo con Pavarotti e la Freni. Meraviglioso. Il pubblico ottenne anche dei bis. Wozzeck? Io ho sempre auspicato che al Festival non ci fosse solo Verdi. Quest'opera è un po' difficile, forse non entusiasmerà, però è comunque bella e vale la pena andarla a vedere".