O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


venerdì 8 maggio 2009

Pramzanblog intervista Pier Luigi Bontempi

ANCHE IN ETIOPIA
UN PO' DI PARMA
Domani a Palazzo Soragna sarà presentato il libro documentario "Shelallà" dell'associazione di volontariato "Parma per gli altri" - "È la documentazione fotografica della nostra presenza in quel villaggio etiope nella zona di Kembata Hadiya, a 250 chilometri da Addis Abeba", dice il presidente Bontempi - "Una buona notizia: abbiamo messo a punto la rete idrica per un bacino di utenza di 20mila persone" - "Come adottare uno scolaro a distanza" - "Sì, Parma è una città solidale e l'integrazione è possibile"

Domani, alle 10, presso la Sala convegni dell'Unione Parmense Industriali (a Palazzo Soragna), verrà presentato un libro documentario molto speciale, "Shelallà", immagini della fotogiornalista  parmigiana Alice Pavesi, testi di Pier Luigi Bontempi e Romano Superchi, con un intervento redazionale di Edoardo Rampini. Presentazione importante, perché questo libro fotografa (è il termine più appropriato) l'attività dell'associazione di volontariato parmigiana "Parma per gli altri" in un villaggio etiope nella zona di Kembata Hadiya, a 250 chilometri dalla capitle Addis Abeba: Shelallà, appunto. Presentazione importante, con interventi importanti (tra gli altri il presidente dell'Unione Industriali, Daniele Pezzoni, il presidente della Camera di Commercio, Andrea Zanlari, l'assessore provinciale Gabriele Ferrari e il delegato comunale per l'Agenzia Associazionismo e Cooperazione Internazionale, Ferdinando Sandroni) con Giuliano Molossi, direttore della "Gazzetta di Parma", a fare da moderatore. Insomma, un evento. Nel nome della solidarietà. E anche della parmigianità, perché è il cuore dei parmigiani la "benzina" che fa marciare il motore di "Parma per gli altri", che è la prima e unica Ong (organizzazione non governativa) di Parma. E proprio di questo vogliamo parlare con il presidente dell'associazione, l'architetto Pier Luigi Bontempi, parmigianissimo, nato in borgo Felino 50 anni fa, moglie e due figli, medie alla Fra Salimbene, liceo scientifico all'Ulivi, laurea in architettura a Venezia, alla guida di "Parma per gli altri" da un anno e mezzo. Ecco dunque l'architetto Bontempi nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Come e quando è nata "Parma per gli altri"?
Nel 1989, su iniziativa di don Arnaldo Baga, che aveva appena lasciato la presidenza della Caritas. Tra i soci fondatori ci furono Licinio Ferretti, Giuseppe Iotti, Maurizio Bucci, il notaio Borri e anche mio padre Luigi.
Quali furono le prime iniziative dell'associazione?
Parma per gli altri si occupava, ovviamente, di sociale. E in particolare dei nuovi migranti. Poi nel '92...
Che cosa accadde nel 1992?
Le Suore della Divina Provvidenza, note a Parma come le Suore dell'Infanzia Abbandonata, chiesero aiuto per la costruzione di una scuola materna in Etiopia. Cominciò così il rapporto di Parma per gli altri con quel Paese africano.
Il libro che presentate domani a Palazzo Soragna e che è ricco di splendide fotografie della fotogiornalista parmigiana Alice Pavesi, è dedicato a Shelallà, dove opera da anni la vostra organizzazione. Dove si trova?
Nella zona di Kembata Hadiya, a 250 chilometri dalla capitale Addis Abeba. 
Nel libro questo villaggio è denominato Shelallà. Ma nel vostro sito è definito anche Shalalla, o Schallalla. Come mai?
Perché è difficile dare una traslitterazione esatta, visto che in quella zona c'è una grande varietà di lingue parlate, una settantina: dall'amarico al tigrignà, dal dirasha al tramai, dal boro al kooreté e via di questo passo.
Com'è questo villaggio?
Venticinquemila abitanti, con un'aspettativa di vita, alla nascita, di 50 anni. Dove 164 bambini nati vivi su mille muoiono prima dei cinque anni. Dove lo Stato spende per la salute 21 dollari a persona l'anno.
Ma voi che cosa fate? Costruite case, scuole?
No, i costi sarebbero troppo alti. Preferiamo migliorare, rendere più confortevoli, le costruzioni in fango che ci sono già. Organizzare in meglio la vita di quelle persone e insegnare loro come mantenere i risultati ottenuti. Poi, soprattutto, ci occupiamo di adozione scolastica a distanza.
Come avviene un'adozione scolastica a distanza?
La nostra organizzazione è impegnata nella promozione dell'alfabetizzazione in vari Paesi in via di sviluppo, come Etiopia, Eritrea, Sudan, Congo, Colombia e Mozambico. Il costo di un'azione è 40 euri all'anno. Si garantisce l'educazione scolatica di un bambino. Noi non siamo impegnati nel settore delle adozioni vere e proprie.
Lei da quando è impegnato in "Parma per gli altri"?
Dal 1994. Mio padre Luigi aveva vissuto in Africa, un continente che, anche dopo il ritorno in Italia, gli era rimasto nel cuore. Quindi, visto che era stato tra i fondatori dell'organizzazione e che io sono architetto, mi ha chiesto se potevo dare, come volontario, il mio contributo professionale. E l'ho fatto. Non mi interessava entrare nel consiglio, ma poi sono stato eletto. Infine, quando è scomparso don Baga, verso la fine del 2007, mi hanno convinto a diventare presidente.
Quali sono le strategie per aiutare i popoli dei Paesi in via di sviluppo a risolvere i loro problemi?
Una sola: aiutarli a progettare il loro futuro con le loro mani.
E quali sono i progetti realizzati in tutti questi anni?
Tanti, impossibile qui elencarli tutti. Ma parto da una notizia attualissima: abbiamo messo a punto la rete idrica per un bacino di utenza di 20mila persone.  No, l'acqua non arriva nelle case, però ci sono numerosi punti dove la gente può andare a prenderla. Distanti 200, 300, 400 meri dalle loro case. Prima dovevano fare cinque, anche sette chilometri per rifornirsi d'acqua. In passato, tra l'altro, abbiamo realizzato il collegamento alla linea elettrica proveniente da Hosanna, abbiamo provveduto alla formazione professionale (falegnameria, edilizia, meccanica) nella region del Gash Barka, in Eritrea, in collaborazione con Romagna per gli altri abbiamo formato e allestito la tipograia di Barentù, abbiamo ristrutturato le scuole di Shelallà, Koicho, Maldo e Gortha, nel 1990 abbiamo fatto partire il progetto, ancora in corso, delle adozioni scolastiche a distanza, in Etiopia, Eritrea, Mozambico, Sudan, RDCongo, Nigeria e Tanzania..."
Parma è una città incline alla solidarietà?
Direi di sì. E la prova è data dal centinaio di associazioni che si occupano di cooperazione internazionale. E poi ci sono le associazioni di volontariato. Sì, Parma è una città solidale.
È possibile l'integrazione a Parma?
Sì. È molto più facile farlo che deciderlo. Anche perché i parmigiani sono fondamentalmente aperti. Un ruolo importante lo può svolgere l'informazione.
Lei ha mai parlato, o parla, in dialetto?
Il dialetto è importante. Io lo conosco poco, ma qualche parolina la dico. E la insegno anche ai miei bambini, un maschio di 10 anni e una femminuccia di quasi 9.
Lei è architetto: che cosa pensa del progetto della metropolitana a Parma?
Io sono un tecnico e do una risposta tecnica, non politica. Sono contrario, e per un motivo molto semplice: perché quella studiata finora ha un bacino d'utenza troppo ristretto. Non ha senso fare una metropolitana che parte dalla stazione e arriva al Campus universitario.
Che cos'è per lei la parmigianità?
È riconoscere le proprie origini, senza enfatizzarle troppo però. Noi abbiamo sempre questa abitudine di attaccarci troppo ai soliti stereotipi, Verdi, la lirica, la buona cucina...
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) La copertina del libro "Shelallà"; 2) Il prsidente di "Parma per gli altri", Pier Luigi Bontempi; 3) Due donne nei campi di Shelallà /by Alice Pavesi ©/; 4) La fotogiornalista parmigiana Alice Pavesi; 5) Un'insegnante di Shelallà /by Alice Pavesi ©/; 6) La scuola pubblica di Shelallà; 7) La clinica Santa Maria di Shelallà; 8) Una suora della Congregazione della Divina Provvidenza con un bambino)

2 commenti:

Maganuco ha detto...

Altri con due elle?? No, dai...

pramzanserass ha detto...

Bella questa pagina di "parmigianita' ".
E' questa la strada giusta per diffondere storia ,cultura,valori di noi Pramzan.