O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


sabato 23 maggio 2009

Le interviste di Pramzanblog: Paolo Ampollini

FECI CANTARE A SORDI
UN PEZZO DELLA "TRAVIATA"
Il presidente di Parma Lirica è una delle "istituzioni musicali" della città - Ha invitato e fatto cantare i cantanti più famosi, da Del Monaco a Di Stefano, dalla Tebaldi a Nucci - Ha conosciuto grandi personaggi dello spettacolo e della scienza - E lunedì 25 maggio un grande amico di Parma Lirica, Leo Nucci, il celebre baritono bolognese, canterà all'Auditorium Paganini in un concerto benefico, organizzato dal Coro Tebaldi  - C'è già il tutto esaurito
Alberto Sordi lo chiamava Geppetto, perché ha un laboratorio artigiano di falegnameria. È andato a cena con Albert Sabin, l'inventore del vaccino contro la poliomielite. Ha parlato in dialetto stretto con Lino Ventura, il grande attore parmigian - francese. Ha ospitato Bernardo Bertolucci e Ugo Tognazzi. Ha conosciuto ed è diventato amico (nella maggior parte dei casi) dei grandi che hanno fatto la storia della lirica. Da Del Monaco  alla Tebaldi, dalla Simionato a Di Stefano, da Bergonzi a Kraus. A Pavarotti, a Bruson, a Giacomini, a Nucci, a Raimondi, a Pertusi... Anche lui è un figlio dell'Oltretorrente. Il suo nome è Paolo Ampollini. Un nome importante a Parma. Perché è sinonimo di amore per la lirica, componente fondamentale della parmigianità. Perché è presidente, da una vita, di Parma Lirica, benemerita associazione che ha saputo portare nella sua sede, a cantare, i nomi di grandi. Eccolo dunque, l'Ampollini, nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Quando è nato, Ampollini?
Il 31 maggio di tanti anni fa.
In che anno, precisamente?
Non si offenda, ma non glielo dico.
Dove è nato, allora?
A Parma, certamente. In Oltretorrante. In via Nino Bixio per la precisione. Da una famiglia di mobilieri. È da 110 anni che gli Ampollini hanno un laboratorio artigiano di falegnameria. Cominciò mio nonno, Dialma. Poi sono andati avanti mio padre Asdrubale e mio zio Guido. Poi è toccato a me, che sono ancora sulla breccia, ma che ho già passato il testimone a mio figlio Davide, che si è diplomato maestro d'arte al Toschi.
Che cosa ricorda della sua infanzia?
La guerra. La paura. Noi bambini che giocavamo per le strade, nelle sere d'estate, senza pericoli. Le donne sedute sulle sedie nei borghi, a ciciarär... Le case con il bagno di fuori, uno per tutti... Il gioco della rana, che però io ho solo visto giocare... Le osterie di una volta, Gastaldi, Il sordo, il Gai, la La Trattoria Nord, che è diventata poi la prima sede di Parma Lirica...
Ecco, come è nata Parma Lirica?
Da una scissione. Sa come va la vita: a un certo qualcuno si stanca di stare dentro a una famiglia e ne vuole formare un'altra. Io e altri eravamo soci della famosa "Tampa lirica" di via Nino Bixio al numero 88. Un giorno abbiamo deciso di cambiare. Di metterci "in proprio".
Chi furono i fondatori?
Lorenzo Màscari, scomparso l'anno scorso, Gigètt Mistrali, chiamato da tutti "al comendadór" e il sottoscritto. Il primo presidente fu Dante Bertolazzi. Poi Orazio Tosi, che è morto giovane. Gli abbiamo intitolato un premio: la prima edizione la vinse Michele Pertusi, l'ultima, la ventesima, il tenore Francesco Meli. E poi sono arrivato io. Da una ventina d'anni.
Quando le è nata, Ampollini, la passione per la lirica?
Fin da bambino. Si ascoltavano le opere alla radio. E poi nelle osterie dei borghi c'erano i coristi, che cantavano sempre romanze. Mio padre Asbrudale, inoltre, era amico di Bogliàn, il padre del celebre soprano Mercedes Fortunati... Ricordo che avevo 11 anni quando mi portò al Teatro Ducale. C'era la Bohème con la Renata Tebaldi ancora non famosissima. Una folgorazione. Poi cominciarono ad arrivare in casa i dischi delle opere, a 78 giri. Il grammofono era sempre in funzione. 
Da quando è entrato in Tampa Lirica e poi in Parma Lirica, chissà quanti cantanti ha conosciuto...
Be', un esercito. Fare i nomi vuol dire ripassare la storia della musica lirica italiana. Da Tito Schipa a Ferruccio Tagliavini, da Mario del Monaco a Giuseppe Di Stefano, dalla Magda Olivero alla Giulietta Simionato... Con Renata Tebaldi ero diventato molto amico. E pure della Magda. Peccato che non sono mai riusciti a far venire da noi la Maria Callas. Doveva venire con Di Stefano... Anche Luciano Pavarotti avevamo invitato, ma non è mai venuto.
Quando apriste la sede di Parma Lirica in via Turchi 4?
Attorno al '70. Chiudeva, appunto, la Trattoria Nord e riuscimmo ad avere i locali con una cifra d'affitto molto, molto ragionevole. Le spese per i lavori ce le sobbarcammo tutti noi. In quella sede sono venuti molti "grandi". E pensare che non era una sede "a norma". Quando vennero Del Monaco e la Tebaldi c'era pieno zeppo. Le persone erano "incollate" l'una all'altra e... non c'erano le uscite di sicurezza...
Nella nuova sede di via Gorizia 2, invece...
Be', più sicura di così. Abbiamo occupato, da una quindicina d'anni, parte dell'ex sede dei Vigili del fuoco... Qui tutti è a norma.
Lei ha conosciuto, diventandone amico, non solo cantanti lirici...
Certo. Alberto Sordi, per esempio. Venne a Parma dieci anni fa, precisamente il 7 maggio 1999. Era da due anni che gli facevo la corte. Finalmente mi chiamò il suo agente: "Possiamo venire a  Parma". Erano i tempi del suo film "Incontri proibiti" con Valeria Marini. Organizzai una serata benefica, al Cinema Teatro Astra. Albertone amava la musica, gli piaceva cantare. Lo feci cantare sul palcoscenico dell'Astra. Aveva una bella voce di basso. Accennò il pezzo finale del dottor Grenvil. Quello che fa: La tisi non le accorda che poche ore...
Che rapporto ebbe con Alberto Sordi?
Breve ma intenso e divertente. Mi chiamava Geppetto perché, diceva, ero un maestro d'ascia.
Chi ha conosciuto, anche, al di fuori dell'ambiente musicale?
Il dottor Albert Sabin, quell'antipolio. Era un grande appassionato di lirica. L'ho portato in piazza del Duomo e al Castello di Torrechiara. E poi i Bertolucci. Bernardo due volte, una nelle vecchia secde, con Ugo Tognazzi e una nella nuova. Il padre, Attilio, per la presentazione di un libro, in via Gorizia. Ma anche Lino Ventura, grande attore, grande parmigiano. Viveva in Francia, però era rimasto parmigiano dentro. E con me parlava il dialetto.
Oltre ai concerti che organizzate, c'è un altro "fiore all'occhiello" di Parma Lirica?
Certamente. Il concorso "E lucevan le stelle", riservato ai ragazzi musicisti dai 5 ai 14 anni, giunto quest'anno alla seconda edizione. E con grande successo. L'anno scorso parteciparono 90 ragazzi, quest'anno 130. È uno spettacolo condotto e progettato da Patrizia Monteverdi e Cristina Bersanelli. La giuria di quest'anno era presieduta da Claudia Termini.
Lunedì prossimo 25 maggio, all'Auditorium Paganini, ci sarà l'atteso concerto benefico a favore del terremotato Conservatorio di L'Aquila. Con il grande baritono Leo Nucci. E il tenore Antonio Corianò. E il Coro Renata Tebaldi diretto dal maestro Sebastiano Rolli, con i solisti Maria Giovanna Pattera, Luigi Rossetti e Massimiliano Catellani. E il coro di voci bianche "Ars Canto" del Teatro Regio. Quindi euro spesi bene, perchè serviranno a dare una mano al Conservatorio aquilano duramente colpito dal terremoto. Lo scopo è già stato raggiunto: tutto esaurito. Questo concerto si doveva tenere a Parma Lirica...
Sì, le spiego come sono andate le cose. Volevamo far cantare Nucci, vecchio amico da 34 anni e non a caso presidente onorario del Coro Tebaldi, che non è il "nostro coro", ma ha sede qui da noi. Ebbene, c'è stato il terremoto e si è pensato allora di fare le cose più in grande. In una sede più ampia e più prestigiosa.
Lei è amico di Nucci, appunto, da 34 anni...
Sì. Si esibì a Parma Lirica la prima volta nel 1975. l'avevo conosciuto poco tempo prima a Brisighella. Lo invitai perché avevo capito che era troppo bravo....
Ormai Nucci considera Parma come la sua seconda città, dopo Bologna.
È vero. È venuto nella nostra città un sacco di volte. Per noi di Parma Lirica ha già fatto ben cinque concerti al regio. Qui ha un sacco di amici. Pensi che avevo proposto al Comune di dare a Nucci la cittadinanza onoraria e invece...
E invece...
Niente. Non è successo niente. E mi domando ancora perché. Tra i non parmigiani, più pramzàn di lui non ce n'è. E sono sicuro che Nucci ne sarebbe felicissimo.
Anche Pramzanblog si affianca alla sua richiesta. Nucci lo merita.
Meglio così. In più siamo, a chiederlo... chissà che non si muova qualcosa...
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Paolo Ampollini; 2) Un fotogramma dal filmato della Settimana Incom su Tampa Lirica, nel 1951; 3) Il presidente Ampollini consegna a Leo Nucci la "chiave" di "Parma Lirica"; 4) Leo Nucci nel 1975, durante la sua prima visita a Parma Lirica; 5) Ampollini con Alfredo Kraus; 6) Durante un discorso; 7) Ampollini con il maestro Bruno Bartoletti; 8) Da destra: il presidente Ampollini, Mercedes Carrara Verdi, la segretaria di "Parma Lirica" Patrizia Monteverdi e la consigliera Marisa De Pietri; 9) Alcuni dei protagonisti del Festival Verdi 2007 sul palcoscenico dell'Auditorium di Parma Lirica)

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