O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 21 maggio 2009

Le grandi famiglie storiche: Dalla Rosa Prati -2-

POLITICI, SCIENZIATI
MUSICISTI, SPORTIVI E POETI
La marchesa Zaira Dalla Rosa Prati apre per Pramzanblog l'archivio storico di famiglia per raccontare le storie dei suoi personaggi più illustri

Chi fu a portare Correggio a Parma per affrescare la cupola del Duomo? Un Dalla Rosa Prati. Chi fu a scoprire le proprietà terapeutiche delle acque salsoiodiche di Salsomaggiore? Un Dalla Rosa Prati. Chi fu podestà di Parma tra il 1815 e il 1821? Un Dalla Rosa Prati. Chi fu sindaco di Parma tra il 1875 e il 1877? Un Dalla Rosa Prati. Chi cadde in disgrazia con il duca Carlo di Borbone e finì per tre mesi nel carcere di Bardi? Un Dalla Rosa Prati. Insomma, nella storia grande e piccola di Parma prima o poi un marchese Dalla Rosa Prati ce lo trovi sempre. Del resto, quindici secoli di storia che pesano sulla spalle di questa storica famiglia non sono bruscolini. In un precedente articolo, attraverso le parole del giovane marchese Vittorio, abbiamo visto come i Dalla Rosa Prati vivono adesso, con qualche breve accenno al passato. Ma questa famiglia ha lasciato così profondi segni nella città che non è possibile "sorvolare" sulla sua storia. Così siamo tornati sui nostri passi per conoscerla un po' più di vicino, attraverso la cortese disponibiltà della madre di Vittorio, la marchesa Zaira Grossi Dalla Rosa Prati, moglie del marchese Guidobaldo, che sposò, in ossequio alle tradizioni avventurose della famiglia, in volo. È lei che ci ha accompagnato in questo viaggio nel tempo con l'aiuto della "storia di famiglia" raccolta con pazienza certosina e scritta dal marchese Sisto, che fu consigliere comunale del Pli dal 1964 al 1970. Anche perché ora è proprio lei a dedicare parte del suo tempo a riordinare e catalogare i preziosi documenti dello sterminato archivio di famiglia.
Cominciamo dunque, marchesa, da uno degli antenati della vostra famiglia che più hanno lasciato il segno, il marchese Scipione, quello che portò Correggio a Parma per fargli affrescare la cupola del Duomo...
Sì, Scipione aveva sposato in seconde nozze, nel 1507, Caterina, la sorella della Badessa Giovanna Piacenza, della quale divenne amministratore, al posto di Stefano Garimberti. Fu proprio lui, sì, a far firmare ad Antonio Allegri, il Correggio appunto, il contratto per l'affresco della cupola del Duomo. Scipione fece anche costruire a sue spese la tribuna sopra l’altare maggiore della Steccata.

Il marchese Filippo Rolando Marcello, che visse dal 21 gennaio 1763 al 19 dicembre 1827, fu uno degli uomini più colti del suo tempo...
È vero. Fu gentiluomo di camera del duca Ferdinando Borbone, fece parte dell'Accademia degli Scelti, lasciò un diario, una specie di storia di Parma del suo tempo, fu "pastore àrcade", con il nome di Filargirio e scrisse numerosi sonetti. Fu socio dell'Accademia filarmonica parmense, dal 1815 al 1821 fu anche podestà di Parma. Fu nominato inoltre presidente della facoltà legale dell'università, nel 1795, incarico che mantenne fino alla soppressione dell'ateneo per opera del governo francese. Con la restaurazione dell'università, nel 1814, fu nominato presidente e consigliere di Stato effettivo dal Duca Ferdinando. Fu anche cavaliere dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, del quale fu in seguito commendatore.
Ci fu un Dalla Rosa Prati che finì in carcere a Bardi per tre mesi, per volere del Duca Carlo di Borbone. Che cosa combinò?
Era Lodovico Maria, nato il 28 agosto 1794 e scomparso il 31 dicembre 1866. Lodovico, che era figlio di Filippo e di Paola Sanvitale, forse finì in carcere per una questione in fondo banale. Si oppose a un cambio delle divise. Fu considerata, evidentemente, una "ribellione" nei confronti del duca Carlo di Borbone. Lodovico Maria era un uomo molto colto. Scriveva in italiano, francese, inglese e spagnolo. Nell'archivio di famiglia c'è una stupefacente lettera di Neipperg a Lodovico nella quale lo invita a dare una sistematina ai viottoli dei boschi di Sala, affinché non restino danneggiate le "scarpette della Duchessa Maria Luigia". Fu tra l'altro ciambellano di Maria Luigia, nel 1825 e poi podestà e sindaco di Collecchio. Sposò Luigia Sanvitale.
E un figlio di Lodovico Maria, Giulio, fu paggio di Maria Luigia...
Sì, Giulio, che nacque nel 1815 e morì a 85 anni, nel 1900. Fu tra i paggi dal 1826 fino al compimento del diciottesimo anno, in ossequio ai regolamenti di allora. Nella sua vita Giulio fu membro dell'Anzianato di Collecchio, e poi sindaco. Fu anche l’organista della chiesa del paese e della Cattedrale di Parma. La Gazzetta di Parma riporta che il 30 agosto 1840, in occasione dell’onomastico di Maria Luigia, in quella chiesa diresse l’orchestra dell’Accademia Filarmonica di Parma in due sue composizioni sacre, un Te Deum e un Tantum ergo. Giulio compose anche la musica di un melodramma, L'arciero, su libretto del marchese Filippo, il "pastore àrcade".
E vero che ci fu un Dalla Rosa Prati che guarì dal colera?
Era Ferdinando Maria Pietro, nato nel 1818 e scomparso nel 1885. Era figlio di Ludovico e di Paola Sanvitale. Risiedette a Collecchio nella villa Dalla Rosa e a Parma in queto palazzo di via al Duomo. A diciott'anni, nel 1836, contrasse il colera ma, curato dal dottor Timoteo Riboli, nel giro di otto giorni riuscì ad avere ragione di quel male che tante vittime mieté nel Parmense. Ferdinando Maria fu consigliere anziano del Comune di Collecchio dal 1855 al 1879.
Un altro Dalla Rosa Prati che lasciò il segno fu Guido (1821 - 1882) che fu deputato e sindaco di Parma. È vero che fu lui a scoprire le doti terapeutiche delle acque salsoiodiche di Salsomaggiore?
Proprio così. Guido, che era figlio di Pietro Maria e della marchesa Clementina Paveri, fu tra i nove professori dell'Università destituiti da Carlo di Borbone per motivi politici. Dovette lasciare Parma perché fortemente indiziato come avverso al regime ducale di Carlo III. In quel periodo dimorò a lungo a Trefiumi, nell'Appennino parmense, in una casa al centro del Paese. Progettò in quel periodo anche una fontana, che fu chiamata "la fontana dal marchés".
Dopo l'assassinio del Duca in via Santa Lucia, l'attuale via Cavour (a proposito, l'attentatore, il sellaio Alfonso Carra, fuggì proprio passando dal cortile del nostro palazzo) fu richiamato all'insegnamento. Guido fu tra gli scopritori delle Fonti termali di Salso, con Berzieri e Valentini. Ebbe infatti la concessione delle saline di Salsomaggiore e grazie al suo intuito scoprì e lanciò le acque salsoiodiche. Scoprì anche le Saline di Trapani. Nella città siciliana è stato anche scritto un libro su di lui e c'è un museo dedicato alle Saline. Dopo l'unificazione d'Italia Guido fu tra i 540 soci della Società Nazionale Italiana il cui motto era "Indipendenza e Unificazione". Come colonnello della Guardia nazionale, istituì una scuola di musica annessa alla banda. Fu deputato di Langhirano e in seguito per il primo collegio di Parma, per il partito monarchico costituzionale. Fu sindaco di Salsomaggiore (1863-1874) e di Parma (1875-1877), consigliere comunale e provinciale. Era anche un uomo di grande cultura. Un letterato. Scrisse poesie, romanzi e commedie in dialetto parmigiano.
Suo suocero Lodovico, nato nel 1879, scomparso nel 1972, e sposato con Maria Guardasoni, fu campione nazionale di tiro a segno, con la carabina...
Non solo. Era un grande appassionato della caccia e un amante delle auto. Ci sono foto del suo viaggio da parma a Parigi ai primi del Novecento. Bisognava essere avventurosi per fare viaggi del genere, a quei tempi. E poi era anhe appassionato di fotografia. Fu tra i soccorrritori del terremoto di Messina nel 1908. In quel'occasione fece un sacco di fotografie e le stampò lui stesso. Durante la guerra 1915 - 1918 mio suocero ebbe l'incarico di comandare il traffico ferroviario Parma - Spezia.
Anche il marchese Sisto, nato a Torino nel 1901 e scomparso a Sala Baganza, ha lasciato il segno nella storia della famiglia e di Parma...
Be', certamente. Era ingegnere e ricevette l'incarico di fabbricere del Duomo. Si adoperò, con Borri, del primo restauro della cupola correggesca del Duomo. Fu anche presidente della giunta dell'Ordine costantiniano di San Giorgio e fu lui a volere l'impianto di riscaldamento alla Steccata. Fu consigliere comunale del partito liberale dal 1964 al 1970. E poi ebbe il grande merito di mettere insieme la storia della famiglia Dalla Rosa Prati. È grazie al suo impegno, alla sua pazienza e alla sua abnegazione che ora possiamo raccontare, anche nei particolari, la storia di questa nostra antica famiglia con 15 secoli di storia sulle spalle.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) L'albergo geneologico dei Dalla Rosa Prati, 2) La marchesa Zaira Grossi Dalla Rosa Prati, 3) L'archivio storico della famiglia; 4) Barbara Malaspina, madre del marchese di Filippo Dalla Rosa Prati; 5) Filipppo (1763 - 1827); 6) Una serata a teatro: nel palco il marchese Lodovico con la moglie Maria Guardasoni; 7) Una delle foto scattate dopo il terremoto di Messina del 1908 da Lodovico Dalla Rosa Prati; 8) La famiglia negli anni Settanta, con il marchese Lodovico, la moglie Maria, il figlio Guidobaldo on la moglie Zaira e i loro figli; 9) Il matrimonio in chiesa di Guidobaldo e Zaira Grossi; 10) La marchesa Zaira prima dello scambio degli anelli in volo; 11) Guidobaldo (a destra) con il figlio Guido; 12) La marchesa Zaira con i suoi nipoti).

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