/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

Un po' in anticipo....


lunedì 20 aprile 2009

Le grandi famiglie storiche: Dalla Rosa Prati -1-

SULLE NOSTRE SPALLE
15 SECOLI DI STORIA
"Il nostro casato", dice il marchese Vittorio, 43 anni "ha avuto origine tra il 400 e il 500 del primo Millennio, a Sassuolo, ma le origini parmigiane risalgono alla fine del dodicesimo secolo" - "Il blasone è di stimolo per affrontare le sfide attuali" - "Come abbiamo trasformato il nostro palazzo di piazza Duomo in un resort" - "Sto lanciando una novità per Parma: il temporary shop"

Da via del Duomo i turisti camminano lesti, smaniosi di trovarsi di fronte alle due meraviglie, il Duomo e il Battistero. Poi, arrivati nella piazza, restano estasiati a guardare. E a scattare foto. Se non hanno un cicerone, prima di entrare nelle due meraviglie, si mettono a leggere le guide che hanno tra le mani. Leggono e guardano. Guardano e leggono. Molti di loro non sanno che lì, proprio lì, davanti ai loro occhi, c'è un'altra meraviglia. Una famiglia. La storia di una famiglia dall'antico blasone. Un palazzo. La storia di un palazzo dove nacque il più antico e il più celebre cronista di Parma, Fra Salimbene (che rischiò di morire a tre anni, durante un terremoto). Il Palazzo Dalla Rosa Prati. Narrano gli storici che nella










"piazza di San Ercolano", poi diventata Piazza Vecchia e infine Piazza del Duomo, già nel 1222 esisteva una casa, proprietà della famiglia degli Adami, casa dove appunto ebbe i natali
Fra Salimbene, l'autore della celebre Chronica. Nel quindicesimo secolo il palazzo fu acquisito da una grande famiglia nobile del tempo, i Prati, avvocati da generazione in generazione, che nel diciassettesimo secolo furono insigniti del titolo di Marchesi di Collecchio. Ai tempi del duca Ranuccio I Farnese la figlia del marchese Marcello Prati andò in sposa al marchese Pier Luigi Dalla Rosa e da quel momento la Casata assunse il doppio cognome di Dalla Rosa Prati. Ed è proprio con questo prestigioso Casato che voglio aprire una nuova sezione di Pramzanblog, quella dedicata alle "Grandi famiglie storiche di Parma".

Il mio interlocutore è il marchese Vittorio, 43 anni, figlio di Guidobaldo, e fratello di Guido, Lodovico e Maria Francesca. Nonché responsabile della conduzione del Palazzo che, in una sua ala, è stato trasformato in una splendida struttura extralberghiera, con sette esclusive suites (Ortensia, Scipione, Fiordiligi, Lucrezia, Ermione, Violetta, Ginevra) una più bella dell'altra, dove gli ospiti sono trattati come amici di famiglia.

Le pesa un po' sulle spalle un blasone così antico? È solo onore o anche un onere?
Non sento alcun peso nel "portare" tale blasone, anzi mi è di stimolo per affrontare con forza le sfide attuali. Riguardo all' onere... beh questo si fa invece sentire.... perché contrariamente a quanto si può pensare, oggi le famiglie storiche difficilmente vivono di rendita, ma è anzi richiesto loro uno sforzo ben superiore alla media per non disgregarsi.
Quali sono i titoli nobiliari della sua famiglia?
Marchesi di Collecchio, Collecchiello e Madregolo.








Che sensazione provò quando le spiegarono chi fu Fra Salimbene e che lei era nato proprio dove era nato lui?

Ci è sempre stato insegnato di vivere con grande naturalezza e modestia la fortunata storia della famiglia. Perciò fu piacevole scoprire di Fra Salimbene, ma niente di più.
Da bambino era curioso di conoscere la storia dei suoi antenati?
Purtoppo no e ne pago oggi le conseguenze.... devo ammettere che spesso parlando con storici, scopro che ne sanno molto più loro di me.








Si dava un po' d'arie?
La nostra educazione è stata basata sull' essere nel presente e perciò non potevo darmi arie per un passato per noi assolutamente naturale e ripeto, tramandato con grande modestia. Forse questo ha anche influito negativamente, in quanto oggi un po' di immodestia sembra servire ...
Quando e dove ha avuto origine la sua famiglia?
A Sassuolo, negli anni 400 o 500 del primo millennio. Le origini parmigiane risalgono alla fine del dodicesimo secolo.
Che cosa ha imparato di Scipione Dalla Rosa, l'uomo che , amministratore della Badessa Giovanna Piacenza, commissionò a Correggio i celebri affreschi della Camera di San Paolo?
Che fu lui, appunto, a far venire a Parma Correggio e fargli firmare il contratto. E che fu sempre lui a ordinare la Palatina. Ma, devo ammettere, non sono molto ferrato sulle storie dei miei antenati. So che Filippo, vissuto tra il Settecento e l'Ottocento, fu consigliere intimo di Maria Luigia, so che Guido fu deputato e sindaco di Parma scoprì le doti salsoiodiche di Salsomaggiore, so che Sisto fu, negli anni Sessanta, consigliere comunale del PLI. Ma poco di più. Ne sanno molto di più i miei.
Nessun problema. Degli avi avremo tutto il tempo per parlarne. Lo faremo con un prossimo articolo. Però suo nonno Ludovico l'ha conosciuto... Fu campione nazionale di tiro a segno...
Sì, è stato anche tra i fondatori e sostenitori del tiro a segno di Parma e, come anche mio padre, un grande appassionato di caccia.
Lei è il più giovane dei quattro figli di Guidobaldo, classe '26 e Zaira Grossi. È vero che suo padre è un grande appassionato del volo e che sposò sua madre proprio in volo?
Oltre alla caccia anche il volo è una passione di famiglia. Sì, i miei genitori si sono sposati in volo. Mio padre ha avuto una vita piena di avventure, raccontata in un libro e che adesso il regista parmigiano
Luca Mazzieri sta raccontando in un film - documentario. Anche noi figli abbiamo un po' preso da lui. La passione per il volo, per il mare e lo spirito d'avventura. Nel 1988 siamo stati i primi ad attraversare il Tirreno da Pisa alla Sardegna con un deltaplano a motore munito di scafi per l' ammaraggio. Ci siamo alternati ai comandi dall' alba al tramonto.... allora erano mezzi "primordiali, molto lenti. Complice una semplice bussola a mano ed una fortissima maestralata sulle Bocche di Bonifacio, abbiamo impiegato davvero tanto tempo... ma è stato divertente.








Chi sono i suoi fratelli?
Il primogenito, Guido, è il direttore del Poliambulatorio Dalla Rosa Prati che è diventato un fiore all'occhiello della sanità parmigiana. Poi in ordine di età ci sono Lodovico, amministratore storico della famiglia, maggiormente votato alla conduzione e sviluppo del ramo agricolo e Maria Francesca che, architetto, oltre a gestire i suoi quattro figli, aiuta assieme alla mamma nella ristrutturazione e nell'arredo degli immobili.






Lei quando è nato?
Il 3 novembre 1965, sono sposato con Caterina Coriani e abbiamo una bambina, Olivia, che frequenta la scuola "Laura Sanvitale".
Dove ha compiuto gli studi?
Le elementari e le medie all'Istituto de La Salle, così come i miei fratelli Guido e Lodovico. Poi ho fatto il liceo scientifico al Maria Luigia. Dopo mi sono iscritto a medicina, però ho cambiato facoltà e ho preso la laurea in pedagogia. Per dieci anni ho girato il mondo come dirigente industriale, poi ho cambiato attività e ho cominciato a occuparmi del palazzo di famiglia, che abbiamo trasformato, parzialmente, in resort.
È stata una sua idea?
Andiamo per ordine. Tutta la famiglia ha preso la decisione di ristrutturare il palazzo. Poi i miei fratelli hanno pensato di destinare un'ala al resort. E lo dirigo io. Io invece ho avuto l'idea del temporary shop.
Che cos'è un temporary shop?
Lo dice la parola, un "negozio temporaneo". Ospita, per un breve periodo di tempo, un'azienda che vuole pubblicizzare e vendere un suo prodotto. Ha già avuto ottimo riscontro all'estero e sta prendendo piede anche in Italia. Ma a Parma siamo i primi. Oltre al Temporary Shop, le sale in cui si sviluppa il progetto saranno anche adibite a Temporary café, temporary taste, temporary show room ed abbiamo già in calendario diversi interessanti eventi e mostre d' arte. L' inaugurazione è prevista per il 7 maggio.





Parma non è più abitata soltanto da "pramzàn dal sas", ma da migliaia di persone di altri Paesi. Crede possibile l'integrazione?

Assolutamente sì. Io stesso assisto tanti stranieri ad inserirsi oltre che come residenza (grazie al residence ed alla agenzia immobiliare di famiglia) anche nel tessuto sociale di Parma. Questo a tutti il livelli, partendo da dirigenti dell'Efsa al nostro personale di servizio, in maggioranza extracomunitario e che è letteralmente entrato a fare parte della famiglia. Penso però sia fondamentale che l' integrazione sia reciproca, intesa come diritti e doveri.
Conosce il dialetto, l'ha mai imparato, magari per divertimento?
Certo, lo conosco e mi piace tantissimo! Purtoppo non sono molto bravo, ma mi piace tanto ascoltarlo. Conoscevo una persona che sapeva distinguere e riconoscere perfettamente la località dall'accento e dalla pronuncia del dialetto! Pensate, riconoscere la differenza di inflessione di S. Lazzaro da quella della Crocetta, a cinque chilometri di distanza!










Crede nella sua importanza? Lo insegnerebbe a sua figlia?
Sì, credo nell' importanza di conoscere e mantenere il dialetto. Abbiamo una storia e tradizioni che vanno mantenute perché parte integrante della nostra cultura. Già mia figlia di 7 anni inizia scherzosamente con qualche battuta!
Che cos'è per lei la parmigianità?
Parmigianità, per me, è essere profondamente legati alle radici, ma con la mente ed il cuore in una dimensione superiore. Oggi tale dimensione penso sia rappresentata dalla "internazionalità" che Parma sta vivendo. Dobbiamo proiettarci fuori confini e saperci guardare con gli occhi degli stranieri per poter essere al passo con i tempi ed efficaci nelle reazioni. Secondo me un bell' esempio di parmigianità è rappresentato dall'amico Enrico Frambati, il primo parmigiano che si abbonò alle partite del Parma e che ancora tifa crociato assistendo allo stadio a tutte le partite in casa; ha 94 anni e non ne ha mai persa una di sua volontà fin da quando, saltando di nascosto il cancello dell'orfanotrofio, correva allo stadio! Ovviamente salvo qualche periodo di guerra, prigionia ed altre "leggere" vicissitudini ... Trovo sempre molto stimolante trascorrere un quarto d'ora con lui. Parmigianità è la sua l'allegria, è la battuta pronta e l' ottimismo con cui ancora oggi affronta la vita, sempre, ovviamente, in sella alla sua bicicletta. Quando al compiere dei 90 anni gli pubblicarono mezza pagina sulla Gazzetta di Parma, con tanto di foto in Piazza Duomo, nel titolo il cronista sbagliò totalmente il cognome .... e Frambati, letto l' articolo mi replicò: "co' vót ch'a sìa .... mi m'n'éra gnan' acòrt" !!!! .... e del resto, da un personaggio che ha portato la moglie in viaggio di nozze da Borgo delle Colonne a via Paradigna sulla canna della bici prestata da amici, che altra risposta ci si poteva attendere ....
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) La famiglia Dalla Rosa Prati al completo, con genitori, figli e nipotini; 2) Il Palazzo Dalla Rosa Prati, in parte residenza di famiglia, in parte lussuoso resort nel cuore della città; 3) Vittorio Dalla Rosa Prati; 4) La famiglia nei primi anni Settanta: il marchese Lodovico con la moglie Maria, il figlio Guidobaldo con la moglie Maria e i loro quattro figli:Lodovico, Vittorio, Maria Francesca e Guido; 5) Guidobaldo Dalla Rosa Prati accanto al suo aereo e ad alcune delle tantissime coppe vinte in manifestazioni aeree; 6) Il marchese Guidobaldo in volo rovesciato; 7) Il libro in cui Guidobaldo ha raccontato la sua vita avventurosa); 8) Da sinistra: Lorena Paolucci, il marito Guido, Guidobaldo e Caterina Coriani; 9) Il Poliambulatorio; 10) Zaira Grossi Dalla Rosa Prati con i figli Maria Francesca e Vittorio; 11) Vittorio con la moglie Caterina e la figlioletta Olivia di pohi mesi a Cavallo, in Corsica; 12) Vittorio con la moglie Caterina e la figlia Olivia in una foto di pochi giorni fa; 13) "Caccia grossa" in mare, con splendidi esemplari di dentici; 14) Vittorio in volo).

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