/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

martedì 31 marzo 2009

Quelli che il teatro dialettale... -4-

La Risata
"IN-T-LA FÒLA 'D CENERENTOLA
A GH'ÈMMA MISS
LA STÒRJA 'D PÄRMA"
"La nostra compagnia", dice Roberto Veneri  "ha preso il nome da quella "storica" di Montacchini, Clerici, Lanfranchi, Magnanini - "Da noi non ci sono mattatori" - "Abbiamo fatto diventare pramzàn Jorge Amado, Eduardo e Totò" - "Sabato sera, al teatro di Corcagnano, rappresenteremo "Crispén l'à véns al lòt"





La risata: nome storico. Nome di quella gloriosa compagnia che rispondeva, ai tempi d'oro, ai nomi dell'Olimpo del teatro dialettale parmigiano: Giulio e Italo Clerici, Paride Lanfranchi, Alberto Montacchini, Emilia Magnanini. Ma nome anche, da una quindicina d'anni, di una nuova compagnia che ha deciso di accollarsi gli onori e gli oneri di un'eredità pesante. Perché "La risata" di ieri ha lasciato un segno profondo. Perché "La Risata" di oggi è costretta, con un nome così, a rinvendire tempi lontani, dimostrando di non aver usurpato nulla. Ma Roberto Veneri, l'anima di questo gruppo, e tutti gli altri che gli stanno intorno ("Qui non c'è un capocomico", dice Veneri "siamo tutti importanti uguali") sono troppo intelligenti per cadere nel tranello dei paragoni. "Siamo mossi dall'entusiasmo, dall'amore per Parma, per il dialetto", dicono "e pensiamo solo a questo".
E allora sentiamolo questo Veneri, portavoce di tutta la Compagnia "La Risata". Cinquantotto anni, studi all'Iti, una vita prima da commesso poi da rappresentante, una moglie che calca con lui i palcoscenici, Amelia Venturini (anche autrice), una figlia, Sabrina, che l'ha reso nonno di una bambina, Giulia, di 3 anni, che già si avventura in qualche parolina in dialetto.
Quando ha cominciato a recitare?
Negli anni '73, '74. Quando sono arrivato nei "Nuovi". Con Aldo Pesce. Con Alessandro Bottura. Poi è entrato Franco Ferrari. Allora erano tempi duri. Non c'era ancora la Consulta dialettale, le varie compagnie si facevano la guerra.







Che ricordi ha di quel periodo?
Favolosi. Ho passato momenti strepitosi con i Nuovi. Poi però la compagnia si è sciolta e allora io ho fondato la Ducale 61, con alcuni dei vecchi "Nuovi" e con attori nuovi. Eravamo verso la fine degli anni Ottanta. Ci appoggiavamo al circolo dei dipendenti comunali, in viale Mentana. Siamo andati avanti per cinque, sei anni. Poi sono sorte discussioni, divergenze, e anche questa compagnia è giunta al capolinea.. Da quel momento ci siamo guardati intorno per capire che cosa fare. 
Poi la sua strada e quella di Franco Ferrari sono riunite...
Sì. È andata così. Franco, dopo essere uscito dai "Nuovi" aveva formato la Compagnia Emilia Magnanini. La sua spalla era la Giordana. Io ero fermo. Una sera Ferrari mi chiama e mi fa: "Perché non vieni a vederci?". Andai. Ed entrai nella "Magnanini".  Dopo la scomparsa di Emilia, con Ferrari pensammo di creare un gruppo nuovo. E gli abbiamo dato, appunto, un nome storico: "La risata".








Quale fu la prima commedia?
Preparammo una commedia scritta da Ferrari, La fijàstra äd Carlón. Cominciammo a provare. Tre mesi, sei mesi, un anno. Non eravamo mai pronti. A un certo punto, a sorpresa, Ferrari disse: "Mi ritiro. Ti lascio tutto". Così andai avanti io. Mettemmo finalmente in scena La fijàstra äd Carlón, di Ferrari, che però si firmava Ferron Cafarri.  Dire che fu un successo sarebbe dire una bugia.









E allora?
Allora puntammo su una seconda commedia di Ferrari, La mojéra dal dotór, che era un po' più brillante, ma si rivelò egualmente un altro mezzo disastro. Ormaiperò  la strada l'avevamo presa e non ci passava nemmeno per il cervello di abbandonarla. Così puntammo sulla rielaborazione teatrale, in dialetto, di un celebre romanzo di Jorge Amado, Donna Flor e i suoi due mariti, che con noi è diventata Du j'én méj che vón, grazie all'adattamento di mia moglie Amelia Venturini e di Roberto Tinelli, che allora lavorarono insieme con Patrizia Tragni.  Ormai la strada era tracciata. Dopo Amado ci rivolgemmo al grande Eduardo De Filippo, al quale "strappammo" La fortuna si diverte, diventata Crespén l'à véns al lòt (che rappresenteremo sabato sera al teatro di Corcagnano) e poi alla celebre commedia Arsenico e vecchi merletti, diventata con noi Un nozén bón da morir. Ed è con questa commedia, irresistibile, che abbiamo vinto un sacco di premi, soprattutto nel Reggiano, dove ci sono vari festival del teatro dialettale. A Rivalta, a Vezzano sul Cristolo...
Quindi avete continuato a prendere da "classici" del teatro...
Sì, perfino dalla favola di Cenerentola. Da lì è nata La fòla pramzàna. Una straordinaria trasposizione, nella quale, mescolata alla favola di Cenerentola, c'è anche la storia di Parma, in particolare ai tempi dei Farnese. Un grande spettacolo, straordinari costumi (preparati mirabilmente da una nostra ragazza), le gorgere... Con la Fòla abbiamo "sforato" tutto il giro del teatro dialettale. Ma non era finita...







Cioè?
Cioè che poi il nostro "santo protettore" è stato Totò, con il suo film Il medico dei pazzi, tratto da una commedia di Eduardo Scarpetta, che noi abbiamo trasformato in Tùtt màt pr'al zìo. Con questo lavoro, a Vezzano sul Crostolo, abbiamo vinto ben cinque Oscar... A questo punto tutti continuavano a chiederci novità e novità e novità. Ma la... vena... viene quando viene. E così ci siamo fermati un paio d'anni. Adesso ci stiamo preparando per un lavoro nuovo, tratto da Un sarto per signora, di Georges Feydeau. Lo sceneggiatore è sempre Roberto Tinelli. Dovremmo essere pronti per la stagione invernale, cioè tra settembre e ottobre.
In quanti siete in compagnia?
In diciotto. Comunque il numero degli attori in scena dipende ovviamente dalle commedie. Per esempio per il Nozén bón da morir siamo in 12, per la Fòla pramzàna in 14. La prerogativa della nostra compagnia è che le commedie nascono "cucite addosso" agli attori. Ognuno ha la sua parte, non ci sono "doppioni". Se un attore manca, salta la rappresentazione. Queste cose le ho imparate da un grande maestro, Eugenio Pedrelli. Sono orgoglioso di essere cresciuto alla sua scuola. 
È lei il capocomico, il "mattatore"?
No, i capicomici sono finiti ai tempi dei Casalini, dei Clerici, dei Montacchini, dei Lanfranchi, della Cacciani. Nelle nostre commedie non ci sono prime parti. Siamo tutti primi attori. Da noi il "mattatore" non esiste.








L'età media?
In generale tutti giovani. Il più vecchio è oltre i settant'anni, ma in generale siamo intorno ai trena, 35.
Oltre alla sua, con sua moglie Amelia Venturini, ci sono coppie di coniugi o fidanzati?
Sì, e alcune coppie si sono formate proprio in compagnia.
Veneri, sopravviverà il dialetto, secondo lei?
Credo di sì. È micidiale il dialetto. Se impari a parlarlo non lo molli più. La gente in generale lo snobba un po', ma appena lo conosci davvero... E poi dobbiamo ringraziare Franco Ferrari, il presidente della Consulta, che è riuscito a portare la gente a teatro, nei suoi quartieri, a seguire le commedie in vernacolo. E vanno ringraziate anche persone come Carletto Nesti, l'ex assessore, che ha dato una grossa mano a far nascere questo progetto della Consulta. Era sempre presente agli spettacoli. Ricordo che una delle nostre commedie l'ha vista addirittura almeno dodici volte... È nato un bel legame con Nesti. Pensi che quando c'è stato il matrimonio di mia figlia Sabrina, in Comune, abbiamo voluto che ci fosse lui a sposarla..."
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto -CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) La compagnia La Risata nella commedia Un nozén bón da morir; 2) Roberto Veneri in Crispén l'à véns al lòt; 3) Lorenza Bianchi e Roberto Veneri in Crispén l'à véns al lòt; 4) Un'altra scena di Crispén; 5) Claudio Ronzoni e Milena del Porto in Un nozén bón da morir; 6) Lorenza Bianchi in Tutt màt pr'al zìo; 7) Maurizio Donelli e Roberto Tinelli in Crispén; 8) Paola Gatto, Roberto Veneri, Amelia Venturini e Maurizio Donelli in Crispén; 9) Amelia Venturini)

1 commento:

Carletto Nesti ha detto...

Un caloroso, cordiale saluto a tutti gli amici della "Risata", all'amico Roberto Veneri, Roberto Veneri, ad Amelia Venturini, a Roberto Tinelli, al caro Claudio Ronzoni,a Milena, Lorenza e Paola, a Maurizio Donelli ed a tutti i meravigliosi, autentici interpreti della nostra grande tradizione culturale.
A tuti Voi ed alle Vostre famiglie l'augurio di una Buona Pasqua e di grandi, meritati successi per la Compagnia.
Un grande grazie ad Achille Mezzadri e a Pramzanblog che, finalmente, con lungimiranza ed intelligenza danno spazio, decoro e dignità a questa forma artistica.