/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 20 marzo 2009

Quelli che... il teatro dialettale -2-

La Duchèssa
"CON NOIÄTOR
ÀNCA EDUARDO DE FILIPPO

L'È DVINTÈ PRAMZÀN"

"La nostra compagnia è nata nel 2002, dopo il ritiro dalle scene di Ettorina Cacciani, la vedova di Bruno Lanfranchi", dice Pietro Vitali, fondatore della "Duchèssa" assieme alla moglie Marina Padovani e a Franca Bodria - "Mettiamo in scena anche commedie tradizionali parmigiane, ma soprattutto classici di De Filippo e di Feydeau, tradotti da noi" - "Domani sera, al Teatro parrocchiale S.Andrea rappresentiamo Natale in casa Cupiello"
La seconda puntata della nuova serie "Quelli che... il teatro dialettale" è dedicata alla Compagnia "La Duchèssa", che domani sera, al teatro parrocchiale S.Andrea, in via Langhirano, nell'ambito della "Stagione dialettale parmigiana 2009", metterà in scena uno dei suoi cavalli di battaglia, Natale in casa Cupiello, un classico del napoletanissimo Eduardo, ovviamente in versione pramzàna.
Un'incongruenza?

"No", risponde Pietro Vitali, 55 anni, fondatore e "anima" della compagnia. "Fin da quando siamo nati, soprattutto grazie al nostro regista, Giovanni Catalano, uomo di teatro che ha fatto importanti esperienza teatrali nella sua terra prima di trasferirsi a Parma, ci siamo caratterizzati per la rappresentazione del teatro classico, in particolare di quello leggero, divertente. Così nel nostro repertorio c'è Eduardo, con due commedie,
Natale in casa Cupiello che rappresentiamo domani e Non ti pago, così come c'è la trasposizione teatrale di un romanzo di Giovannino Guareschi, Il marito in collegio. E c'è anche Georges Feydeau".
Quindi escludete le commedie della tradizione parmigiana?
Non ho detto questo. In generale non facciamo le tipiche "farse" parmigiane, però in repertorio abbiamo messo anche commedie come
Un'älma travasäda, di Guido Bestini, Vón, du, tri: chì la màn, di Pitteri, La colpa l'è 'd Paganini, di Pitteri e Zileri. Ma andiamo cauti con le commedie famose della nostra tradizione, perché indurrebbero il pubblico a fare paragoni.







Quando e perché è nato il vostro gruppo teatrale?

"Io, mia moglie Marina Padovani, la figlia dell'indimenticato Marcello Padovani, campione della boxe del passato, e Franca Bodria, recitavamo nella compagnia di Ettorina Cacciani, che portava ancora il nome di suo marito, Bruno Lanfranchi, uno dei grandi della tradizionale dialettale parmigiana. Ebbene, Ettorina a un certo punto si è ritirata e allora noi tre siamo usciti, per fondare un nuovo gruppo. Così è nata La Duchèssa.
Perché questo nome?
L'abbiamo scelto tutti insieme, anche con i primi attori che abbiamo reclutato. È evidentemente ispirato a Maria Luigia, la Duchessa di Parma e Piacenza.
Da quante persone è formata la vostra compagnia?
Undici attori fissi, compreso l'ottantunenne Carlo Vismara, che è anche il presidente. Poi un regista, Catalano, due montatori, un suggeritore. Il numero degli attori però può aumentare in casi eccezionali, per esempio come quando abbiamo rapresentato la commedia
Il marito in collegio, tratta dal romanzo di Giovanni Guareschi. Lì i personaggi erano 22 e così sono entrati provvisoriamente nel gruppo altri attori, provenienti un po' di qui un po' di là.
Che proporzione c'è nella Compagnia tra uomini e donne?
Praticamente siamo pari, visto che siamo in numero dispari: sei uomini e cinque donne.
Generalmente quanto pubblico c'è ai vostri spettacoli?
Riempiamo le sale dei teatri parrocchiali, quindi andiamo dai 150 ai 250 spettatori.
Vengono anche i giovani a vedervi?
Tocca un tasto dolente. Il nostro pubblico è un po' avanti con gli anni. È anche per questo che nei testi ci infiliamo anche delle frasi in italiano. Per risultare più comprensibili ai pochi giovani che vengono. Così magari capiscono qualcosa i più e lo dicono ad altri amici... E questo vale anche per i giovani che decidono di venire a recitare con noi. Cominciano a recitare qualche frase in italiano e poi, piano piano... entrano nell'ingranaggio del dialetto.
Qual è l'elemento più giovane della vostra Compagnia?
Chiara Fantoni. Ha 19 anni.
È in ripresa il teatro dialettale parmense?
Sì, da una decina d'anni. Da quando c'è la Consulta Dialettale, di cui è coordinatore Franco Ferrari, la gente ha meno bisogno d andare a teatro, che magari è lontano da casa. Il teatro dialettale va nei quartieri, va insomma nel cuore dei quartieri, vicino alle case del potenziale pubblico.










Ma come può sopravvivere una compagnia dialettale?

Be', un po' di soldini arrivano proprio dalla Consulta. Servono per coprire le spese. Ovviamente le nostre scenografie sono in economia.
Eppure recentemente avete vinto un "Oscar" proprio per la scenografia...
Be', questo è vero. È successo a Vezzano sul Crostolo, nel Reggiano. La manifestazione si intitolava proprio "Gli Oscar del teatro dialettale" e la nostra Compagnia ha vinto per la scenografia. Poi abbiamo avuto due "nomination": come migliore compagnia e io come migliore attore.
Nel Reggiano? Vi esibite nel Reggiano con il teatro dialettale parmigiano?
Non deve sembrare strano. Oltr'Enza tengono molto al teatro dialettale, ci sono tante Compagnie, tante manifestazioni. E noi quando ci chiamano partecipiamo volentieri. Siamo stati in varie localtà. Per esempio a Sant'Ilario d'Enza, a Casalgrande, a Rivalta. Qui mi hanno anche dato il premio come migliore attore.
Dove vi riunite per fare le prove?
Al Circolo Inzani, a Moletolo.
Sopravviverà il dialetto?
Non so, ovviamente spero che sopravviva, mi piacerebbe tanto. Diciamo che fino ad alcuni anni fa la vedevo male. In questo senso ero pessimista. Però l'avvento della Consulta dialettale ha cambiato tante cose. La gente si è riavvicinata al dialetto, viene a vedere le commedie, si diverte. È così che si può riaccendere la fiammella.
Che cos'è per lei la parmigianità?

La vedo come il simbolo della nostra tradizione. È la radice della mia vita. Io di Parma sono orgoglioso, sono sempre vissuto a Parma, questa città è la mia vita. Parma mi ha dato tanto e sicuramente non saprei come vivere in una città diversa. I parmigiani mi sono tutti fratelli. Ecco, questa per me è la parmigianità.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto -CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) La Compagnia "La Duchèssa" in "Il marito in collegio", di Giovanni Guareschi; 2) Piero Vitali; 3) "Natale in casa Cupiello", di Eduardo De Filippo; 4) Pietro Vitali e Carlo Vismara in "Natale in casa Cupiello"; 5) Ancora "Natale in casa Cupiello"; 6) Pietro Vitali e la moglie Marina Padovani in "Non ti pago"; 7) La compagnia in "Non ti pago"; 8) Carlo Vismara; 8) Franca Bodria)

2 commenti:

Maganuco ha detto...

Che Dio vi benedica!

Carletto Nesti ha detto...

Molto ben fatto e dettagliato questo "ritratto" di un gruppo teatrale che é una grande risorsa di cultura e di socialità per tutta la Città.
Bravo Vitali e bravi Padovani, Vismara, Bodria e tutti gli altri.
E un affettuoso ricordo per il povero Prada...