O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


venerdì 27 febbraio 2009

Un esempio da prendere da Milano

AL DJALÈTT IN VEDRÉN'NA
Se si vuole rilanciare la lingua parmigiana i modi sono tanti: anche scrivere qualche frase in vernacolo sulle vetrine. Come fanno già nel capoluogo lombardo
Questa mattina, camminando a Milano in via Vitruvio, mi sono trovato di fronte alla vetrina di "Provini", un negozio di abbigliamento e di accessori per motociclisti e, pur non essendo io un fanatico delle due ruote (a motore) sono sobbalzato: in decalcomania, sul vetro, era applicata una poesia in dialetto milanese, di Ivano Garancini, dedicata alle moto e a Milano. Ecco, mi sono detto, questa è la via per non fare morire i nostri dialetti. Quindi anche il parmigiano. Una frase, un pensiero, una poesia, in vernacolo, per pubblicizzare il proprio negozio. Sarebbe sicuramente divertente, e penso gradito a tutti, se sulla vetrina di un panettiere, a Parma, si potesse leggere per esempio: "Chì al pan l'è bón dabón" , oppure "Anolén e tordéj chì j én bon e ànca béj". Oppure se in un negozio di abbigliamento ci fosse la scritta: "Incò a'm vój proprja ruvinär: i me vestì j cóston njént". O se si potessero leggere questi versi di Alfredo Zerbini tratti dalla sua celebre "La me Pärma":
Pärma l' è 'na duchèssa sénsa bòrja,
alégra in pàza e furibonda in lòta,
e béla tant che tutti a's sa a memoria
che mi par lè gh' ò sémpor na gran còta.

Molti magari, soprattutto i giovanissimi, farebbero fatica a capire. Ma qualcuno, sempre tra i ragazzi, potrebbe appassionarsi. Sento spesso, soprattutto tra le persone meno anziane, dei "de profundis" sul dialetto. Ma poi si fa pochino per valorizzarlo, per farlo resuscitare. Recentemente lo chef Antonio di Vita, di "Parma Rotta", mi ha chiesto se gli potevo indicare qualcuno che gli traducesse il menù in parmigiano. Ecco, io gli ho indicato "
Malètt, al prìncipp dal djalètt". Spero che la cosa vada in porto. Mi sembra una buona via. Vogliamo salvare il dialetto? Alóra dämos da fär...
VI PIACE QUESTA PROPOSTA?
SE SIETE NEGOZIANTI, ADERITE,
E SE NON LO SIETE,
PROPONETELA
AI VOSTRI AMICI NEGOZIANTI
E SEGNALATE EVENTUALI
VEDRÉN'NI PRAMZÀNI
(Nella foto - CLICCARE PER INGRANDIRE -: la vetrina "vernacolare" di Provini, in via Vitruvio, a Milano)

1 commento:

Maganuco ha detto...

Mme piasce...