O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 3 febbraio 2009

I sogni di Pramzanblog: Parma com'era

65 ANNI SENZA REINACH
Il teatro, inaugurato nel 1871 e diventato di proprietà, nel 1913, del grande direttore d'orchestra Cleofonte Campanini, fu distrutto dalle bombe del maggio 1944. Nessuno ha più voluto ricostruirlo
Ho fatto un sogno. Sono arrivato a Parma. Ho percorso via Garibaldi in direzione del centro e arrivato all'altezza di Piazzale della Pace, mi sono voltato a destra. Il grande prato verde non c'era più. E nemmeno il "mezzo" monumento a Verdi. Davanti a me, invece, c'era la Fontana del Trianon. "Che cosa ci sta a fare qui il Trianon?", mi sono chiesto nel sogno. "Non deve stare in mezzo alla peschiera del Giardino Ducale?". Poi, subito dietro, una magìa: il Teatro Reinach. Sì, una magìa, perché io non l'avevo mai visto il Teatro Reinach. Quando ero bambino me ne aveva parlato un sacco di volte mio nonno. Lì ci aveva visto molte cose: opere liriche, opere, operette, commedie, riviste. Anche mia madre era stata al Reinach. Ma io non l'avevo mai vista questa magìa di teatro che era stata bombardata il 14 maggio del '44. Mai vista. Ed ora era lì, davanti a me. A prendersi la rivincita sul suo destino. Prima il ruolo di "Teatro Regio di serie B", poi il cambio di nome, da Reinach a Paganini perché il fascismo non tollerava i nomi stranieri, poi le bombe che l'hanno devastato, infine l'oblìo della città. E invece adesso, nel mio sogno, era lì, mollemente appoggiato al Trianon e poco distante dal Palazzo della prefettura, quello che era stato il Palazzo Ducale di Maria Luigia.
Era lì con la sua storia gloriosa, con i suoi 73 anni di onorato servizio (dal 1871 al 1944), con la memoria dei grandi artisti che calcarono il suo palcoscenico (Toti Dal Monte, Pietro Mascagni, Tito Schipa, l'Orchestra Strauss, Giovanni Bottesini), con la sua sala da 1500 spettatori. Che storia, il Reinach. Nacque grazie a un banchiere ebreo tedesco, Oscar Reinach, che "comprò" da Parma il titolo di barone offrendo una discreta sommetta, 71.597 lire. Mica male per il 1867. Il governo ducale gli diede il titolo e con i suoi soldi (ma ci volle un'aggiunta, ottenuta con l'alienazione di alcuni beni religiosi) costruì un politeama, che, sorto sull'area della chiesa e del convento di San Pietro Martire (demoliti nel 1818), fu ovviamente chiamato Teatro Reinach. Il progetto fu di Pancrazio Soncini, il sipario di Gerolamo Magnani, l'inaugurazione avvenne il 2 maggio 1871, con due opere, "Ernani" di Giuseppe Verdi e "Maria di Rohan" di Gaetano Donizetti. Il primo gestore fu Gian Giacomo Calloud, dopo la morte del quale, nel 1878, si succedettero vari personaggi fino al 1913, quando la gestione passò a Lohengrin Campanini, per conto dello zio Cleofonte Campanini, il grande direttore d'orchestra, che aveva acquistato il teatro dal Comune. Dopo la morte di Cleofonte il nipote continuò la gestione per un po', poi vendette il Reinach il 30 gennaio 1934 a un nuovo proprietario che lo affidò a una società di gestione cinematografica. Nel 1939 cambiò nome, in ossequio alle leggi fasciste: da Teatro Reinach divenne Teatro Paganini. (Ma per mio nonno rimase sempre "il Reinach"). La sua storia finì nel 1944, sotto le bombe "amiche" degli americani. Nessuno si è occupato più del Reinach. E del palazzo Ducale. E del monumento a Verdi. Le bombe hanno sepolto di calcinacci anche i desideri dei parmigiani di rivedere la loro Parma com'era e dov'era. Peccato. Ma, con un sogno, si possono sempre rimettere le cose a posto.

(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Il Teatro Reinach accanto alla Fontana del Trianon; 2) La locandina delle prime due opere rappresentate all'apertura del Reinach, nel 1871; 3) L'interno del teatro; 4) Cleofonte Campanini, che fu proprietario del teatro e la moglie Eva Tetrazzini; 5) Il teatro devastato dalle bombe il 14 maggio 1944)

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