O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


mercoledì 25 febbraio 2009

Le reazioni a un articolo di Alessandro Baricco

MA L'OPERA PUÒ MORIRE?
LA RISPOSTA: UN CORO DI NO
Lo scrittore ha sostenuto in un articolo che i fondi destinati al teatro (e in particolare a quello lirico) dovrebbero essere dirottati alla scuola e alle televisioni - Inchiesta di Pramzanblog tra gli addetti ai lavori






Ha sollevato grande scalpore l'articolo dello scrittore Alessandro Baricco, 51 anni, su Repubblica, secondo il quale lo Stato dovrebbe tagliare sempre di più i finanziamenti ai teatri, dirottando le risorse alla scuola e alle televisioni. "Spostate quei soldi, per favore, nella scuola e nella televisione", ha scritto tra l'altro Baricco nel suo lungo articolo. "Il Paese reale è lì, ed è lì la battaglia che dovremmo combattere con quei soldi. Perché mai lasciamo scappare mandrie intere dal recinto, senza battere ciglio, per poi dannarci a inseguire i fuggitivi, uno ad uno, tempo dopo, a colpi di teatri, musei, festival, fiere e eventi, dissanguandoci in un lavoro assurdo? Che senso ha salvare l'Opera e produrre studenti che ne sanno più di chimica che di Verdi? Cosa vuol dire pagare stagioni di concerti per un Paese in cui non si studia la storia della musica neanche quando si studia il romanticismo?".
















La provocatoria presa di posizione di Baricco ha ovviamente sollevato la reazione di molti "addetti ai lavori", come per esempio a Parma, il sovrintendente al Teatro Regio, Mauro Meli e i responsabili del Teatro Due, le cui dichiarazioni si possono leggere su Parma.Repubblica.it.
"Baricco farebbe meglio a stare zitto", ha detto Meli a Repubblica. E riferendosi all'opera lirica ha aggiunto: "Quest'arte è qualcosa da maneggiare con cura e rispetto, poiché una delle espressioni più alte della cultura italiana conosciuta ed amata nel mondo".
Riprendiamo il tema su Pramzanblog con un'inchiesta tra altri importanti "addetti ai lavori", tra i quali uno dei personaggi più famosi della Tv, Michele Mirabella, che non è parmigiano e non è legato a Parma (dove però tanti anni fa ha partecipato a più edizioni del Festival del teatro universitario, anche come attore) ma è regista del teatro lirico (sta preparando un Elisir d'amore per il Teatro di Cagliari) e sovrintendente del Teatro di Udine. O come il grande basso Michele Pertusi, attualmente a New York per "Sonnambula" al Metropolitan. O come il grande tenore Carlo Bergonzi, ora impegnato a Busseto con la sua Accademia od altri nomi importanti del mondo lirico. Ecco l'inchiesta.
MICHELE PERTUSI, basso, attualmente impegnato a New York nelle prove della "Sonnambula", con Natalie Dessay e Juan Diego Flórez, che andrà in scena lunedì 2 marzo al Metropolitan:
"Una cosa è vera, nel teatro lirico ci sono molti sprechi. A volte si paga anche gente che non lavora. In generale si dà la colpa ai cantanti che hanno cachè alti, in realtà il problema è che i costi derivano soprattutto dal personale fisso. Il cast artistico, nella produzione di un'opera, pesa attorno all'8 per cento. Spesso i teatri diventano degli "stipendifici", e questo non è possibile. A volte si rischia di pagare un sacco di soldi della gente per poi non produrre quasi niente. Certo, bisogna trovare una soluzione a tutto questo. Ma non si può dimenticare che la nostra cultura è anche operistica. È chiaro che ci sono priorità, situazioni importanti da non sottovalutare, ma un Paese come l'Italia non può permettersi il lusso di rinnegare la cultura. Costa di più l'ignoranza che il sapere. È giusto andare nei musei per ammirare i capolavori dei grandi della pittura, ma è doveroso anche non disperdere la cultura musicale, che è stata una delle fondamenta della formazione del nostro popolo. Bisogna divulgare il teatro d'opera, non tagliargli le gambe. Baricco propone di destinare i fondi alle televisioni? Ma ne hanno fin troppi di soldi da gestire... E ne spendono anche tanti, mi pare. Secondo me bisogna fare come all'estero, dove per un euro investito in cultura ne vengono a casa tre. In Italia invece per ogni euro investito in cultura bisogna aggiungercene due. La crisi c'è, innegabile, e tocca tutti. Tutti quindi devono fare qualche sacrificio. Ma non si può dimenticare che il pubblico che viene all'opera lo fa soprattutto per ascoltare noi cantanti, che pure incidiamo poco sul costo complessivo, come ho già detto. Non ci si deve scandalizzare per certi cachè che possono sembrare alti. In realtà sono falcidiati dalle tasse. E i sacrifici che facciamo sono tanti. Io per esempio ora sono qui in America, lontano dalla mia famiglia, per due mesi. Voglio ricordare una frase che il grande baritono Piero Cappuccilli, scomparso nel 2005, mi disse quando io ero alle prime armi: "Ricordati Michele che i soldi che ti danno quando vai là sopra, sul palcoscenico, sono sempre pochi rispetto a quello che dovrebbero darti".
MICHELE MIRABELLA, regista teatrale, sovrintendente del Teatro di Udine, consigliere d'amministrazione del Teatro Petruzzelli di Bari, nonché conduttore in Tv di Elisir:
"Considero la polemica di Alessandro Baricco un po' spicciativa, un po' pasticciona, però, se serve ad aprire un dibattito sul tema dei finanziamenti ai teatri, se si tratta di una provocazione che può indurre a una riflessione, ben venga. I tagli del Fus, il fondo unico dello spettacolo, sono già evidenti e penalizzano tutto il settore: dai 471 milioni di euro si è scesi a 378, mentre ne erano previsti 577. Quindi il taglio effettivo è di 200 milioni di euro. E questo taglio incide soprattutto sul teatro lirico, visto che il teatro di prosa percepiva già una quota esigua. Il problema, secondo me, sta non tanto nella quantità delle risorse, ma nel modo in cui queste risorse vengono utilizzate. E posso dire che effettivamente sono state finora spese irrazionalmente. Secondo uno studio fatto, credo, in Svizzera, è emerso che l'aliquota risorse destinata agli spettacoli è ridicola rispetto alle spese generali. È impensabile, secondo me, che per allestire un'opera si debbano spendere 500mila euro, anche un milione, per una decina di recite... Bisogna assolutamente ripensare l'amministrazione di queste risorse. Baricco dice che lo Stato, più che al teatro, dovrebbe destinare le risorse alle scuola e alle televisioni? Allora, per quanto riguarda la scuola, posso dire che in Italia non si è mai insegnata seriamente la musica nelle aule, né i ragazzi, a parte qualche occasione più ludica che altro, sono stati accompagnati a vedere e commentare una commedia di Goldoni. Potrebbe cambiare qualcosa con più fondi? Più soldi alle televisioni? Per fare che? Ma poi gli italiani la vogliono più cultura? Se non ci fossero gli Angela, Mirabella, Minoli... che cosa sarebbe la nostra Tv? Proviamo a mettere un Pirandello al posto del "Grande fratello": voglio proprio vedere che cosa succederebbe. Baricco dice anche: capitali privati nei teatri, al posto dei fondi pubblici: quella è una via, certo. A Bari per esempio la società "Aeroporti di Puglia" è già nel consiglio di amministrazione del Petruzzelli. Però questa via va ampliata, in tutta Italia".
ANDREA RINALDI, presidente della "Corale Verdi" e corista:
"Sicuramente degli sprechi ce ne sono stati, anche se ultimamente un po' meno. È stato fatto, finora, un cattivo utilizzo delle risorse. Però la lirica è una delle componenti della cultura, l'opera italiana ha fatto scuola in tutto il mondo, metterla definitivamente in ginocchio sarebbe una cosa che non sta né in cielo né in terra. Il nostro organismo ha bisogno di cibo per nutrirsi, ma anche il nostro spirito ha bisogno di emozioni. E chi può darle, se non la cultura? Noi per esempio, come "Corale Verdi", facciamo di tutto per rivolgerci ai giovani, per invogliarli a riscoprire questo grande patrimonio culturale che è il teatro lirico. Baricco dice: più fondi alla scuola? Bene, d'accordo. Ma sui fondi da destinare alla Tv sono meno d'accordo. Con la Tv che c'è adesso, poi... Se sopravvivesse solo la Tv saremmo fritti. Il problema, insomma, è che le risorse devono essere gestite meglio e che lo Stato sappia distribuirle in modo equilibrato. Non dimentichiamo che, con il crollo del teatro lirico non ci vanno di mezzo soltanto i cantanti, i registi e i direttori d'orchestra, ma tutti quelli che lavorano in questo mondo: sarti, elettricisti, orchestrali, coristi, truccatori, macchinisti... Migliaia di famiglie nel lastrico se crolla il teatro lirico e il teatro in generale".
MARTINO FAGGIANI, direttore del Coro del Teatro Regio di Parma:
"La cultura costa, ma l'incultura costa ancora di più. I soldi, finora, sono stati spesi male, questa è la verità. Ma tagliare i fondi non è una soluzione. Effettivamente il teatro lirico si deve rinnovare, non c'è alcun dubbio, ma non è tagliandolo, mettendolo in ginoccho, che si risolve la situazione. Se lo Stato abbandona il teatro lirico mette in mezzo alla strada anche cinquemila famiglie, le famiglie di tutti i lavoratori che gravitano in questo mondo. Come uscire da questa situazione? Non certo con i tagli, ma con una più efficiente veicolazione del prodotto musicale. Bisogna adeguare il teatro lirico alle esigenze moderne, renderlo appetibile, fare in un certo senso quello che Piero Angela fa con la cultura in Tv. Adeguarlo ai tempi. Altro che tagli".
MARCO FAELLI, direttore del Coro dell'Arena di Verona:
"Sono sbalordito dalla presa di posizione di Alessandro Baricco, tanto più che si tratta di un intellettuale. Non ho ancora letto il suo intervento, ma dal sunto che ne è stato fatto mi sembrano dichiarazioni da bar sport, con una illogicità di fondo. In qualunque Stato serio si investe sulla cultura, perché il futuro di un Paese è subordinato al suo livello culturale. Investire più nella scuola? Bene. Ma poi i giovani, finita la scuola, che cosa fanno? Che cosa trovano? Insegniamo musica a scuola, in modo più serio di adesso? Bene. E poi? Quali sbocchi trovano i giovani se tutto crolla a causa dei tagli? Baricco dice: via lo Stato, dentro i privati. Secondo me la sua teoria si fonda su una grande ingenuità: sulla convinzione di chi si illude che i privati possano finanziare i teatri, al posto dello Stato. È vero, negli Stati Uniti succede, ma lì sono previsti sgravi fiscali enormi. E poi gli imprenditori - magnati non esistono più. Chi investe capitali enormi vuole anche riscontri commerciali enormi, diciamo la verità. Bisogna, invece, amministrare seriamente i soldi a disposizione, evitare gli sprechi, questo sì".
MATTEO PAGLIARI, direttore d'orchestra:
"Più fondi alla scuola, dice Baricco, e io su questo posso anche essere d'accordo. Più soldi alle scuole musicali, per esempio, sarebbero auspicabili. Nei conservatori c'è già stato un taglio del 40 per cento delle risorse, che ha causato una drastica riduzione dei concerti all'interno dei conservatori stessi. Ma il problema va visto in senso più ampio: tutto il mondo musicale viene steso al tappeto se si riducono i fondi a disposizione. Quando si pensa al teatro si tende ad immaginare l'operato di un solista, di un direttore, invece intorno ad un evento musicale ci sono decine, centinaia di persone che lavorano. Elettricisti, falegnami, sarti, semplici operai... Due opere tagliate da un cartellone significano venti sarte in meno, quindici coristi in meno, e via e via... Ora mi sento di fare un discorso che può apparire un po' qualunquista, ma che faccio egualmente. Ecco: tutti si scandalzzano per il milione di euro, sempre che sia vero, dato a Bonolis per l'organizzazione del Festival di Sanremo, ma poi, nonostante tutto, la cosa va avanti e non succede niente. E invece ora sembra scandaloso che i teatri, e nella fattispecie i teatri lirici, difendano il loro diritto ad esistere. Molti teatri sono con l'acqua alla gola, ma Sanremo va... Ecco, le poche risorse che sono rimaste, andrebbero suddivise meglio".
CARLO BERGONZI, tenore:
"Il teatro lirico è già in ginocchio, i tagli sono già stati fatti, la situazione è già disperata. I teatri di provincia non ci sono più. Resta il nome, ma non fanno quasi più niente. Quando ero giovane un cantante in erba poteva esprimere il suo talento al teatro di Busseto, a quello di Zibello, a quello di Casalmaggiore. Poi, dopo che si era fatto le ossa lì, saliva un gradino e passava a Piacenza, a Parma, a Modena. I più meritevoli poi facevano il salto definitivo e arrivavano alla Scala, alla Fenice, al San Carlo, prendendo poi il volo verso i teatri più famosi del mondo. Il teatro di provincia aiutava cantanti, orchestrali e direttori d'orchestra nei loro primi passi. La lirica, nei risparmi sulla cultura, è stata la più tartassata. Proprio la lirica che ha tenuto alto in tutto il mondo il nome dell'Italia. Quando sono arrivato io al Metropolitan, nel '56, eravamo i primi al mondo in questo settore. Ora è tutto crollato. Tutti si sono disinteressati dei piccoli teatri di provincia e di conseguenza di tutto il mondo dell'opera. Prendo ad esempio proprio il Teatro di Busseto. Vi si rappresenta un'opera all'anno, quando va bene, ed è una produzione del Regio di Parma. Perché? Busseto, il mio paese, è il luogo nativo di Verdi, dovrebbe essere addirittura proprio Busseto, e non Parma, a organizzare il Festival Verdiano..."

Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Alessandro Baricco /by Edoardo Fornaciari ©/; 2) Mauro Meli /by Edoardo Fornaciari ©/; 3) Michele Pertusi; 4) Michele Mirabella; 5) Andrea Rinaldi /by aemme©/; 6) Martino Faggiani /by aemme©/; 7) Marco Faelli; 8) Matteo Pagliari; 9) Carlo Bergonzi)

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