O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


martedì 17 febbraio 2009

Gandolfi nel ricordo del maestro Faelli

IO LO CONOSCEVO BENE
"Sono stato suo allievo e posso dire che è stato un maestro straordinario", dice Marco Faelli, parmigiano, direttore del Coro dell'Arena di Verona - "Sul lavoro era burbero ed esigente, nella vita era gioviale e giocava a carte con gli amici al bar"
Il maestro Romano Gandolfi aveva molti amici. E tra questi il maestro Marco Faelli, parmigiano, attuale direttore del Coro dell'Arena di Verona, che è stato suo allievo e con il quale ha mantenuto un rapporto di amicizia negli anni. Giusto quindi affidare proprio al maestro Faelli il ricordo del maestro Gandolfi, scomparso il 18 febbraio 2006 nella sua casa di Medesano, colpito da un infarto.
Quando lo ha conosciuto?
"L'ho conosciuto a Parma verso la metà degli anni Settanta. Io ero un ragazzo, stavo ancora frequentando l'Università, a Parma, e contemporaneamente il Conservatorio a Milano. A quel tempo suonavo il piano e facevo l'accompagnamento in qualche concerto. Probabilmente mi aveva sentito in qualche occasione. Poi una volta, a Parma, ci siamo trovati a cena da comuni amici. Finita la cena sono andato al pianoforte e lui mi ha messo uno spartito davanti. "Ecco, suona questo...". Insomma, mi ha fatto una specie di audizione". Evidentemente ha riconosciuto qualche mia qualità, perché qualche anno dopo mi ha chiamato alla Scala, come assistente.
Che periodo era?
"Sono stato alla Scala con lui dal 1980 al 1986. Prima come aiuto maestro, più come altro maestro: praticamente il "sostituto". Nell'80 avevo 27 annni, mi pareva di sognare. C'era il maestro Claudio Abbado alla direzione artistica della Scala, venivano i nomi più grandi. È stata un'esperienza incredibile".
Che tipo di insegnante era il maestro Gandolfi?
"Estremamente esigente. In certi momenti adirittura terribile. Burbero sul lavoro, un po' militaresco, ma mi ha aiutato molto a sviluppare le mie attitudini".
Anche collerico?
"No, collerico no. Anzi molto paziente. Però perfino un po' sadico nell'insegnamento. Per esempio una volta mi mise sotto il naso una partitura mignon di Igor Stravinskij, tanto piccola che non si riusciva a leggere: voleva sapere se la conoscevo a memoria. Solo una volta mi vide in palcoscenico con uno spartito. Mi disse "Mai più!". Da allora non ho mai usato uno spartito in palcoscenico.
E nella vita privata?
"Non era sposato. Era molto gioviale, simpatico, scherzoso. Raccontava barzellette. Giocava a carte con gli amici al bar, al suo paese, Medesano".
E a tavola com'era?
"Era innamorato della cucina parmigiana, ovviamente. Al cameriere diceva: "Pastasciutta abbondante". E poi beveva l'acqua minerale ghiacciata. Si era ammalato di diabete, avrebbe dovuto rispettare certe regole, ma non era molto attento. In più fumava tantissimo.".
Dopo l'esperienza milanese la vostra amicizia è continuata...
"Sì, anche dopo, fino alla sua scomparsa. Lui è venuto spesso a Parma, abbiamo lavorato insieme anche con la Filarmonica Arturo Toscanini. E poi abbiamo anche scritto un libro insieme, Magia del coro, nel 2004".
Come l'avete costruito insieme?
"Andai più volte a casa sua, a Medesano. Presi molti appunti. Poi gli inviai il testo via email. Mi telefonò, e mi disse, con tono severo, burbero: "Ho letto quelle cose...". Io temevo, dato il tono, che non gli andasse bene niente. Invece scherzava. Subito dopo sbottò in una frase liberatorie: "Ma sono bellissime..."
L'ultima volta che lo vide?
"Poco prima delle sua scomparsa. Lavorammo insieme per la "Seconda" di Mendelssohn, nel Duomo di Parma. Dopo la prova generale ero dovuto scappare, per andare all'Arena, a Verona. Purtroppo non l'ho visto più. Ho avuto almeno la soddisfazione di dirigere, un mese dopo, all'Auditorium Paganini, la Messa di Requiem di Verdi, che avrebbe dovuto dirigere lui. E domenica pomeriggio spero proprio di poter essere a Medesano ad assistere al concerto della Corale Verdi in suo onore, alla chiesa della Beata Vergine Immacolata".
Achille Mezzadri

(Nelle foto: 1) Il maestro Romano Gandolfi sul podio; 2) Il maestro Marco Faelli, 3) La copertina del libro "Magia del coro"; 4) Il maestro Gandolfi nel 1976 sotto un ritratto di Giuseppe Verdi)

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