O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


lunedì 16 febbraio 2009

Chiedi chi era Romano Gandolfi, il direttore

LA BACCHETTA VERDIANA
CHE AMAVA WAGNER

Già tre anni dalla morte del grande direttore di coro e d'orchestra - Sarà ricordato domenica a Medesano, il suo paese, con un concerto della Corale Verdi
Tre anni. Dopodomani 18 febbraio saranno passati tre anni dalla scomparsa del maestro Romano Gandolfi. Tre anni senza di lui significano tre anni di vuoto molto difficile da colmare per tutto il mondo musicale. Perché, come ha scritto il celebre critico Paolo Isotta che gli fu amico "Gandolfi era un grande maestro di coro verdiano, ma era, ancor più, un formidabile musicista che la modestia quasi morbosa del carattere celava dietro il commensale, il fumatore, l' estimatore della femmina". Un grande musicista e un grande parmigiano (parmense, se si preferisce, visto che è nato e scomparso a Medesano) che ha tenuto alto il nome di Parma i tutto il mondo. Perché ha diretto cori e orchestre nei più grandi teatri, dalla Scala al Metropolitan, dal San Carlo di Napoli al Colon di Buenos Aires, dal Liceu di Barcellona al Teatro Real di Madrid. Perché, come direttore del coro, ha collaborato con i più grandi maestri, da Leonard Bernstein a Herbert Von Karajan, da Carlo Maria Giulini a Georges Pretre, da Riccardo Muti a Claudio Abbado. Dopo Verdi, dopo Toscanini, dopo Cleofonte Campanini, dopo Pizzetti, era spettato a lui l'onore e l'onere di essere il più grande erede della tradizione musicale della nostra terra. E aveva ricoperto questo ruolo con modestia, intelligenza, rara sensibilità. La sua carriera era stata un "crescendo rossiniano", per lui che era diventato famoso come uno dei più grandi interpreti verdiani (anche se, come ricordò Isotta "al sommo della scala dei valori poneva Wagner. Il suo gusto musicale era toccato per lo più dalle partiture ove abbondano le alchimie armoniche e timbriche: onde era un appassionato cultore dei Francesi e in particolare di Berlioz, Debussy e Ravel"). A 24 anni aveva ottenuto la sua prima scrittura come maestro sostituto in un'opera nel cui cast c'era Maria Callas. Poi, dal 1968 al 1970, è stato direttore del coro del Teatro Colon di Buenos Aires, per poi diventare direttore, dal 1971 al 1983, del Coro della Scala. Dal 1984 al 1992 è stato consulente artistico e direttore del Liceu di Barcellona e nel 1998 ha fondato il Coro Verdi di Milano, con il quale ha lavorato fino alla fine dei suoi giorni, mentre si accingeva a dirigere i Carmina Burana.
Domenica prossima il maestro Gandolfi sarà ricordato con un grande concerto della Corale Verdi nella chiesa di Medesano, che comincerà alle 17,30. Il concerto, con brani del grande repertorio operistico, sarà presentato da Mauro Biondini, il popolare conduttore di Tv Parma di "Vi racconto l'opera".

(Nelle foto, dall'alto: 1) Il maestro Romano Gandolfi; 2) Il manifesto del concerto della Corale Verdi in ricordo del maestro Gandolfi; 3) Il presentatore del concerto, Mauro Biondini)

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