/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

sabato 28 febbraio 2009

Cór crozè: l'opinione di Alberto Michelotti

È MANCATO IL CORAGGIO
DI CERCARE DI VINCERE

MODENA - PARMA 2 - 2: Incó a m'son scotè cmé 'n bräz. A sèmma lént, narvóz, cla scuädra chì l'è la "banda del buco". Oh, ragàs, èmma parzè contra al Mòdna, l'ùltma ädla clasìffica. A l' gh'à ragión un me amìgh, ch'a ciamèmma Rigolètt parchè al gh'à la góba e ch'a l'm'à dìtt: "A t' sè Miclòt chi l'è la scuädra pu legéra ädla sérja B? Al Pärma, parchè a l' gh'à vùnndoz gram...
Alberto, com'è andata oggi, in generale?
Mäl, ànca s'èmma parzè. Sono stato teso davanti al televisore per tutta la partita e adesso che è finita posso finalmente sfogarmi. Ecco, dire che sono deluso è poco. Contro una squadra modesta come il Modena potevamo e dovevamo fare molto di più. In cól periód chì a sèmma fortunè. Mo se a perdèmma la fortón'na a restèmma in bräghi 'd téla.
Nel primo tempo?
Primo tempo regalato. Grande delusione fin da subito. Dopo soli sei minuti è andato in gol il modenese Bruno. Oh, cuàtor crozè j én stè mìga bón äd tór la bàla. Parma legnoso, apatico.
E nel secondo?
Oh ragàs, i crozè j an mäi tirè in pòrta... Per fortuna che gli avversari erano tutti in avanti alla "viva il parroco". Noi non abbiamo avuto il coraggio di cercare di vincere. E infatti Guidolin ha sostituito Paloschi con un difensore. Si vede che gli stava bene il 2 a 2.
Pavarini?
Non ha colpe sui due gol. E poi ha fatto una bella parata su una palla alta all'ultimo minuto. Non dico che ha salvato il risultato, però è stato un bell'intervento.
Un giudizio sulla difesa?
La difésa l'à fat d'il sornaciädi... La banda del buco. Comunque non mi è dispiaciuto Lucaréli picén, ànca s'l'è strajè cmé 'n bronzén äd cafè nìgor.
E il centrocampo?
Mariga molto bene. Budel a l'zùga sémpor ch'al pära 'na movjóla.
Dell'attacco che cosa dici?
Paloschi oggi non mi è piaciuto per niente. Lucaréli grand? Senza infamia e senza lode. Però devo dargli atto che ha cercato di muoversi, di dialogare con i compagni. Però, ragàs, i gh'dàn mäi 'na bàla giùssta...
Il migliore del Parma?
Mariga, per come ha giocato in tutta la partita e per il bellissimo gol che ha segnato. Pecca ancora di qualche ingenuità, perché non è abituato al nostro campionato, visto che il posto di titolare è di Morrone, comunque incó l'è stè bräv.
Il peggiore?
León: litigioso, scostante. Mi meraviglio che Guidolin abbia aspettato tanto a tirarlo giù. Con León in càmp èmma rizghè äd restär in déz.
Un voto a Guidolin.
Per la partita di oggi gli do 5 e sono abbondante. Perché non ha saputo valutare bene la gara, parchè l'à mìga tirè zò León prìmma, parchè l'à sostituì un atacànt, al putén, con un difensór, Antonéli.

venerdì 27 febbraio 2009

Un esempio da prendere da Milano

AL DJALÈTT IN VEDRÉN'NA
Se si vuole rilanciare la lingua parmigiana i modi sono tanti: anche scrivere qualche frase in vernacolo sulle vetrine. Come fanno già nel capoluogo lombardo
Questa mattina, camminando a Milano in via Vitruvio, mi sono trovato di fronte alla vetrina di "Provini", un negozio di abbigliamento e di accessori per motociclisti e, pur non essendo io un fanatico delle due ruote (a motore) sono sobbalzato: in decalcomania, sul vetro, era applicata una poesia in dialetto milanese, di Ivano Garancini, dedicata alle moto e a Milano. Ecco, mi sono detto, questa è la via per non fare morire i nostri dialetti. Quindi anche il parmigiano. Una frase, un pensiero, una poesia, in vernacolo, per pubblicizzare il proprio negozio. Sarebbe sicuramente divertente, e penso gradito a tutti, se sulla vetrina di un panettiere, a Parma, si potesse leggere per esempio: "Chì al pan l'è bón dabón" , oppure "Anolén e tordéj chì j én bon e ànca béj". Oppure se in un negozio di abbigliamento ci fosse la scritta: "Incò a'm vój proprja ruvinär: i me vestì j cóston njént". O se si potessero leggere questi versi di Alfredo Zerbini tratti dalla sua celebre "La me Pärma":
Pärma l' è 'na duchèssa sénsa bòrja,
alégra in pàza e furibonda in lòta,
e béla tant che tutti a's sa a memoria
che mi par lè gh' ò sémpor na gran còta.

Molti magari, soprattutto i giovanissimi, farebbero fatica a capire. Ma qualcuno, sempre tra i ragazzi, potrebbe appassionarsi. Sento spesso, soprattutto tra le persone meno anziane, dei "de profundis" sul dialetto. Ma poi si fa pochino per valorizzarlo, per farlo resuscitare. Recentemente lo chef Antonio di Vita, di "Parma Rotta", mi ha chiesto se gli potevo indicare qualcuno che gli traducesse il menù in parmigiano. Ecco, io gli ho indicato "
Malètt, al prìncipp dal djalètt". Spero che la cosa vada in porto. Mi sembra una buona via. Vogliamo salvare il dialetto? Alóra dämos da fär...
VI PIACE QUESTA PROPOSTA?
SE SIETE NEGOZIANTI, ADERITE,
E SE NON LO SIETE,
PROPONETELA
AI VOSTRI AMICI NEGOZIANTI
E SEGNALATE EVENTUALI
VEDRÉN'NI PRAMZÀNI
(Nella foto - CLICCARE PER INGRANDIRE -: la vetrina "vernacolare" di Provini, in via Vitruvio, a Milano)

È arrivata una lettera che apre un tema:

Anche la polizia municipale deve usare il disco orario?
Un affezionato lettore di "Pramzanblog" ha visto agenti della polizia multare auto senza il "disco" laddove era obbligatorio - Ma anche nella loro vettura non era stato regolato - È corretto o errato il comportamento degli agenti? Lo abbiamo chiesto a due "addetti al lavori", a Milano e a Parma

Ho già avuto occasione di scrivere che mi sento lusingato e anche caricato di responsabilità, quando ricevo lettere indirizzate anche a prestigiose fonti di informazione locali e per conoscenza perfino a sindaco, vicesindaco e assessori. In questo caso ho ricevuto, alle 19,34, una e-mail di un affezionato lettore e non mi pare giusto ignorarla. Ma, come è regola di "Pramzanblog", l'ho voluta trasformare in un'occasione per approndire un tema particolamente attuale: il rapporto tra cittadini e forze dell'ordine.
Ecco innanzitutto la lettera:

"Stimatissimo direttore, circa un'ora fa ( ore 18,30 del 27.02.2009) mi stavo spostando in auto verso il Palasport quando all'altezza di Piazzale Caduti del Lavoro scorgo qualcosa che urta la mia parmigianità ed il mio senso civico. Non posso resistere dal fermarmi, dal parcheggiare in via Fleming di fronte al Mercatone Uno, non prima di aver chiesto ad un agente della Polizia Municipale (che stava multando auto prive di disco orario opportunamente esposto la dove il parcheggio è appunto consentito per un'ora previa questa accortezza) il permesso e di aver avuto dallo stesso il suggerimento di regolarizzare la mia posizione. "Mi fermo un secondo", aggiungo, e regolo il disco sul parabrezza. Faccio due passi fino all'imbocco di Via Jenner la dove gli stessi agenti avevano parcheggiato la loro vettura di servizio a "distanza irrispettosa" del codice della strada nei confronti di un incrocio, in uno spazio adatto a tutto tranne che alla sosta ed oltretutto a cavallo delle stesse righe che lo delimitano. Aggiungiamo che siamo sotto ad un cartello che richiede il disco orario che, per l'appunto, parrebbe scaduto da almeno otto ore. Caro Direttore e cara giunta che legge in copia, noi siamo stanchi di pubblici ufficiali che si sentono al di sopra di tutto, di tutti e delle regole. Abbiamo bisogno di stimare chi ricopre certi ruoli, di avere il buon esempio da loro e non di arrabbiarci perché si comportano incivilmente. Lascio perdere i miei appuntamenti e mi fermo a casa di chi mi può prestare un pc con ADSL per potervi quanto prima informare della qualità del servizio al cittadino e della gente che "mandano" in giro a tutelarci. E lo faccio con gioia, nella speranza che abbiate il coraggio di pubblicare questo sfogo e di educare le forze dell'ordine ad un certo atteggiamento. Un appunto: non mi si dica che per servizio possono parcheggiare dove vogliono. Eventualmente il piazzale del Mercatone era anche aperto e libero. Vergogna ancora. Saluto ed allego foto che pubblicherò sul forum di teleducato. Marco M."
Così come trovo giusto pubblicare lo sfogo del signor Marco M., trovo anche doveroso sentire "l'altra campana". Così ho voluto chiedere a due "addetti ai lavori", uno a Milano uno a Parma, come stanno le cose.
Quello di Milano: "La macchina di servizio, durante lo svolgimento di un servizio, può essere parcheggiata anche irregolarmente. È impensabile che un agente debba pensare a regolarizzare il disco e tanto meno a cercare un parcheggio, perché l'auto deve essere sempre vicina, controllata "a vista", per evitare sgradite sorprese".
Quello di Pama: "Capisco che possa dare un brutto vedere scoprire un'irregolarità da parte di agenti che stanno multando altre irregolarità, ma una pattuglia, per motivi di servizio, è, nella pratica comune,  esente dai divieti. Non so se ci sono regole scritte o se è tradizione, ma è sempre stato così. E nessuno si scandalizza mai".
E ora aggiungo io, per la mia esperienza di 43 anni di giornalismo (anche in cronaca nera) che durante un servizio le forze dell'ordine hanno come compito primario proprio quello di svolgere quel servizio, senza pensare ad altro. Un cittadino ha tutto il diritto di lamentarsi (ma la parola "vergogna", signor Marco M., mi sembra eccessiva), sempre però con misura. Nessuno si scandalizza se in occasione di un incidente stradale ambulanze, carabinieri, polizia, polizia municipale, parcheggiano i loro mezzi fuori posto... Allora, il problema è solo quando danno le multe? Non credo sia corretto. Prendiamocela con le forze dell'ordine se usano le mani, se compiono nefandezze, se derubano cittadini, ma non con persone che stanno semplicemente compiendo il loro lavoro. Aggiungo, gentile signor Marco M., che non pubblico le foto dell'auto della Polizia municipale che mi ha mandato, non per atto censorio, ma solo perché si vede la targa e il numero di servizio del mezzo, che renderebbero riconoscibili gli agenti. E non ho la possibilità, in tempi brevissimi, di "oscurare" questi elementi.
Questa vicenda comunque insegna come attualmente a Parma, ma non solo a Parma, ci sia una specie di "dicotomia" tra città reale e forze dell'ordine. Come se cittadini e agenti fossero "l'un contro l'altro armati". Giusto? Secondo me no. Tutti possono fare qualcosa per riportare la situazione ai bei tempi andati, quando alla Befana del vigile arrivavano regali a vagonate.
In fondo basta un po' di buon senso e di misura: sia dalla parte delle forze dell'ordine, sia dei cittadini.
Achille Mezzadri

Le statue del monumento a Verdi

IN CARTOLINA
PER SEMPRE?

Ecco, effigiate in cartolina, sei delle statue che formavano il monumento a Verdi semidistrutto dai bombardamenti del '44 - Una c'è ancora, le altre no: i bozzetti sono disponibili, non si potrebbero ricostruire?
Uno dei più attenti, e preziosi, lettori di Pramzanblog, Elvis Piovani, ha segnalato che su Ebay sono offerte in vendita sei cartoline (che dovrebbero trovarsi ad Alberi di Vigatto) di altrettante statue dello storico monumento a Verdi bombardato nel 1944.
La richiesta per ognuna è di 10 euro (più 4 per le spese di spedizione), ma il prezzo complessivo (che mi sembra un po' "carino", è trattabile. Non sto qui a fare da cassa di risonanza a Ebay e a un'operazione comunque commerciale, però penso che sia di interesse vedere alcune delle statue che Ettore Ximenes disegnò e che fece realizzare materialmente da un gruppo di scultori parmensi, per i quali posarono come modelli operai e gente di Parma. Nove statue si sono salvate Oberto conte di San Bonifacio, Ernani, Alzira, Macbeth, I masnadieri, La battaglia di Legnano, Aida, I lombardi alla prima crociata e Don Carlos e si trovano a Roccabianca nel cinema - teatro "Arena del sole" che, dopo i restauri, verrà riaperto il 25 aprile con un grande concerto della Corale Verdi. In queste cartoline, oltre a Don Carlos, che è una delle statue "sopravvissute", vediamo invece altre cinque statue che sono tra quelle distrutte e disperse, Luisa Miller, Un ballo in maschera, Giovanna d'Arco, La Traviata e Il Corsaro. Fortunatamente all'Accademia di Belle Arti di viale Toschi sono rimasti i bozzetti delle statue e a quelle figure si ispirò lo scultore fiorentino Valerio de Corzent che modellò una serie di bozzetti in terracotta sotto forma di rilievi, più tardi anche fusi in bronzo. Questi bozzetti furono presentati ai parmigiani in una mostra, tra l'ottobre e il novembre di due anni fa. Domanda: sfruttando la documentazione esistente, quindi i bozzetti di Ximenes e quelli di De Corzent, non si potrebbero ricostruire tutte le statue mancanti, per ricongiungerle con quelle che si trovano a Roccabianca? E dove si metterebbero? Be', il posto di troverebbe, si troverebbe...
(Nelle foto, dall'alto: 1) Luisa Miller; 2) Un ballo in maschera; 3) Giovanna d'Arco; 4) La traviata; 5) Don Carlos; 6) Il corsaro)

giovedì 26 febbraio 2009

Trasferta a Modena senza tifosi crociati

CHE DERBY È SENZA L'ARLÌA?
Settore ospiti chiuso, biglietti venduti solo ai residenti di Modena e provincia - Per protesta Crociato63 non detterà le sue gustose "pagéli di Crozè in djalètt" - Le reazioni di Settore Crociato e dei Boys

Sabato, nella serie B del calcio, c'è Modena - Parma. Partita non facile per i crociati che sono tornati al secondo posto in classifica. Perché il Modena è in ripresa, perché si tratta di un derby. Già, un derby. Non come quello dei tempi andati con la Reggiana, che era "il derby", ma sempre un derby. E derby vuol dire passione, sfottò, arlìa, con le tifoserie a fronteggiarsi (amichevolmente) come le squadre in campo. Invece adesso c'è l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive e questo organismo (composto in larga parte da appartenenti a forze di polizia) può decidere chi va allo stadio e chi no. E questa volta ha detto no alla tifoseria della squadra ospitata, quindi ai parmigiani. Chiuso il settore ospiti, biglietti venduti solo ai residenti della provincia di Modena. Può sembrare assurdo, ma è così. Comunque va ricordato che la stessa cosa avvenne al contrario, quando all'andata il Tardini fu inibito alla tifoseria modenese. Quindi era una decisione scontata. Le reazioni non sono mancate. Lo stesso presidente del Parma, Tommaso Ghirardi, si è molto dispiaciuto di questa decisione. Faccio volentieri da megafono alle reazioni di Parma in dialetto, il blog amico di Enrico Maletti, che annuncia per altro il singolare "sciopero" di Crociato63 (Federico Delle Donne) che sabato si asterrà dalle sue "Pagéli di crozè" pubblicate settimanalmente dalla Gazzetta di Parma (con la correzione dialettale di Malètt, al prìncip dal djalètt), perché non può seguire i crociati a Modena. Rispetto questa decisione, anche se non la condivido appieno. Già i tifosi non possono andare a Modena, perché devono anche essere privati delle gustose e ironiche pagéli di Crociato'63, che può vedersi la partita a casa di amici che hanno Sky? Io, invece, continuerò ad ospitare "L'opinione di Michelotti". Faccio volentieri da megafono anche alle reazioni del sito Settore Crociato, che ricorda con nostalgia "quando c'erano i derby" e quello dei Boys Parma 1977, dove viene analizzata lucidamente e con amarezza la rabbia dei tifosi. Vabbè. Va così. Scioperi o no, amarezza o no, tifosi crociati assenti o no, il derby ci sarà. E speriamo di vincerlo. Viva il Parma.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Da sinistra, Cristiano Lucarelli, Paolo Castellini, Enrico Maletti, Crociato63 (Federico delle Donne), Massimo Paci e Stefano Morrone /da Parma in dialetto; 2) L'intervento di Settore Crociato; 3) L'intervento dei Boys)

Domani uno spettacolo da non perdere

DE ANDRÉ RIVIVE
ALL'AUDITORIUM

Recital-concerto al "Paganini" con artisti e attori, per ricordare il grande cantautore ligure a dieci anni dalla scomparsa

Fabrizio De André è scomparso dieci anni fa, l'11 gennaio, ed è stato già ampiamente ricordato in tutta Italia. Ma Parma ha voluto un'appendice, che va in scena domani sera (ore 21) all'Auditorium Paganini. Lo spettacolo, il cui incasso (biglietti da 10 e 7 euro) va in beneficenza, a favore dell'Istituto del Buon Pastore, si intitola "Occhi verdi color di foglia". Si tratta di un recital - concerto che si baserà sul lascito di Faber: ballate, canzoni, storie musicate e i suoni della poesia, nelle interpretazioni più diverse, rappresentate e proposte da artisti di estrazione diversa, intervallate e raccontate da alcuni scritti e testi interpretati da Alessandra Azimonti, Loredana Scianna, Umberto Fabi, e Raffaele Rinaldi (di Istriomania), e scandite da immagini di repertorio delle teche Rai. Con la partecipazione amichevole di Massimo Bubola, “amico di penna e di chitarra” come più che degno “testimone” dell’omaggio al grande e indimenticabile autore. Gli omaggi musicali sono di Bernardo Lanzetti & Extraband, Tiberio Ferracane, Mascia Foschi, Michela Ollari, Manuel Badu, Lorenzo Cavazzini, Michelangelo Ferilli, Roberta Di Mario, Ross Volta & Cris Maramotti, Lorenzo Lollo Campani con Stefano Carrara, Gabriele Lorenzetto e Simone Franchi degli Outseason, Alberto “Maninblù” Padovani con Enrico Fava, La Piccola Orkestra di Via Del Campo già Anime Salve e l'arpista Carla They. Direzione artistica e regia di Robi Bonardi.
(Nelle foto, dall'alto: 1) La locandina del recital - concerto; 2) Fabrizio De André; 3) Il regista e direttore artistico dello spettacolo, Robi Bonardi)

mercoledì 25 febbraio 2009

Le reazioni a un articolo di Alessandro Baricco

MA L'OPERA PUÒ MORIRE?
LA RISPOSTA: UN CORO DI NO
Lo scrittore ha sostenuto in un articolo che i fondi destinati al teatro (e in particolare a quello lirico) dovrebbero essere dirottati alla scuola e alle televisioni - Inchiesta di Pramzanblog tra gli addetti ai lavori






Ha sollevato grande scalpore l'articolo dello scrittore Alessandro Baricco, 51 anni, su Repubblica, secondo il quale lo Stato dovrebbe tagliare sempre di più i finanziamenti ai teatri, dirottando le risorse alla scuola e alle televisioni. "Spostate quei soldi, per favore, nella scuola e nella televisione", ha scritto tra l'altro Baricco nel suo lungo articolo. "Il Paese reale è lì, ed è lì la battaglia che dovremmo combattere con quei soldi. Perché mai lasciamo scappare mandrie intere dal recinto, senza battere ciglio, per poi dannarci a inseguire i fuggitivi, uno ad uno, tempo dopo, a colpi di teatri, musei, festival, fiere e eventi, dissanguandoci in un lavoro assurdo? Che senso ha salvare l'Opera e produrre studenti che ne sanno più di chimica che di Verdi? Cosa vuol dire pagare stagioni di concerti per un Paese in cui non si studia la storia della musica neanche quando si studia il romanticismo?".
















La provocatoria presa di posizione di Baricco ha ovviamente sollevato la reazione di molti "addetti ai lavori", come per esempio a Parma, il sovrintendente al Teatro Regio, Mauro Meli e i responsabili del Teatro Due, le cui dichiarazioni si possono leggere su Parma.Repubblica.it.
"Baricco farebbe meglio a stare zitto", ha detto Meli a Repubblica. E riferendosi all'opera lirica ha aggiunto: "Quest'arte è qualcosa da maneggiare con cura e rispetto, poiché una delle espressioni più alte della cultura italiana conosciuta ed amata nel mondo".
Riprendiamo il tema su Pramzanblog con un'inchiesta tra altri importanti "addetti ai lavori", tra i quali uno dei personaggi più famosi della Tv, Michele Mirabella, che non è parmigiano e non è legato a Parma (dove però tanti anni fa ha partecipato a più edizioni del Festival del teatro universitario, anche come attore) ma è regista del teatro lirico (sta preparando un Elisir d'amore per il Teatro di Cagliari) e sovrintendente del Teatro di Udine. O come il grande basso Michele Pertusi, attualmente a New York per "Sonnambula" al Metropolitan. O come il grande tenore Carlo Bergonzi, ora impegnato a Busseto con la sua Accademia od altri nomi importanti del mondo lirico. Ecco l'inchiesta.
MICHELE PERTUSI, basso, attualmente impegnato a New York nelle prove della "Sonnambula", con Natalie Dessay e Juan Diego Flórez, che andrà in scena lunedì 2 marzo al Metropolitan:
"Una cosa è vera, nel teatro lirico ci sono molti sprechi. A volte si paga anche gente che non lavora. In generale si dà la colpa ai cantanti che hanno cachè alti, in realtà il problema è che i costi derivano soprattutto dal personale fisso. Il cast artistico, nella produzione di un'opera, pesa attorno all'8 per cento. Spesso i teatri diventano degli "stipendifici", e questo non è possibile. A volte si rischia di pagare un sacco di soldi della gente per poi non produrre quasi niente. Certo, bisogna trovare una soluzione a tutto questo. Ma non si può dimenticare che la nostra cultura è anche operistica. È chiaro che ci sono priorità, situazioni importanti da non sottovalutare, ma un Paese come l'Italia non può permettersi il lusso di rinnegare la cultura. Costa di più l'ignoranza che il sapere. È giusto andare nei musei per ammirare i capolavori dei grandi della pittura, ma è doveroso anche non disperdere la cultura musicale, che è stata una delle fondamenta della formazione del nostro popolo. Bisogna divulgare il teatro d'opera, non tagliargli le gambe. Baricco propone di destinare i fondi alle televisioni? Ma ne hanno fin troppi di soldi da gestire... E ne spendono anche tanti, mi pare. Secondo me bisogna fare come all'estero, dove per un euro investito in cultura ne vengono a casa tre. In Italia invece per ogni euro investito in cultura bisogna aggiungercene due. La crisi c'è, innegabile, e tocca tutti. Tutti quindi devono fare qualche sacrificio. Ma non si può dimenticare che il pubblico che viene all'opera lo fa soprattutto per ascoltare noi cantanti, che pure incidiamo poco sul costo complessivo, come ho già detto. Non ci si deve scandalizzare per certi cachè che possono sembrare alti. In realtà sono falcidiati dalle tasse. E i sacrifici che facciamo sono tanti. Io per esempio ora sono qui in America, lontano dalla mia famiglia, per due mesi. Voglio ricordare una frase che il grande baritono Piero Cappuccilli, scomparso nel 2005, mi disse quando io ero alle prime armi: "Ricordati Michele che i soldi che ti danno quando vai là sopra, sul palcoscenico, sono sempre pochi rispetto a quello che dovrebbero darti".
MICHELE MIRABELLA, regista teatrale, sovrintendente del Teatro di Udine, consigliere d'amministrazione del Teatro Petruzzelli di Bari, nonché conduttore in Tv di Elisir:
"Considero la polemica di Alessandro Baricco un po' spicciativa, un po' pasticciona, però, se serve ad aprire un dibattito sul tema dei finanziamenti ai teatri, se si tratta di una provocazione che può indurre a una riflessione, ben venga. I tagli del Fus, il fondo unico dello spettacolo, sono già evidenti e penalizzano tutto il settore: dai 471 milioni di euro si è scesi a 378, mentre ne erano previsti 577. Quindi il taglio effettivo è di 200 milioni di euro. E questo taglio incide soprattutto sul teatro lirico, visto che il teatro di prosa percepiva già una quota esigua. Il problema, secondo me, sta non tanto nella quantità delle risorse, ma nel modo in cui queste risorse vengono utilizzate. E posso dire che effettivamente sono state finora spese irrazionalmente. Secondo uno studio fatto, credo, in Svizzera, è emerso che l'aliquota risorse destinata agli spettacoli è ridicola rispetto alle spese generali. È impensabile, secondo me, che per allestire un'opera si debbano spendere 500mila euro, anche un milione, per una decina di recite... Bisogna assolutamente ripensare l'amministrazione di queste risorse. Baricco dice che lo Stato, più che al teatro, dovrebbe destinare le risorse alle scuola e alle televisioni? Allora, per quanto riguarda la scuola, posso dire che in Italia non si è mai insegnata seriamente la musica nelle aule, né i ragazzi, a parte qualche occasione più ludica che altro, sono stati accompagnati a vedere e commentare una commedia di Goldoni. Potrebbe cambiare qualcosa con più fondi? Più soldi alle televisioni? Per fare che? Ma poi gli italiani la vogliono più cultura? Se non ci fossero gli Angela, Mirabella, Minoli... che cosa sarebbe la nostra Tv? Proviamo a mettere un Pirandello al posto del "Grande fratello": voglio proprio vedere che cosa succederebbe. Baricco dice anche: capitali privati nei teatri, al posto dei fondi pubblici: quella è una via, certo. A Bari per esempio la società "Aeroporti di Puglia" è già nel consiglio di amministrazione del Petruzzelli. Però questa via va ampliata, in tutta Italia".
ANDREA RINALDI, presidente della "Corale Verdi" e corista:
"Sicuramente degli sprechi ce ne sono stati, anche se ultimamente un po' meno. È stato fatto, finora, un cattivo utilizzo delle risorse. Però la lirica è una delle componenti della cultura, l'opera italiana ha fatto scuola in tutto il mondo, metterla definitivamente in ginocchio sarebbe una cosa che non sta né in cielo né in terra. Il nostro organismo ha bisogno di cibo per nutrirsi, ma anche il nostro spirito ha bisogno di emozioni. E chi può darle, se non la cultura? Noi per esempio, come "Corale Verdi", facciamo di tutto per rivolgerci ai giovani, per invogliarli a riscoprire questo grande patrimonio culturale che è il teatro lirico. Baricco dice: più fondi alla scuola? Bene, d'accordo. Ma sui fondi da destinare alla Tv sono meno d'accordo. Con la Tv che c'è adesso, poi... Se sopravvivesse solo la Tv saremmo fritti. Il problema, insomma, è che le risorse devono essere gestite meglio e che lo Stato sappia distribuirle in modo equilibrato. Non dimentichiamo che, con il crollo del teatro lirico non ci vanno di mezzo soltanto i cantanti, i registi e i direttori d'orchestra, ma tutti quelli che lavorano in questo mondo: sarti, elettricisti, orchestrali, coristi, truccatori, macchinisti... Migliaia di famiglie nel lastrico se crolla il teatro lirico e il teatro in generale".
MARTINO FAGGIANI, direttore del Coro del Teatro Regio di Parma:
"La cultura costa, ma l'incultura costa ancora di più. I soldi, finora, sono stati spesi male, questa è la verità. Ma tagliare i fondi non è una soluzione. Effettivamente il teatro lirico si deve rinnovare, non c'è alcun dubbio, ma non è tagliandolo, mettendolo in ginoccho, che si risolve la situazione. Se lo Stato abbandona il teatro lirico mette in mezzo alla strada anche cinquemila famiglie, le famiglie di tutti i lavoratori che gravitano in questo mondo. Come uscire da questa situazione? Non certo con i tagli, ma con una più efficiente veicolazione del prodotto musicale. Bisogna adeguare il teatro lirico alle esigenze moderne, renderlo appetibile, fare in un certo senso quello che Piero Angela fa con la cultura in Tv. Adeguarlo ai tempi. Altro che tagli".
MARCO FAELLI, direttore del Coro dell'Arena di Verona:
"Sono sbalordito dalla presa di posizione di Alessandro Baricco, tanto più che si tratta di un intellettuale. Non ho ancora letto il suo intervento, ma dal sunto che ne è stato fatto mi sembrano dichiarazioni da bar sport, con una illogicità di fondo. In qualunque Stato serio si investe sulla cultura, perché il futuro di un Paese è subordinato al suo livello culturale. Investire più nella scuola? Bene. Ma poi i giovani, finita la scuola, che cosa fanno? Che cosa trovano? Insegniamo musica a scuola, in modo più serio di adesso? Bene. E poi? Quali sbocchi trovano i giovani se tutto crolla a causa dei tagli? Baricco dice: via lo Stato, dentro i privati. Secondo me la sua teoria si fonda su una grande ingenuità: sulla convinzione di chi si illude che i privati possano finanziare i teatri, al posto dello Stato. È vero, negli Stati Uniti succede, ma lì sono previsti sgravi fiscali enormi. E poi gli imprenditori - magnati non esistono più. Chi investe capitali enormi vuole anche riscontri commerciali enormi, diciamo la verità. Bisogna, invece, amministrare seriamente i soldi a disposizione, evitare gli sprechi, questo sì".
MATTEO PAGLIARI, direttore d'orchestra:
"Più fondi alla scuola, dice Baricco, e io su questo posso anche essere d'accordo. Più soldi alle scuole musicali, per esempio, sarebbero auspicabili. Nei conservatori c'è già stato un taglio del 40 per cento delle risorse, che ha causato una drastica riduzione dei concerti all'interno dei conservatori stessi. Ma il problema va visto in senso più ampio: tutto il mondo musicale viene steso al tappeto se si riducono i fondi a disposizione. Quando si pensa al teatro si tende ad immaginare l'operato di un solista, di un direttore, invece intorno ad un evento musicale ci sono decine, centinaia di persone che lavorano. Elettricisti, falegnami, sarti, semplici operai... Due opere tagliate da un cartellone significano venti sarte in meno, quindici coristi in meno, e via e via... Ora mi sento di fare un discorso che può apparire un po' qualunquista, ma che faccio egualmente. Ecco: tutti si scandalzzano per il milione di euro, sempre che sia vero, dato a Bonolis per l'organizzazione del Festival di Sanremo, ma poi, nonostante tutto, la cosa va avanti e non succede niente. E invece ora sembra scandaloso che i teatri, e nella fattispecie i teatri lirici, difendano il loro diritto ad esistere. Molti teatri sono con l'acqua alla gola, ma Sanremo va... Ecco, le poche risorse che sono rimaste, andrebbero suddivise meglio".
CARLO BERGONZI, tenore:
"Il teatro lirico è già in ginocchio, i tagli sono già stati fatti, la situazione è già disperata. I teatri di provincia non ci sono più. Resta il nome, ma non fanno quasi più niente. Quando ero giovane un cantante in erba poteva esprimere il suo talento al teatro di Busseto, a quello di Zibello, a quello di Casalmaggiore. Poi, dopo che si era fatto le ossa lì, saliva un gradino e passava a Piacenza, a Parma, a Modena. I più meritevoli poi facevano il salto definitivo e arrivavano alla Scala, alla Fenice, al San Carlo, prendendo poi il volo verso i teatri più famosi del mondo. Il teatro di provincia aiutava cantanti, orchestrali e direttori d'orchestra nei loro primi passi. La lirica, nei risparmi sulla cultura, è stata la più tartassata. Proprio la lirica che ha tenuto alto in tutto il mondo il nome dell'Italia. Quando sono arrivato io al Metropolitan, nel '56, eravamo i primi al mondo in questo settore. Ora è tutto crollato. Tutti si sono disinteressati dei piccoli teatri di provincia e di conseguenza di tutto il mondo dell'opera. Prendo ad esempio proprio il Teatro di Busseto. Vi si rappresenta un'opera all'anno, quando va bene, ed è una produzione del Regio di Parma. Perché? Busseto, il mio paese, è il luogo nativo di Verdi, dovrebbe essere addirittura proprio Busseto, e non Parma, a organizzare il Festival Verdiano..."

Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Alessandro Baricco /by Edoardo Fornaciari ©/; 2) Mauro Meli /by Edoardo Fornaciari ©/; 3) Michele Pertusi; 4) Michele Mirabella; 5) Andrea Rinaldi /by aemme©/; 6) Martino Faggiani /by aemme©/; 7) Marco Faelli; 8) Matteo Pagliari; 9) Carlo Bergonzi)

Quelli che... il teatro dialettale -1-

Pisolés e la zónta
A FÈMMA TEÀTOR...
TANT PAR RÌDDOR
"La nostra non è una compagnia stabile", dice Massimo Ferraguti - "Ogni anno prepariamo una commedia che va in scena nel teatro parrocchiale di Pizzolese a Natale e poi viene ripetuta in altri luoghi quattro, cinque volte" - "Nel nostro gruppo ci sono coniugi, fidanzati e figli"
Sono contento di aprire un nuovo settore di Pramzanblog, dedicato alle compagnie dialettali, che hanno una grande tradizione e che anche di questi tempi, in cui molti recitano il de profundis del dialetto, costituiscono una realtà della città e della provincia. L'onore dell'"inaugurazione" spetta a una piccola compagnia della quale ho già parlato di sfuggita, annunciando il prossimo spettacolo, Al mòrt in t-l'armäri, che andrà in scena sabato 28 febbraio al Teatro parrocchiale Beato Cardinal ferrari in Piazza Picco. Ho parlato con uno degli attori, Massimo Ferraguti, che ha fatto un po' da portavoce per tutto il gruppo.
Prima di tutto, perché vi chiamate "Pisolés e la zònta"?
Perché siamo quasi tutti di Pisolés, Pizzolese. Ma c'è anche qualcuno "di fuori": cioè... la zónta.
Quando è stata formata la Compagnia?
Negli anni Cinquanta, su idea di don Dante Paglia, lo storico parroco di Pizzolese, che è ancora l'anima della parrocchia, a 83 anni. Non è che sia andata avanti ininterrottamente da allora. Per qualche anno ha sospeso l'attività, però da una dozzina d'anni ci siamo noi, che ogni anno presentiamo una commedia.
Immagino della tradizione del teatro dialettale nostro, vero?
Non sempre. Cioè, mi spiego: negli anni scorsi abbiamo anche rappresentato dei classici della nostra tradizione, come Al padrón dal vapór e Un gióron Tortoréla, ma adesso rappresentiamo anche commedie diverse, magari italiane o magari, che so, ferraresi, e le traduciamo nel nostro dialetto.
Quanti anni ha il più "vecchio" della compagnia? Forse sono io, ho 49 anni. E il più giovane? Ha 12 anni. Immagino che siate tutti legati da una grande amicizia, in spirito pramzàn...
Certo. Molti di noi sono ex compagni di scuola. Nella nostra compagnia ci sono due coppie di coniugi e due di fidanzati. E poi ci sono i figli... Insomma, una grande famiglia che fa teatro, tant par rìddor un cicinén.
Come e quando nascono i vostri spettacoli?
Al mare. D'estate, quando andiamo in vacanza insieme con le nostre famiglie. È proprio in vacanza che scegliamo la commedia, la traduciamo se necessario e cominciamo a prepararla. Così a Natale, quando c'è la "prima" nel teatrino parrochiale di Pizzolese, siamo pronti. Poi generalmente la rappresentiamo ancora quattro, cinque volte, in altrettanti teatri parrocchiali. E ogni volta l'incasso è devoluto in beneficenza. Per esempio la commedia Al mòrt in-t-l'armäri, dopo la recita del 28 al "Cardinal Ferrari" di piazza Picco, la porteremo al Teatro Juventus di Colorno il 14 marzo, per l'Avoprorit.
Che periodo sta vivendo, secondo lei, il nostro teatro dialettale?
Dopo i fasti del passato aveva vissuto un periodo oscuro. Ora secondo me si sta riprendendo. Ci sono tante compagnie, soprattutto in provincia. La gente viene volentieri e si diverte. Sono testi semplici, per carità, però il pubblico ha voglia di stare in allegria e, con le commedie in dialetto, ci riesce.
(Nella foto: La compagnia Pisolés e la zonta nella commedia "Al fantäzma d'Angiòlo". Massimo Ferraguti è il secondo da destra)

martedì 24 febbraio 2009

EDITORIALINO: parliamoci chiaro

DENTRO PAOLA COLLA
TANTE GRAZIE A NESTI
Questa mattina, come ampiamente annunciato e ampiamente previsto, l'ex assessore al Commercio, Paola Colla, ha ufficialmente preso il posto dell'ormai ex presidente dell'Ade, la società comunale dei cimiteri cittadini, Carletto Nesti, dimissionario. Dimissionario su richiesta, visto che, come ho anticipato il 20 febbraio, Nesti è stato "sollecitato" dal comune. Però, anche se in scadenza di mandato l'anno prossimo, non ha voluto sollevare polveroni, e ha dato forfeit, anche se con un po' di magone. Ora mi sento di premettere doverosamente alcune cose: 1) Sono amico di Carletto Nesti dall'infanzia (ma per la formazione morale che ho ricevuto mai perorerei la causa di nessuno che non lo meriti); 2) Vivo a Milano dal 1971 e conosco troppo poco la realtà politica cittadina per esprimere giudizi squisitamente politici; 3) Per quello che so il nuovo presidente dell'Ade, l'ex assessore Paola Colla, che per altro è presidente della commissione funeraria nazionale della Sefit - Federutility, è persona degnissima e certamente saprà svolgere il suo incarico nel migliore dei modi; 4) Il Comune (quindi il sindaco, quindi il vicesindaco), ha tutto il diritto di rimpastare, modificare, sostituire e non può certo un giornalista che è lontano da Parma da quasi 38 anni, mettere il naso nelle sue faccende.
Dopo queste doverose premesse, permettetemi però di fare una considerazione: è vero che Nesti ha avuto seri problemi di salute (e ufficialmente sarebbe questo il motivo delle sue dimissioni), però è anche vero che fortunatamente ne sta uscendo. E a quasi 65 anni, con la sua esperienza di amministratore, e il suo rinnovato stato di salute, può ancora essere utile alla città. Per quello che so, anche il Comune ne è cosciente. E non è da escludere che presto a Nesti sia offerto un nuovo incarico. Ok. Se andrà così, ok. Ma è qui il punto, secondo me. Nel Paese di Utopia, considerato il valore acclamato di una persona, la sua onestà, la sua dedizione, la sua passione, in caso di bisogno lo si sostituirebbe, sì, ma non senza avergli già proposto una nuova occupazione. Tradotto: oggi ti licenziamo, oggi ti riassumiamo, perché te lo meriti. Invece questa mattina, dal Comune, Nesti ha ricevuto soltanto il ringraziamento del vicesindaco Paolo Buzzi, che ha detto: “Voglio ringraziare Nesti per il lavoro svolto e per il rilancio di immagine dei servizi cimiteriali conseguita in questi anni". E una lettera di apprezzamento dal capogruppo del PD, Giorgio Pagliari. Tutto qui. Ecco, nel Paese di Utopia, Nesti avrebbe già saputo, oggi, magari anche in via ufficiosa, il suo destino. Se "riciclato", cioè, o se "trombato".
(Nelle foto, dall'alto: 1) L'autore di Pramzanblog; 2) Paola Colla; 3) Carletto Nesti)

Se a Parma ci fosse il mare... -12-

E L'EFSA LA VA IN GONDOLA
Ultima cartolina della serie creata da Pietro Bocchialini negli anni Trenta

Con questa dodicesima e ultima cartolina chiudo la splendida serie "Se a Parma ci fosse il mare...", creata e pubblicata dal cartolaio Pietro Bocchialini di via Cavour negli anni Trenta dopo un viaggio a Venezia. Ecco una suggestiva immagine del Palazzo del Giardino circondato dall'acqua, con in primo piano un parcheggio di gondole. Così come l'immaginazione del cartolaio volò tanti anni fa, anche adesso può volare la nostra fantasia e immaginare, nella prossima sede di rappresentanza dell'Efsa (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) un andirivieni di parlamentari europei, magnati dell'industria, dirigenti e portaborse, tutti in gondola per raggiungere il palazzo la cui costruzione cominciò nel 1561, su ordine del duca Ottavio Farnese. Grande palazzo, ricco di storia, e sede di sale meravigliose (Sala dell'Ariosto, del Perseo, del Malosso, di Erminia, dell'Amore, con affreschi di Girolamo Mirola, del Bertoja, del Malosso, di Alessandro Tiarini, di Carlo Cignani, di Agostino Carracci, di Giovanni Bosco). Un palazzo che, fin dalla seconda metà del Cinquecento, ha ospitato i Duchi di Parma. 
Palazzo anche che ha avuto non poche vicissitudini: fu spogliato di quadri e arredi che seguirono Carlo di Borbone sul trono di Napoli, poi i suoi splendidi affreschi attorno al 1768, furono imbiancati per volere del duca Fedinando di Borbone che, spinto da crisi mistiche, li considerava "licenziosi", poi ancora dal 1802 al 1814, durante la dominazione francese, fu sede di comandi militari. Con il passare degli anni divenne prima un collegio di un ordine religioso, poi Scuola di Applicazione di Fanteria ed infine sede della Legione Carabinieri, prima di ospitare il comando provinciale della Regione Carabinieri Emilia Romagna. Da anni ospita il Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche).

lunedì 23 febbraio 2009

Se a Parma ci fosse il mare... -11-

PRIMA DELLA REPUBBLICA
Undicesima cartolina della serie creata dal cartolaio Pietro Bocchialini negli anni '30
Quando il cartolaio Pietro Bocchialini diede alle stampe questa bella cartolina della sua serie "Se a Parma ci fosse il mare..." in Italia c'era ancora la monarchia. Quindi la bella strada fiancheggiata da sontuosi palazzi e percorsa dall'immaginario Canäl Grand, si chiamava ancora Corso Vittorio Emanuele. Poi arrivò il referendum del 2 giugno 1946, quello che vide prevalere la repubblica sulla monarchia, e la strada cambiò ovviamente nome, diventando Via della Repubblica. Già, questa è una buona occasione per ricordare come andò, a Parma, quel referendum. Vinse la repubblica con 46.729 voti (73,21%) contro i 17.374 voti (26,79%) ottenuti dalla monarchia. La repubblica si affermò in quasi tutte le sezioni elettorali della città, che erano 120. Soltanto in tre infatti prevalse la monarchia: nel seggio 19, situato proprio nel centralissimo "Corso Vittorio Emanuele", nel seggio 25 in piazzale Volta e nel seggio 52, situato in vicolo del Vescovado, a ridosso del Palazzo della Curia. Nei 47 comuni della provincia la monarchia prevalse solo a Bardi, Compiano e Tornolo. In tutti gli altri comuni la repubblica prevalse, ma con margini diversi: per esempio a Varsi (1222 contro 930) e Bedonia (2178 contro 1830) la vittoria fu più contenuta, mentre fu molto più ampia in altri comuni, come Collecchio (4158 contro 1077), Corniglio (2853 contro 722) e Salsomaggiore (7045 contro 2072).

domenica 22 febbraio 2009

Cór crozè: l'opinione di Alberto Michelotti

BENE I TRE PUNTI,
MALE IL GIOCO
PARMA - BRESCIA 1 - 0: Al Brèssa l'à miga meritè äd pèrdor. I tre punti sono benedetti, ma il Parma è stato inferiore, ha sofferto troppo. Disordinato, confusionario. Abbiamo avuto paura. Il Brescia è stato decisamente più squadra di noi.
Alberto, com'è andata oggi, in generale?
È il bello del calcio, con la sua imponderabilità: ha vinto la squadra che meritava di perdere. Se rigiochiamo questa partita con il Brescia dieci volte la perdiamo nove volte. Stasìra a sèmma stè tot in méza 'cme 'n giovedì par tutta la partìda.
Nel primo tempo?
In-t i primm vint minùd èmma fat 'na gran fadìga. Loro hanno avuto tre occasionissime al quinto, al decimo e al diciassettesimo. Eravamo insicuri, morti. Loro invece hanno preso in mano il gioco. Po la mùzica l'è cambiäda un cicinén. Abbiamo visto qualcosa in più. Ma Kocsis, che mi a ciàmm acsì parchè al pära l'ùltom di Mohicàn ha fatto grossi errori. E po al blìssga sémpor. L'à ànca zbaljè un gòll ch'l'era pu fàcil da fär che zbaljèrol. Par fortón'na l'è rivè al gòll dal ragasén. Però eravamo comunque lenti, titubanti. Da segnalare i soliti lanci lunghi di Castellini, sempre a caso: "e felice volavo".
E nel secondo?
Leon al s'è magnè un gòll bél-e fat. Però siamo stati inesistenti ancora per troppo tempo. Praticamente per tutto il tempo, a parte i minuti finali, quando il Brescia ha tirato un po' i remi in barca.
Pavarini?
Pavarini sempre un po' incerto nelle uscite, quando esce al fa gnìr la cagàja. Però è sicuro tra i pali. L'à fat cuàtor parädi strepitózi.
Un giudizio sulla difesa?
Acsì acsì. Paci al gh'à sémpor il psìghi in-t i pè. Troest, ciamé ànca Tost, l'è cmé 'l cavàl äd Ginginelo, tròp intrégh. Lucaréli picén non male, ma Guidolin lo fa giocare in un ruolo non suo. Cmé 's fa a fär zugär da playmaker un difensore puro? E po Castlén: al sòlit.
E il centrocampo?
L'assenza di Morrone si fa sentire. Budel inguardabile, Mariga corre, corre, ma è poco lucido nei passaggi.
Dell'attacco che cosa dici?
Vantaggiato nervoso, non in giornata. E poi si è fatto anche ammonire, dovrà saltare la prossima partita con il Modena. Paloschi, al ragasén, ha combatuto, ma al m'è mìga piasù. Io voglio un altro Paloschi. Lucaréli grand è entrato in campo a sette minuti dalla fine e con i tre del recupero ha giocato in tutto dieci minuti: non male. Ha cercato di tenere la palla, ha combattuto. Un rientro positivo, anche se breve.
Il migliore del Parma?
Pavarén, sicùr cme l'or. L'à salvè la partìda.
Il peggiore?
Ancòrra 'na vòlta Budel. Lént, mäi bón äd där vìa 'na bàla giùssta.
Un voto a Guidolin.
Diamogli sei, per il risultato positivo, il terzo consecutivo, 9 punti in tre partite. Ma mi sembra depresso, nervoso, e trasmette, secondo me, nervosismo e insicurezza ai giocatori.
E il pubblico?
Déz e lòda. Pubblico ammirevole, capace di incitare la squadra ànca cuànd la zùga mäl cme stasìra.
Pramzan45

Qui Rugby Parma: oggi è andata così

ROVIGO 5 - OVERMACH 41
Grande vittoria al Battaglini di Rovigo (con sei mete - tre di Mariani - e con bonus) dell'Overmach Rugby Parma, contro il Femi, per 41 a 5, nella terza giornata della Coppa Italia. Adesso i gialloblu sono in testa alla classifica del girone A, con 9 punti, davanti a Viadana e Rovigo con 6, Almaviva Capitolina con 5 e Calvisano (ormai eliminato) con 2. Le prime due dei due gironi accedono alle semifinali.
Marcatori: Pt. al 22' m. Mariani (0-5); al 32' cp. Mazzariol (0-8); al 34' m. Mariani tr. Mazzariol (0-15); St: al 2' m. Ainley (0-20); al 4' m. Pavan tr. Mazzariol (0-27); all'8' m. Soffredini tr. Mazzariol (0-34); al 24' m. Mariani tr. Mazzariol (0-41); al 36' m. Anouer (5-41)
IL COMMENTO A CALDO DI BERSELLINI
"Non mi è stato possibile seguire la squadra a Rovigo, ma sono rimasto in collegamento telefonico con il direttore sportivo Franco Pavan, che mi ha tenuto al corrente minuto per minuto. Mi ha detto che è stata una grande partita, che i giovani messi in campo hanno giocato come se fossero dei veterani. Una partita giocata con un grande cuore, anche in onore del nostro figiano Manoa Vosawai, colpito il giorno prima da un gravissimo lutto familiare: la scomparsa improvvisa della mamma. Vosawai era appena stato convocato in Nazionale A, ora è in partenza per le Figi. Tornando alla partita di oggi, Pavan mi ha riferito che non c'è stata storia. Abbiamo giocato una partita perfetta. I nostri giovani hanno risposto nel migliore dei modi, non ci sono state sbavature. Quest'anno per noi la Coppa Italia, che abbiamo vinto l'anno scorso, non era un obiettivo primario. Siamo partiti con la voglia di onorare il nostro titolo, ma senza altissime ambizioni. Invece dopo due partite siamo già molto vicini alla qualificazione in semifinale. Ne siamo orgogliosi".

sabato 21 febbraio 2009

Dopo le dimiissioni di Carletto Nesti

CARO PRAMZANBLOG,
A PROPOSITO DELL'ADE...

Enrico Maletti, l'inventore di Parma in dialetto, più volte a fianco di Nesti come lettore di poesie in vernacolo durante le commemorazioni alla Villetta, ci ha scritto questa lunga lettera, che pubblichiamo molto volentieri, integralmente
Caro Pramzanblog (ovvero Mezzadri),
oggi, come quotidianamente faccio, ho visitato il tuo blog e mi sono soffermato sull’ultimo inserimento che hai fatto sulle dimissioni che Carletto Nesti ha rassegnato da presidente di Ade. Come hai scritto tu e come poi è uscito sui quotidiani locali, Carletto si è dovuto dimettere non soltanto per problemi di salute, ma anche a causa dei cambiamenti avvenuti nella giunta comunale nei giorni scorsi. Ora non mi permetto di criticare la scelta di questo cambiamento, perché non sarei nemmeno in grado di farlo, ma sento la necessità di ringraziare Nesti (che molte volte ho chiamato
confidenzialmente non Nesti ma “Onesti”), per tutto quello che ha fatto nei cimiteri di Parma, che lui con la sua voglia di fare, con la sua inventiva, coadiuvato dallo staff organizzativo che dirigeva, è stato capace di trasformare quello che era solo un camposanto, in un luogo di ritrovo e di aggregazione, in un luogo della memoria di chi nel passato ha costruito Parma. Carletto Nesti ha capito che, in una città come Parma, senza il rispetto del passato non si può ottenere un gran futuro, è come costruire una casa senza fondamenta, “prìmma o po’ la da zò”. Ricordo in questi cinque anni di presidenza di Nesti, i momenti trascorsi nell’inserire poesie e pezzi dialettali in occasione delle ricorrenze, come puntualmente nel periodo natalizio per i poeti dialettali Renzo Pezzani, Alfredo Zerbini, Luigi Vicini, Bruno Lanfranchi e Bruno Pedraneschi, per l’occasione della commemorazione del cinquantesimo della morte in agosto del 2006 dell’attore dialettale Italo Clerici, quando nello stesso giorno fu ricordato anche l’attore Alberto Montacchini. Ricordo bene quel giorno: era il 20 agosto. Nesti riuscì a riempire la Villetta, sembrava quasi una prima del Regio, c'era anche l’allora sindaco Elvio Ubaldi. Da non dimenticare per il giorno dei morti le Sante Messe pomeridiane celebrate all’aperto davanti alla chiesa del Cimitero, sia con monsignor Cesare Bonicelli sia con l’attuale vescovo, monsignor Enrico Solmi, seguite dalla lettura da parte mia di un testo adatto ai giorni dei defunti, rigorosamente in parmigiano. La commemorazione di Baldassarre Molossi, mitico direttore della Gazzetta di Parma per 35 anni. Anche in quell’occasione Nesti riuscì a radunare una "folla". C'erano giornalisti, rappresentanti del Comune e tanti ma tanti “pramzàn” che hanno voluto bene al diretór ädla Gazètta. Alla fine della cerimonia davanti alla tomba di Padre Lino era stata letta la poesia di Renzo Pezzani Padre Lino. Quanto da ricordare... E poi le celebrazioni di Ildebrando Pizzetti, Luigi Battei, capostipite della Casa Editrice Battei, il ricordo di Aurora Guarini, benemerita volontaria, conclusosi anche quello con brani dialettali e musicali con l’armonica a bocca di William Tedeschi. Voglio citare anche la ricorrenza che da alcuni anni a questa parte Nesti aveva ideato, vale a dire quella nel camposanto dove riposano i bambini, con la lettura della poesia di Fausto Bertozzi Al camp di putén, le commemorazioni delle varie associazioni parmigiane. Ultima grande manifestazione che ha riempito di Pramzàn il Cimitero è stata quella dell’inaugurazione della grotta di Lourdes, collocata proprio di fronte alla tomba di Padre Lino. Per quell’occasione sono sincero, non ho mai visto tanta gente alla Villetta.
Ora però, caro Pramzànblog, mi fermo, perché questi miei ricordi sembrano dedicati a una persona che non c’è più, invece Carletto Nesti è qui tra noi e ci rimarrà ancora per tanto tempo, fort cme ‘l trón, fermo ai box per un controllo come una Ferrari pronta per partire e vincere un gran premio, perché, da come se ne parla a Parma e spero che anche il sindaco Pietro Vignali la pensi allo stesso modo, fra poco tempo a Nesti sarà dato un altro importante incarico. Di pramzàn dal sas come lui ne ha bisogno tutta la città.
Enrico Maletti
(di Parma in dialetto)
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Enrico Maletti di "Parma in dialetto" con Carletto Nesti durante una commemorazione alla Villetta /by aemme/; 2) Da sinistra: Camillo Mazza, Carletto Nesti, Padre Berardo Rossi e Enrico Maletti /by Marco Maletti/)