O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


venerdì 16 gennaio 2009

Le interviste di Pramzanblog: Tonino Fereoli

85 ANNI DI PARMIGIANITÀ
Domani è l'ottantacinquesimo compleanno del simbolo della "Corale Verdi", il tenore che da 52 anni manda in visibilio i parmigiani con la "Rondanén'na"

Ottantacinque anni. Domani Tonino Fereoli, splendido vecchio oltretorrentino, voce simbolo della parmigianità, cocktail vivente di simpatia, arguzia e ironia, bandiera della "Corale Verdi", nonché splendido interprete, da 52 anni, della "Stornellata parmigiana", meglio nota come "La rondanén'na pramzàna", compie 85 anni. E non sentirli. E combattere da leone contro l'australiana. E far venire i lagrimoni alla gente che lo ascolta rapìta mentre canta. Mi diceva Andrea Rinaldi, suo presidente alla "Corale", che il giorno di Sant'Ilario, all'Annunziata, la gente aveva riempito perfino i confessionali per ascoltare il coro e la "Rondanén'na". Uomo d'altri tempi, uomo della Parma di ieri che durante l'intervista si mette a cantare al telefono "Ritorno" della Rolli: Pärma, dopa tant che són stè via... Dai Tonino, porta la tua simpatia, la tua voce, il tuo cór pramzàn, nella galleria degli intervistati di "Pramzanblog".
Quante volte ha cantato la"Stornellata pramzàna", Fereoli? Mille, diecimila, cinquantamila?
E chi lo sa, Mezzadri? So solo che la canto dal 1957. Dappertutto. L'ho cantata perfino in Corea, in Giappone, in Francia, in Germania, in Venezuela. Posso certamente dire che è il mio cavallo di battaglia.
Quando l'ha cantata la prima volta?
Nel '57. Quando fu organizzato un bellissimo Festival della canzone parmigiana, al Ducale. Fernando Rota scrisse la musica, sua moglie Tina Ferrari le parole. Rota l'aveva scritta per me, per la mia voce, quella canzone, ma il regolamento obbligava a scegliere gli interpreti per sorteggio. Così la cantò Gino Gibertini e non andò nemmeno in finale. Vinse Tina Corradi, con una canzone del maestro Edgardo Egaddi, non ricordo il titolo. Io mi classificai secondo con Pärma t'si béla.
Addirittura la Rondanen'na non andò in finale... Ma se molti la considerano la canzone parmigiana più bella, un simbolo, come 'O sole mio per Napoli, come O mia bèla Madunina per Milano...
Eh, lo so, lo so. Il maestro Rota disse: Mo Gibartén al gh'à 'na voza lìrica... Cóssta l'è nè 'na storneläda. L'éra par ti...
Comunque diventò subito il suo cavallo di battaglia?
Certo. Cominciai subito a cantarla in giro, a Parma e in provincia. Fu un trionfo. Piaceva a me cantarla e alla gente ascoltarla. A fäva gnìr i sgrisór a la génta.
E adesso facciamo un salto all'indietro. Che cosa ricorda della sua infanzia?
Sono nato a Panòcia, Panocchia. Mi raccomando, con una c sola. Tutti ci mettono due "c". Tutti i miei studi li ho fatti lì. Perché mi sono fermato alla quinta elementare. A tredici anni la mia famiglia si è trasferita a Parma, in via Spolverini 3, accanto a piazzale Santa croce. Sono ancora qui.
Quando le è nata la passione per il canto?
Ero un ragazzino. Mio fratello suonava il clarino, io l'armonica a bocca. Poi, visto che avevo una bella voce, mi piaceva cantare. Allora andavo matto per Gino Bechi. Cercavo di cantare come lui. Mi piacevano le serenate.
Da quando nella "Corale Verdi"?
Dall'ottobre 1946, avevo 22 anni. Un mio amico, Serafino Pasini, mi disse: "Dai, vieni in "Corale". Nel '49 partecipai con il coro ai "Maestri cantori di Norimberga" e al "Mefistofele". Ma il mio esordio ufficiale avvenne nel 1955. Il maestro era Edgardo Egaddi. Mi fece fare il tenore primo. Poi invece arrivò il maestro Lazzari, che sentenziò: hai una voce da tenore secondo, non da tenore primo. E mi mise tra i "secondi". Sono ancora qui. Accanto a me c'è un mio, diciamo così, "allievo": il presidente della "Corale", Andrea Rinaldi. Al Regio ho partecipato a 35 stagioni. Sono fuori, ufficialmente dal coro del Regio dal 1985, ma faccio sempre parte della "Verdi".
Ha cantato mai da solista?
Come no? Ho cantato a centinaia di sposalizi. L'Ave Maria, l'Agnus Dei... Diciamo che mezza Parma si è sposata con me che cantavo...
L'opera lirica ha un futuro?
Mah. Sono perplesso. Il problema è che i giovani non sanno neanche che cos'è la melodia. Ai ragazzi non gliene frega niente della lirica. Siamo rimasti noi, quelli di una volta.
E il dialetto parmigiano?
Beh, quello spero che resti. Anzi, non credo che sparirà. È così bello...
Che cos'è per lei la parmigianità?
Un grande calore umano, una cosa che ti trovi dentro e che non ti va più via. Purtroppo però, secondo me, sta sparendo. Sì, ci sono dei circoli chiusi, come il nostro della "Corale", oppure alcune associazioni culturali, dove la parmigianità sopravvive ed è ancora genuina, dove c'è calore, dove si dicono le battute e ancora il paròli gràmi... Fuori però c'è il vuoto.
Achille Mezzadri

(Nelle foto /di Gianluca Montacchini ©, per gentile concessione della "Corale Verdi"/ dall'alto: 1), 2) e 3) Tonino Fereoli mentre canta "Stornellata parmigiana - La rondanén'na pramzàna" alla Corale Verdi)

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