Nel '50, quando la Rugby Parma vinse il suo primo scudetto, aveva 3 anni. Troppo presto. Ma nel '55, al secondo, ne aveva otto. E nel '57, al terzo, dieci. Età più che sufficienti, le ultime due, per diventare tifosi della squadra che ha vinto lo scudetto. Così Marcello Bersellini (ma il suo vero nome, all'anagrafe, è Marcellino), attuale presidente dell'Overmach Rugby Parma, è cresciuto a pane e rugby. Come dire, parafrasando un vecchio caro film, "Marcellino, pane e rugby". Non appartiene a dinastie rugbistiche, però suo padre era un appassionato della pallovale e lo portava a vedere la Rugby Parma al Tardini. Bei tempi. Quando giocava il Parma calcio c'erano vuoti paurosi. Quando giocavano i rugbisti lo stadio era pieno zeppo. Ricordi antichi. Ricordi d'infanzia.
Adesso Bersellini è un imprenditore di successo (è contitolare di una società di arredamento di interni e di uffici, la Studio Azeta), è un marito e padre felice (la moglie è Luisa Ferrari, i figli Beatrice e Marcello), è un dirigente sportivo con le idee chiare e con una gran voglia di agguantare con la Rugby Parma, dopo 52 anni, il quarto scudetto. Con tutte queste premesse, Marcellino Pane e Rugby entra di diritto nella galleria degli intervistati di Pramzanblog, sito del quale è anche da pochissimo collaboratore, visto che ha accettato di commentare per amicizia, a caldo, ogni partita di campionato dei gialloblu. Ecco l'intervista.
Dove ha compiuto i suoi studi?
Le elementari alla "Corridoni", le medie alla "Parmigianino" e al "Maria Luigia" e infine il corso di grafica all'Istituto d'arte "Toschi". Non ho proseguito con l'università perché appena conclusi gli studi mi sono sposato.
Come le è nata la passione per il rugby?
Da bambino mio padre mi portava a vedere la Rugby Parma, ma la vera scintilla non è scoccata allora, anche se il rugby mi piaceva. L'approccio vero e proprio a questo sport è avvenuto casualmente. Abitavo nella casa dei Carra, quelli dei rimorchi. Carra giocava nelle giovanili della Rugby Parma, allenato da Silvio Bocchi. "Perché non vieni anche tu?", mi chiese Carra. Dopo qualche titubanza, andai. E' stata la fortuna della mia vita. Prima ero estremamente timido. Poi sono diventato il contrario.
In che ruolo giocava?
Agli inizi giocavo apertura, poi sempre trequarti: ala e estremo.
Lei ha giocato nella rugby Parma dal 1964 al 1973 collezionando 160 presenze in serie A con 44 te e 161: cos'è cambiato nel rugby da allora?
Il rugby è cambiato in modo totale. Prima era una delle tante occasioni per fare sport, per stare insieme con tanti amici. Ora è uno sport al limite del professionismo, con regole ben precise. Allora c'era solo un allenatore e un preparatore atletico, che generalmente era un professore di ginnastica. Ora c'è l'allenatore, il viceallenatore e i vari allenatori di reparto, nonchè uno staff medico completo. Insomma, un abisso.
Non è mai arrivato alla maglia azzurra?
Sì, ma solo a quella giovanile. Una partita in Francia. L'allenatore della Nazionale maggiore, a quei tempi, era il parmigiano Gianni Del Bono.
Lei ha allenato il Viadana: non ha mai sognato di allenare la Rugby Parma?
No. Per la verità non ho mai sognato di fare l'allenatore. Ai tempi del Viadana io lavoravo alla Salvarani e stavo ancora giocando con la Rugby Parma. Qualche liretta in più mi faceva comodo, ero giovanissimo ma già sposato... il Viadana giocava in sere C... Così mi dividevo: durante la settimana allenavo il Viadana e alla domenica giocavo con il Parma. Presi l'impegno molto seriamente, furono quattro anni bellissimi. Ancora adesso a Viadana, nonostante io sia diventato il presidente di una società rivale, mi ricordano con affetto. E poi ho allenato anche l'Amatori, l'attuale Gran Parma.

Adesso Bersellini è un imprenditore di successo (è contitolare di una società di arredamento di interni e di uffici, la Studio Azeta), è un marito e padre felice (la moglie è Luisa Ferrari, i figli Beatrice e Marcello), è un dirigente sportivo con le idee chiare e con una gran voglia di agguantare con la Rugby Parma, dopo 52 anni, il quarto scudetto. Con tutte queste premesse, Marcellino Pane e Rugby entra di diritto nella galleria degli intervistati di Pramzanblog, sito del quale è anche da pochissimo collaboratore, visto che ha accettato di commentare per amicizia, a caldo, ogni partita di campionato dei gialloblu. Ecco l'intervista.Dove ha compiuto i suoi studi?
Le elementari alla "Corridoni", le medie alla "Parmigianino" e al "Maria Luigia" e infine il corso di grafica all'Istituto d'arte "Toschi". Non ho proseguito con l'università perché appena conclusi gli studi mi sono sposato.
Come le è nata la passione per il rugby?
Da bambino mio padre mi portava a vedere la Rugby Parma, ma la vera scintilla non è scoccata allora, anche se il rugby mi piaceva. L'approccio vero e proprio a questo sport è avvenuto casualmente. Abitavo nella casa dei Carra, quelli dei rimorchi. Carra giocava nelle giovanili della Rugby Parma, allenato da Silvio Bocchi. "Perché non vieni anche tu?", mi chiese Carra. Dopo qualche titubanza, andai. E' stata la fortuna della mia vita. Prima ero estremamente timido. Poi sono diventato il contrario.
In che ruolo giocava?Agli inizi giocavo apertura, poi sempre trequarti: ala e estremo.
Lei ha giocato nella rugby Parma dal 1964 al 1973 collezionando 160 presenze in serie A con 44 te e 161: cos'è cambiato nel rugby da allora?
Il rugby è cambiato in modo totale. Prima era una delle tante occasioni per fare sport, per stare insieme con tanti amici. Ora è uno sport al limite del professionismo, con regole ben precise. Allora c'era solo un allenatore e un preparatore atletico, che generalmente era un professore di ginnastica. Ora c'è l'allenatore, il viceallenatore e i vari allenatori di reparto, nonchè uno staff medico completo. Insomma, un abisso.
Non è mai arrivato alla maglia azzurra?Sì, ma solo a quella giovanile. Una partita in Francia. L'allenatore della Nazionale maggiore, a quei tempi, era il parmigiano Gianni Del Bono.
Lei ha allenato il Viadana: non ha mai sognato di allenare la Rugby Parma?
No. Per la verità non ho mai sognato di fare l'allenatore. Ai tempi del Viadana io lavoravo alla Salvarani e stavo ancora giocando con la Rugby Parma. Qualche liretta in più mi faceva comodo, ero giovanissimo ma già sposato... il Viadana giocava in sere C... Così mi dividevo: durante la settimana allenavo il Viadana e alla domenica giocavo con il Parma. Presi l'impegno molto seriamente, furono quattro anni bellissimi. Ancora adesso a Viadana, nonostante io sia diventato il presidente di una società rivale, mi ricordano con affetto. E poi ho allenato anche l'Amatori, l'attuale Gran Parma.

E' presidente dell'Overmach da un anno e mezzo: è vicino lo scudetto?
Tocchiamo ferro. Per adesso siamo ancora in gioco. Noi lavoriamo tutti per vincere. La determinazione non manca.
Perché nonostante la passione per il rugby a Parma allo stadio c'è sempre poco pubblico?
Non me lo so spiegare nemmeno io. Quando mi è stata offerta la presidenza mi sono subito posto l'obiettivo di riempire lo stadio. Non ci sono riuscito. E proprio non so perché. Eppure qualche risultato l'abbiamo ottenuto, abbiamo vinto la Supercoppa, secondo gli esperti la nostra è una squadra che dà spettacolo... Ma niente. Oltre il migliaio di persone presenti non riusciamo ad andare.
Il dramma dello stadio: come andrà a finire?
Lo sanno tutti che lo stadio di Moletolo, nato per il calcio amatoriale, è una situazione provvisoria e che nemmeno la nuova tribuna riuscirà a risolvere il problema. La federazione ha concesso una deroga, per un anno. E poi? Poi dovremo sloggiare. Il "Giglio" di Reggio Emilia potrebbe essere una soluzione, ma è ancora presto per prendere una decisione. Quando dobbiamo dire a chi non lo sa che Parma, con due squadre in Super 10, non ha uno stadio degno, provo vergogna.

Tocchiamo ferro. Per adesso siamo ancora in gioco. Noi lavoriamo tutti per vincere. La determinazione non manca.
Perché nonostante la passione per il rugby a Parma allo stadio c'è sempre poco pubblico?
Non me lo so spiegare nemmeno io. Quando mi è stata offerta la presidenza mi sono subito posto l'obiettivo di riempire lo stadio. Non ci sono riuscito. E proprio non so perché. Eppure qualche risultato l'abbiamo ottenuto, abbiamo vinto la Supercoppa, secondo gli esperti la nostra è una squadra che dà spettacolo... Ma niente. Oltre il migliaio di persone presenti non riusciamo ad andare.
Il dramma dello stadio: come andrà a finire?
Lo sanno tutti che lo stadio di Moletolo, nato per il calcio amatoriale, è una situazione provvisoria e che nemmeno la nuova tribuna riuscirà a risolvere il problema. La federazione ha concesso una deroga, per un anno. E poi? Poi dovremo sloggiare. Il "Giglio" di Reggio Emilia potrebbe essere una soluzione, ma è ancora presto per prendere una decisione. Quando dobbiamo dire a chi non lo sa che Parma, con due squadre in Super 10, non ha uno stadio degno, provo vergogna.

In viale Piacenza è stato demolito il "Lanfranchi", che era lo stadio del rugby, per far posto al futuro palazzo dell'Efsa. Ma accanto c'è ancora lo Stadio Europeo del Baseball, che pure dovrà sloggiare. Com'è possibile che il rugby abbia dovuto fare le valigie subito e che il baseball sia ancora lì?
Forse quelli del baseball sono stati più accorti, a suo tempo. Hanno detto: "Sì, ce ne andiamo, ma solo quando sarà pronto un nuovo stadio per noi. Forse noi del rugby siamo stati più ingenui. Magari qualcuno ha pensato: "tanto nessuno ci manderà mai via di qui".
Secondo lei esiste davvero la volontà di costruire un nuovo stadio tutto per il rugby?
Mi risulta che ci sia una società di Roma che si è interessata a costruire uno stadio nuovo, interessata anche dalla commercializzazione che potrà ruotare intorno allo stadio. Il Comune conferma. Conferma anche il presidente federale Giancarlo Dondi, che è parmigiano. Comincio a crederci un po'.
Celtic League: la Rugby Parma ha espresso il desiderio di aderirvi. Che cos'è, per i non addetti, la Celtic League?
Attualmente si chiama, per ragioni di sponsor, Magners League: è la Lega Celtica, un campionato al quale partecipano squadre dell'Irlanda, della Scozia e del Galles. La federazione italiana ha chiesto di aderirvi con nostre squadre. Potrebbero essere quattro delle attuali società del Super 10, oppure due selezioni nazionali. La Rugby Parma, sulla carta, ha accettato di partecipare al progetto, ma prima di attuarlo dovremo vedere un sacco di cose. Per esempio, che fine farà il Super 10... Comunque è un discorso lungo: avremo ancora tempo per parlarne.
Nella sola provincia di Parma quattro squadre di rugby, e ad alto livello: Rugby Parma, Gran Parma, Colorno e Noceto. Non sono troppe?
Certo, in questo modo c'è una dispersione enorme di forze. E poi siamo tutti intorno allo stesso miele (leggi sponsor). Una volta si era pensato a qualche fusione, ma si è capito che era un discorso improponibile. Ognuno è attaccato alle sue radici, non vuole mollarle.
Giovani rugbisti crescono: com'è il vivaio a Parma?
Fulgidissimo. Ci sono 400 bambini, a Parma, che praticano il rugby. E in questo la Barilla ha dato e sta dando un grande contributo di immagine. Quando arrivo al "pasta party", un torneo di minirugby, mi commuovo. Mi piacerebbe tanto che la Barilla facesse uno spot con i bambini del minirugby. Sarebbe di grande impatto per tutto il nostro movimento.
Quindi le mamme non hanno più paura del rugby..
No, no, anzi, le famiglie vengono compatte a vedere i loro bambini. Hanno capito tutti che il rugby non è pericoloso più di altri sport e che, soprattutto, è uno sport molto formativo dal punto di vista del carattere. Il rugby, lo si può dire, è una scuola di vita.
Il rugby femminile può sfondare?
Le ragazze hanno tanti sport che possono praticare. Perché proprio il rugby?
Che cos'è per lei la parmigianità?
Parmigianità è identificarsi all'interno di quattro mura. E' sentirsi a casa nella propria città. E aprirsi il cuore quando, fuori da Parma, incontri un altro parmigiano. La parmigianità ce l'abbiamo nei cromosomi. E' un segno distintivo. Ho un aneddoto carino. Ero a Nizza con Mimmo Bertoli, in un negozio. Entra un signore. Bertoli dice: "Lalù al conòss. L'è pramzàn". "Come fai a saperlo?", gli chiedo io. "Al gh'a i scärpi äd Galón". Le scarpe di Galloni, un negozio dai mocassini inconfondibili. Ebbene, Mimmo aveva ragione. Quel signore era parmigiano".
Parla il dialetto?
Sì mi piace e quando è possibile lo parlo. Credo anche che sopravviverà. Le lingue dialettali, a mio parere, non moriranno mai. Anche se, con il "pramzàn", si perderà "il grasso che cola", quelle coloriture, quelle fioriture, che erano tipiche del dialetto di ieri.
Achille Mezzadri
Forse quelli del baseball sono stati più accorti, a suo tempo. Hanno detto: "Sì, ce ne andiamo, ma solo quando sarà pronto un nuovo stadio per noi. Forse noi del rugby siamo stati più ingenui. Magari qualcuno ha pensato: "tanto nessuno ci manderà mai via di qui".
Secondo lei esiste davvero la volontà di costruire un nuovo stadio tutto per il rugby?
Mi risulta che ci sia una società di Roma che si è interessata a costruire uno stadio nuovo, interessata anche dalla commercializzazione che potrà ruotare intorno allo stadio. Il Comune conferma. Conferma anche il presidente federale Giancarlo Dondi, che è parmigiano. Comincio a crederci un po'.
Celtic League: la Rugby Parma ha espresso il desiderio di aderirvi. Che cos'è, per i non addetti, la Celtic League?Attualmente si chiama, per ragioni di sponsor, Magners League: è la Lega Celtica, un campionato al quale partecipano squadre dell'Irlanda, della Scozia e del Galles. La federazione italiana ha chiesto di aderirvi con nostre squadre. Potrebbero essere quattro delle attuali società del Super 10, oppure due selezioni nazionali. La Rugby Parma, sulla carta, ha accettato di partecipare al progetto, ma prima di attuarlo dovremo vedere un sacco di cose. Per esempio, che fine farà il Super 10... Comunque è un discorso lungo: avremo ancora tempo per parlarne.
Nella sola provincia di Parma quattro squadre di rugby, e ad alto livello: Rugby Parma, Gran Parma, Colorno e Noceto. Non sono troppe?
Certo, in questo modo c'è una dispersione enorme di forze. E poi siamo tutti intorno allo stesso miele (leggi sponsor). Una volta si era pensato a qualche fusione, ma si è capito che era un discorso improponibile. Ognuno è attaccato alle sue radici, non vuole mollarle.
Giovani rugbisti crescono: com'è il vivaio a Parma?
Fulgidissimo. Ci sono 400 bambini, a Parma, che praticano il rugby. E in questo la Barilla ha dato e sta dando un grande contributo di immagine. Quando arrivo al "pasta party", un torneo di minirugby, mi commuovo. Mi piacerebbe tanto che la Barilla facesse uno spot con i bambini del minirugby. Sarebbe di grande impatto per tutto il nostro movimento.
Quindi le mamme non hanno più paura del rugby..No, no, anzi, le famiglie vengono compatte a vedere i loro bambini. Hanno capito tutti che il rugby non è pericoloso più di altri sport e che, soprattutto, è uno sport molto formativo dal punto di vista del carattere. Il rugby, lo si può dire, è una scuola di vita.
Il rugby femminile può sfondare?
Le ragazze hanno tanti sport che possono praticare. Perché proprio il rugby?
Che cos'è per lei la parmigianità?
Parmigianità è identificarsi all'interno di quattro mura. E' sentirsi a casa nella propria città. E aprirsi il cuore quando, fuori da Parma, incontri un altro parmigiano. La parmigianità ce l'abbiamo nei cromosomi. E' un segno distintivo. Ho un aneddoto carino. Ero a Nizza con Mimmo Bertoli, in un negozio. Entra un signore. Bertoli dice: "Lalù al conòss. L'è pramzàn". "Come fai a saperlo?", gli chiedo io. "Al gh'a i scärpi äd Galón". Le scarpe di Galloni, un negozio dai mocassini inconfondibili. Ebbene, Mimmo aveva ragione. Quel signore era parmigiano".
Parla il dialetto?
Sì mi piace e quando è possibile lo parlo. Credo anche che sopravviverà. Le lingue dialettali, a mio parere, non moriranno mai. Anche se, con il "pramzàn", si perderà "il grasso che cola", quelle coloriture, quelle fioriture, che erano tipiche del dialetto di ieri.
Achille Mezzadri
(Le foto, dall'alto: 1) Marcello Bersellini; 2) Giovanissimo, con la divisa della Rugby Parma; 3) Una sua caricatura, in veste scozzese; 4) Mentre ritira un premio per l'Overmach, da Gianfranco Bellè, ufficio stampa della Fir; 5) Accosciato, quinto da destra (dietro di lui l'attuale presidente federale Giancarlo Dondi, allora presidente della Rugby Parma; 6) Seduto, al centro, alla presentazione ufficiale in piazza Garibaldi dell'Overmach Rugby Parma 2007-08; 7) In Nazionale)


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