/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

sabato 31 gennaio 2009

Cór crozè: l'opinione di Michelotti

FINALMENTE
TRE GOL, SENZA
LUCARELLI
PARMA - ALBINOLEFFE 3 - 1: Lucaréli grànd al n'à mìga zughè e èmma sgnè tri vòlti! Risultato meritato, anche se il nostro primo tempo è stato, secondo me,  assolutamente inguardabile.
Alberto, com'è andata oggi, in generale?
Era dalla partita contro il Mantova del 25 ottobre che il Parma, oggi in maglia crociata, non riusciva a mettere dentro tre gol. Il fatto è che Cristiano Lucarelli, là davanti, con la sua lentezza, con la sua staticità, condizionava tutto il nostro gioco d'attacco. Sénsa 'd lu èmma vìsst finalmént 'dla velocitè, delle trame, grazie al duo Vantaggiato - Paloschi.
Che cosa mi dici del primo tempo?
Crociati lenti, impacciati, come ai tempi dell'era Cagni. Abbiamo giocato sul metro degli avversari, senza brio, senza idee. Par fortón'na l'Albinoleffe al s'è magnè du gòll.
E del secondo tempo?
Meglio, molto meglio, anche se poi gli avversari sono calati un po'. Comunque, dopo tanto tempo, sono riuscito a vedere, da parte nostra, il possesso di palla. 
Com'è andato Pavarini oggi?
Oggi gli darei cinque, pr'al gòll ch'l'à ciapè. Incó a l'ò ciamè Micio Pavarén par la gàta madornäla ch'la fàt. E poi, problema solito, quando esce dalla porta, al pära ch'l'àbia paùra 'd ciapär al fardór.
Un giudizio sulla difesa?
Difesa in generale abbastanza lenta, ma molto bene Lucaréli picén: combattente, sicuro di sé. L'à fat ànca un bèl gòll. Ànca Troest al m'è piasù. Penso che prima o poi soffierà il posto a Rossi.
E il centrocampo?
La solita grande generosità del neo capitan Morrone. Ma anche la solita estenuante lentezza di Budel, ch'l'à sgnè, mo dòpa l'à fat un gést discutìbbil. L'è stè fis'ciè: inevitabile. Budel le disgrazie se le va a cercare. Ha bisogno di tenersi amico il pubblico, non di inimicarselo... Pisanu? Buon rientro, ma dòpa al s'è stufè. "Stanco del viaggio mio riposar vorrei"...
Dell'attacco che cosa dici?
Vantaggiato lotta come un leone. Molto bene. E anche verso la fine della partita ha fatto un gran numero, meritava il gol. Lu e al putén: bella coppia. Paloschi gli crea gli spazi e lui semina la paura tra gli avversari. Con Lucarelli questo non avveniva.
Il migliore del Parma?
Sicuramente Alessandro Lucarelli. Grande temperamento, grande gol. Mo bén ànca Troest.
Il peggiore?
Castellini, che quando fa i rilanci al zùga alla "viva il parroco". Mäi ch'al fàga un frazègg', ch'l'àbia 'n'idéa...
Un voto a Guidolin.
Sei meno. Anzi, no, togli il meno, dai. Dagli sei. In-t'al prìmm témp al s'éra mìss a fär Giotto. usava due dita come fossero un compasso, per disegnare uno schema... Da rìddor. Mi al ciàm "Una lacrima sul viso" parchè al ne sorìdda mäi, gnànca cuànd i fàn gòll. Posso dire una cosa al mister?: "Daì Francesco, tira fóra, 'na volta tànt, al Miclòt che c'è in te..."
Pramzan45

Qui Rugby Parma: oggi è andata così

OVERMACH 38
CAPITOLINA 24
Giocando "in casa" sul campo di Modena... (a causa delle condizioni pietose di quello di Moletolo) l'Overmach Rugby Parma ha vinto, (e ottenendo il bonus, grazie a cinque mete) sul fanalino di coda, l'Almaviva Capitolina, nel recupero della prima giornata del girone di ritorno.
Marcatori:
Primo tempo: al 2' cp. Manawatu (0-3); 4' cp. Irving (3-3); 7' m. Pascu tr. Irving (10-3); al 14' cp. Manawatu (10-6); al 22' cp. Irving (13-6); al 24' m. Quartaroli (18-6); al 27' cp. Manawatu (18-9); al 29' m. Pellicena (23-9); al 33' cp. Manawatu (23-12).
Secondo tempo: al 2' m. Tejeda tr. Irving (30-12); al 18' cp. Irving (33-12); al 23' m. Varani (33-17); al 35' m. Vosawai (38-17); al 40' meta tecnica alla Capitolina tr. Manawatu (38-24)
Ecco il consueto commento del presidente dell'Overmach, Marcello Bersellini.
IL COMMENTO A CALDO DI BERSELLINI
"Finalmente una bella vittoria, a Modena, su un campo dove c'è l'erba e dove quindi la squadra è in grado di esprimere meglio le proprie potenzialità. Cinque mete e avremmo potuto e dovuto metterne a segno anche qualcuna in più. L'Almaviva Capitolina è l'ultima in classifica, è vero, ma era reduce da due risultati utili consecutivi e la consideravamo un avversario insidioso. Comunque è andata bene. Buona partita, superiorità costante sugli avversari, sia nel primo, sia nel secondo tempo. Un ottimo Rubini (apppena convocato da Mallett per il raduno della Nazionale, assieme a Quartaroli e Gilberto Pavan) come estremo, linea di tre quarti in gran spolvero (grazie anche al campo), ma anche gli avanti hanno fatto ottime cose. Insomma, c'è da essere soddisfatti. Adesso possiamo dire che in trasferta vinciamo più facilmente che a casa nostra... Anche il pubblico ci ha seguito. Oggi, qui a Modena, c'erano molti nostri tifosi. E anche domenica prossima, per la Coppa Italia, contro il Viadana, giocheremo qui".

venerdì 30 gennaio 2009

Le interviste di Pramzanblog: Gloria Bellicchi

I MIEI PRIMI TRENT'ANNI
Trent'anni sono una tappa importante e Gloria Bellicchi da Salso, ormai romana per impegni di lavoro e per matrimonio, li festeggerà con un viaggio, che sta organizzando in queste ore: Rotterdam o Valencia. "Con mio marito Andrea", dice "la regola è questa: per i nostri compleanni lui regala un viaggio a me e io regalo un viaggio a lui. Con una differenza: che il mio "regalo" lo decidiamo insieme, mentre il suo è una sorpresa. Scopre dove andiamo quando siamo al check-in, in aeroporto". Simpatica Gloria, effervescente Gloria, che abbiamo visto piangere di gioia e di stupore 11 anni fa, nel '98, quando fu incoronata Miss Italia nella sua Salsomaggiore. Bravissima Gloria che abbiamo visto martedì scorso su Raidue come protagonista dell'episodio "Sesso e segreti" della fortunata serie "L'ispettore Coliandro" scritta dal parmigiano Carlo Lucarelli. Puntualissima Gloria che ho contattato via mail una sera e che mi ha risposto subito la mattina seguente, alle 9,10, scrivendomi: "Quando ritiene sarò felice di farmi una chiacchierata con lei". Smemorata Gloria che alle 9,23 mi ha riscritto: "... ovviamente... ecco il mio recapito telefonico..... Sono una smemorata cronica!" Insomma, troppo bella, troppo simpatica, troppo "unica", troppo brava, per non far parte di diritto della galleria degli intervistati di Pramzanblog.











Dove hai compiuto gli studi?
Le elementari e le medie a Salsomaggiore. Il liceo scientifico a Fidenza. Poi l'Università, scienze politiche, a Milano, alla Statale.
Che cosa sognavi da bambina?
Nella mia vita, finora, io non ho mai avuto, nemmeno da bambina, un'idea precisa di quale potesse essere il mio futuro. Ho sempre fatto fatica, e la faccio anche adesso, a darmi un obiettivo lontano. Vivo molto il presente. Anche se mi propongo qualcosa, in maniera velata, poi va a finire regolarmente che nel tragitto mi innamoro di varie cose... Insomma, mi piace zigzagare da una parte all'altra.
Ti ricordi del tuo primo fidanzatino?
Certo. Ero in seconda liceo. Presi una cotta per un ragazzo di Fidenza. Un innamoramento drammatico profondo... Aveva un nome importante, da principe: Carlo Alberto. Fu il primo primo principe azzurro...


Pur abitando a Salso, andavi spesso a Parma?

Sì, da bambina e ragazzina sì. Andavo con mia mamma e mia nonna, che mi accompagnavano dal dentista perché portavo l'apparecchio. È stata una schiavitù che è durata anni, ma che mi ha messo la bocca a posto. Ecco, per farsi perdonare delle "torture" del dentista, mamma e nonna mi portavano poi in giro per Parma, a far visita ai negozi...
Come mai, a 18, 19 anni, ti sei iscritta al concorso di Miss Italia?
È stata una cosa abbastanza naturale. Tutti gli anni nel mio paese c'era la finale di questo concorso e io ero una bella ragazzina. Gli amici che avevo intorno mi dicevano tutti: "Ma vai anche tu". E io ho raccolto la sfida. Ho voluto giocarmela. Negli anni precedenti avevo lavorato per tutta la stagione estiva, quindi anche settembre, nella piscina di Busseto, come istruttrice di nuoto e assistente ai bagnanti. Nel 1998, invece, ho fatto l'esame di maturità, quindi ho dovuto rinunciare alla piscina e in settembre ero libera. Insomma, è stata una cosa che è venuta da sé. Molto naturale...
Che cosa ti ha lasciato il titolo di Miss Italia?
Il concorso, e tutto quello che è seguito, è stata un'esperienza bellissima. Una ragazzina, e tale ero io allora, prova un'emozione molto particolare, ineguagliabile. Perché molte ragazze possono diventare modelle. Perché molte possono aspirare a diventare attrice. Ma una sola, ogni anno, può diventare miss Italia. Ebbene, a me è capitato. Ed è una sensazione strana, magica, che resta per sempre. Mi chiesi allora: "Chissà perché proprio io?". E ora mi domando: che cosa sarebbe stata la mia vita se non fosse successa quella cosa? Non credo che adesso sarei a Roma, che farei quello che sto facendo. Chissà, forse la mia vita sarebbe stata egualmente interessante, oppure invece noiosa. Ma certamente diversa da quella che invece ho vissuto in questi undici anni e che sto vivendo adesso.
Dove vuoi arrivare?
Ripeto, faccio molta fatica a dare un nome ai miei obiettivi. Comunque la passione per la recitazione è in primo piano. Mi ha sempre affascinato, perché offre la possibilità di vivere vite diverse. La recitazione dà una sensazione particolare, è liberatoria.
Adesso fai l'attrice, prima hai lavorato molto in televisione, come inviata di "
Pianeta mare", su Retequattro. Perché hai lasciato la Tv?
Prima di tutto non ho lasciato la Tv, anche perché, come attrice, ho proprio recitato nell'
Ispettore Coliandro, che è una serie di film per la Tv. Per quanto riguada Pianeta mare, posso dire che è stata un'esperienza fantastica, che in quattro anni e mezzo mi ha dato tanto. Ho girato tutto il mondo, sono stata in Polinesia, alle Galapagos, a Tonga, in India e in altre mille località... Sono stata a tu per tu con gli squali martello, con le orche marine...
Nel settembre 2007 ti sei sposata a Salsomaggiore, nella chiesetta di San Giuseppe, con l'avvocato romano Andrea Prosperi. Quanto è durato il vostro fidanzamento?
Quattro mesi. Solo quattro mesi. Mi sono detta: "È l'uomo giusto per me. Perché aspettare?". Sono fatta così.
Modella, attrice, bellissima: tuo marito è geloso?
Andrea è avvocato e, no, non è geloso, non nel senso abusato del termine. Non gli verrebbe mai in mente di limitare la mia libertà personale e rispetta i miei interessi e il mio lavoro, anzi, è il mio primo fan. Ogni tanto mi "richiama" dai miei silenzi e dalle mie "assenze" quando sono troppo assorta. Forse di questo è un po' geloso, dei miei pensieri o mondo parallelo che dir si voglia... ma non me l'ha mai dichiarato.
Sposata da un anno e quattro mesi e adesso compi trent'anni. Ti piacerebbe diventare mamma?
Perché no? Dieci volte al giorno ci penso e dieci altre no. Ma a me, come avrai capito, non piace programmare. Andrà come andrà.
Ormai sei "quasi" romana. Ti mancano Salsomaggiore e Parma?
Sì, moltissimo. La mia casa di Salso, le mie quattro mura. I miei amici di Salso e di Parma....
Chi hai lasciato a Salsomaggiore?
Papà Luciano, che adesso è in pensione e he è stato un dirigente tecnico alla Telecom, mamma Maria Teresa, pure pensionata, che è stata terapista di riabilitazione e la mia amatissima nonna Teresa. Sì, Teresa anche lei. Pensa che anch'io ho rischiato di venir battezzata con quel nome. Poi hanno scelto Gloria. Ecco... con mia nonna ho un rapporto strettissimo, magico... In pratica sono cresciuta con lei, perché i miei lavoravano tutti e due. Mi sento molto vicina a nonna, questione di Dna. Siamo molto simili, anche lei ha la mia stessa leggerezza sconvolgente nell'affrontare, senza traumi, i problemi. La capacità di non arrabbiarsi mai...
Li senti spesso? E quando li vedi?
Tutti i giorni telefono ai miei. Li voglio sentire uno per uno... Quando li vedo? Quando posso. Soprattutto quando devo andare a Milano, trovo sempre il tempo per fare un salto a Salsomaggiore.
Che cos'è per te la parmigianità?
È uno stato d'animo.
È la grande capacità di godersi la vita e di prestare attenzione anche a quelle che sembrano soltanto piccole sensazioni. È lo sfizio di bersi un bicchiere di vino in compagnia, di fare un giro in bicicletta in centro, di fare due chiacchiere con gli amici che si incontrano per strada.











Come trascorri le tue giornate quando non lavori?

Sono un po' pigra, non faccio granché. Comunque attualmente, visto che ho anche trent'anni, penso al mio fisico e seguo, con costanza, un corso di pilates.
Ti piace leggere?
Tantissimo. Soprattutto romanzi. In particolare i classici. Adesso sto leggendo "Il puro e l'impuro", di Colette. Amo anche le poesie, anche se è un tipo di lettura che impone una maggiore attenzione.
Il programma più immediato?

Sto preparando le valigie. Io e mio marito siamo in partenza. Staremo via qualche giorno. È il regalo per i miei trent'anni. E comunque domani, sabato, prima di partire, sarò ospite, a Raidue, del programma "
Mezzogiorno in famiglia".
Tanti auguri, Gloria.
Grazie.
Mi ha fatto molto piacere questo incontro telefonico.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Primo piano di Gloria; 2) Gloria Bellicchi con Giampaolo Morelli nella serie "L'ispettore Coliandro" di Raidue; 3) Un altro primo piano; 4) Le nozze con Andrea Prosperi; 5) Miss Italia nel 1998; 6) Gloria nella natura; 7) Gloria modella; 8) Gloria inviata di "Pianeta mare")

Alberto Michelotti dice la sua

LUCARÉLI L'A LASSÈ LA FÀSA? L'A FÀT BÉN
Cristiano Lucarelli, il discusso attaccante del Parma, ha lasciato polemicamente la fascia di capitano e la società non ha perso tempo: l'ha multato. Poi il Parma ha messo Reginaldo a vendere i biglietti al Centro Torri (oggi dalle 18) per Parma - Albinoleffe di domani. Sulle due vicende ho chiesto un commento a Alberto Michelotti, ormai storico commentatore delle partite del Parma su Tv Parma e Radio Parma e anche su Pramzanblog. Ecco il suo parere:
"Dunque: Lucarelli è un giocatore di calcio. L'anno scorso è venuto qui dalla Russia che sembrava un bisonte. Non era allenato, era senza la dovuta preparazione. È stato inserito nella squadra. Siamo retrocessi. Quest'anno ha fatto il girone d'andata che sai... È logico che non abbia i consensi della gente. Attenti: non tocchiamo l'uomo, che è ben distinto dal calciatore. Per l'uomo ci dev'essere, e io ho, massimo rispetto. Le critiche vanno indirizzate soltanto al calciatore. Lui ha continuato a dire: "Aspettate, adesso vado in forma. Mi vedrete nel girone del ritorno, io sono un uomo che ha sempre fatto la differenza nelle squadre in cui ha giocato".Ma come si fa ad aspettare? E poi lui si arrabbia. Lucarelli è un uomo maturo, è un imprenditore, dovrebbe accettare le critiche alla sua figura di calciatore. Da lui, che è toscano, mi aspettavo più autoironia, più gusto per la satira. Invece se l'è presa. È permaloso. Domenica scorsa l'ho visto uscire dal campo, sostituito da Guidolin, mentre faceva delle smorfie di disapprovazione. Ma come si fa? Adesso si sente dire che potrebbe andare via, nonostante i dinieghi dela società. Va via? Magari... Intant l'a lassè la fàsa 'd capitàni. L'a fat bén. Speriamo che vada a Morrone. In una squadra come il Parma di Morrone ce ne vorrebbero undici.
Per quanto riguarda Reginaldo che vende i biglietti, che dire? Lo dico scherzosamente: è il suo ruolo... E poi in questo periodo invernale, al codghén è di moda..."
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE- : 1) Cristiano Lucarelli, capitano "dimissionario" del Parma; 2) Alberto Michelotti con l'amatissimo nipote Luca)

Il concerto di questa sera al PalaRaschi

GIMMI, CANTA ANCORA
Poche ore al "Tributo a Gimmi e Billo". Confermato il cast, ma dei Nomadi ci sarà solo il siculo - parmigiano Cico














Stasera alle 21,15, al PalaRaschi, andrà in scena l'atteso concerto per ricordare Gimmi Ferrari e Billo "Figaro" Levati il cui incasso, tolte le spese, andrà al reparto di Oncoematologia Pediatrice dell'ospedale Maggiore. Presentano Daniela Ferrari (nipote di Gimmi) e Alessandra Cadoppi, regia di Egidio Tibaldi. Confermato il cast, con qualche modifica: saranno sul palco i "padroni di casa", i Corvi di Angelo Ravasini, oltre ai Giganti, a Mal, Andrea Mingardi, i Dik Dik (se non interveranno ostacoli all'ultimo momento), T.N.T., The Shout, La macchina del tempo, I nuovi pupi, Posto di blocco 19, Don Pini, L.S.D. Parma City Blues. Erano stati annunciati anche i Nomadi, dei quali arriverà però un solo esponente: Cico Falzone, siciliano naturalizzato parmigiano, perché abita nel quartiere Montanara. Cico canterà "Io vagabondo", uno dei pezzi forti storici dei Nomadi, assieme ad Angelo Ravasini e i Corvi. Ci sarà invece, a sorpresa, Giuliano dei "Notturni", quello diventato famoso negli anni Sessanta con "Il ballo di Simone". Tra l'altro ci sarà un momento emozionante quando i Corvi proporrano uno dei loro più grandi successi", "Bang bang", dove nella base viene riproposta l'introduzione parlata di Gimmi. Una toccante occasione per riascoltare la sua inconfondibile voce. Grande concerto, dunque. Da non perdere. Io punto, nel ricordo di Gimmi e "Figaro" (io continuerò a chiamarlo sempre così) nel pienone. Biglietto "popolare": 15 euro.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il meglio dei Corvi prima maniera, con Gimmi e Figaro; 2) Daniela Ferrari; 3) Alessandra Cadoppi)
Su You Tube "Un ragazzo di strada"

giovedì 29 gennaio 2009

Chiedi chi era...

...Andrea Carlo Ferrari,
il cardinale scomodo

Nel Parmense, e in Lombardia, gli hanno intitolato vie, piazze, scuole, cinema, ospedali. Non c'è persona, in questi luoghi, anche giovane, che non abbia mai sentito pronunciare queste due parole: Cardinal Ferrari. Molto probabilmente senza sapere però chi sia stato, che cosa abbia fatto. Eppure il cardinal Ferrari, scomparso a Milano, la città di cui fu arcivescovo per 27 anni, il 2 febbraio 1921, è rimasto vivo con le sue opere, con il ricordo che ha lasciato, tramandato di padre in figlio. Perché il cardinal Ferrari fu un grande prelato, un Signore della Chiesa, ma anche uno straordinario prete, che sapeva parlare alla gente, e in particolare ai ragazzi. Un religioso che si trovò perfino in urto con un papa, Pio X, per il suo modo particolare di essere vicino alla gente che poteva sembrare, a quei tempi, al limite dell'eresia.
Allora, chi era davvero il cardinal Ferrari? Innanzitutto un parmigiano. Anzi, un parmense, visto che nacque in una frazioncina di Palanzano, Lalatta, il 13 agosto 1850, da Giuseppe Ferrari e Maddalena Longarini, che lo fecero battezzare con il nome di Andrea. Poi fu un uomo fortissimamente legato al dogma cattolico, che diffuse in ogni modo, prima come semplice prete a Mariano e a Fornovo, poi come Rettore del Seminario di Parma e, più tardi, come Vescovo di Guastalla prima e di Como poi, fino ad essere nominato, il 21 maggio 1894 (da pochi giorni elevato alla porpora cardinalizia) Arcivescovo di Milano. Fu in quell'occasione che assunse, accanto al nome di battesimo, Andrea, anche quello di Carlo, in onore di San Carlo Borromeo. Instancabile. Un vulcano di iniziative, Andrea Carlo Ferrari. Durante la sua vita, secondo il calcolo di uno dei suoi biografi, pronunciò circa ventimila discorsi e scrisse seimila lettere. Aveva un metodo pastorale tutto suo, antesignano in un certo modo di quello di papa Wojtyla che portò la parola di Dio in ogni angolo del globo: ecco, il cardinal Ferrari, prima da vescovo, poi da arcivescovo, appena si trovava al timone di una diocesi, dal primo giorno cominciava a subito a visitare personalmente tutte le parrocchie, per essere vicino alla gente e ai suoi problemi. Fece tra l'altro istituire presso ogni parrocchia un oratorio sia maschile, sia femminile e affrontò il problema dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari. Dotato di ineguagliabile carisma, fu amato dalla gente e un po' meno, in certi periodi, dalla gerarchia ecclesiastica. Per esempio quando, nel 1898, durante i gravissimi disordini scoppiati a Milano e repressi con il sangue dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, fu accusato di essere addirittura fuggito nel giorno più sanguinoso della rivolta con la scusa di una visita pastorale ad Asso. Il generale Bava Beccaris gli scrisse una lettera offensiva e anche la stampa cattolica, con il silenzio del papa, lo denigrò senza complimenti.
Prestò, poi, sul piano pastorale, una particolare attenzione ai problemi del laicato e del suo ruolo nella chiesa. In un'epoca in cui ciò era estremamente innovativo suscitò molte diffidenze negli ambienti curiali che formularono una esplicita accusa di modernismo. Per 5 anni non fu ricevuto dal papa Pio X (Giuseppe Sarto) con il quale ebbe un parziale riaccostamento solo verso la fine del suo pontificato. Solo l'elezione del nuovo papa, Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa) , lo tolse dall'isolamento in cui si era venuto a trovare, anche se il clima di ostitilità negli ambienti curiali romani continuò in modo strisciante, anche se meno appariscente.
Solo il tempo dimostrò che il cardinal Ferrari, con la sua missione pastorale aveva in pratica anticipato i temi della riforma della Chiesa. E il pieno riconoscimento lo ebbe molti anni dopo la scomparsa, (avvenuta a causa di un tumore alla gola, che lo tormentò due anni e che lo lasciò privo della voce - si esprimeva scrivendo biglietti-) quando Giovanni Paolo II lo proclamò Beato il 10 maggio 1987.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il cardinale Andrea Carlo Ferrari; 2) Durante una visita pastorale; 3) Benedicente durante la malattia; 4) Negli ultimi tempi della sua vita).

mercoledì 28 gennaio 2009

Pramzanblog risponde a un lettore

PERCHÉ LA PARMA DIVENTA "VOLADÓRA"
Da un lettore ricevo e pubblico:
"Per cortesia, vorrei sapere il vero significato di "voladóra" che oltre a me serve ad altri strajè. Grazie infinite. Giuseppe Rozzi, Varano de' Melegari".

Gentile signor Rozzi,
la risposta alla sua domanda la conosco, ma ho preferito rivolgermi a uno dei tanti grandi esperti delle tradizioni parmigiane, Lorenzo Sartorio. Ecco la sua spiegazione:
"L'aggettivo è, innanzitutto, al femminile, perché nonostante si tratti di un torrente, si dice "La Parma" e non "Il Parma". "Voladora" perché, quando viene giù dai monti, sembra che "voli" verso il Po. Non c'è altra spiegazione: "voladora" perché deriva dal verbo volare".
(Nella foto: La "Pärma voladóra" del 20 gennaio scorso, dal sito on line di Parma.Repubblica)

Il ponturén'ni äd Batistén Picén -6-

AL RUGBY PRAMZÀN, FJÓL D'UN DÌO PICÉN
Ragàs, pés ch'acsì a'n la podäva mìga andär. Cojj d'al rugby j én pròprja scalognè bombén. I gh'àn un càmp picén picén a Molèddol, ch'al fa rìddor i gàt e adésa, con dò scuädri in Superdéz e l'Òvermach ch'al zùga ànca in-t-'na Còppa evropèjja, j én restè ànca sénsa còll. L'è bastè un cicinén 'd néva e 'l càmp l'è dvintè un pantàn. Adorni, l'asesór al sport, l'a dit ch'al Cmón l'a fat tutt al posìbbil par tgnìr al càmp in bón'ni condisjón, mo ch'la cólpa l'è tutta d'la néva, dal zél e 'dl'acua ch'l'è gnùda zò. Adorni, ti 't si un bräv ragàs (a's fa par dìr, ragàs) mo còssta chì la m'va mìga zò. L'è cólpa 'dla néva, dal gél e 'dl'acua? Ànca dal Spìrit Sànt, fórsi? Valà, Adorni, fèmma mìga rìddor... Al mónd dal rugby da témp al rìdda a vèddor che l'Òvermach al zùga int-un campètt. E adésa a gh'è 'sta béla novitè. Al Cmón al podäva fär cuél in vissta 'd'l'invèron... O no? Il sàn tutti che in invèron a pióva, a néva.... O fòrsi al rugby pramzàn l'è fjól d'un Dio picén? Al pòvor Barslén, al presidént dl'Òvermach, al dìz sémpor ch'al se vargòggna äd dìr aj ingléz, aj francéz, aj scoséz, ch'la so scuädra l'è restäda, in sostànsa, sénsa càmp sportìv... E adésa? Sàbot i vàn a zugär a Mòdna cóntra la Capitolina. A Mòdna, avì capì? Mo a Mòdna a gh'è cuälcdón ch'al sa coz'él al rugby? Par fortón'na ch'adésa l'è rivè 'l momént 'dla Nasjonäla, pr'al Sés Nasjón. Sperèmma che, dòpa, al càmp picén 'd Molèddol al se sìa sughè. Ragàs, basta. A'm són rabì.

martedì 27 gennaio 2009

Pramzanblog intervista Edoardo Fornaciari -2-

BERLINGUER, IL PAPA E PERTINI, CHE RICORDI
Fornaciari parte seconda. Come un film. Perché in fondo la vita di un grande fotografo, di un grande reporter, è come un film. La valigia sempre pronta, scendi a un aereo salta su un altro, il telefono in tilt. Edoardo Fornaciari, detto Tobia, classe '52, come si è visto nella prima parte dell'intervista, da ragazzino lanciava missili e truccava motorini, ma la passione, il "sacro fuoco" per la fotografia era in agguato. Con una Leica che gli regalò suo padre. Da lì si è infilato sulla strada della professione, prima come "portaborse" (leggi assistente) di Ninni Lunardi, già affermato, poi come professionista dell'immagine. In "Fornaciari parte prima" l'abbiamo lasciato ai primi passi. Quando Lamberto Sechi gli aprì le porte di "Panorama", ma firmandogli la sua prima foto pubblicata, piccola come un francobollo, "E. Fornocioni". Ecco, l'intervista riparte da lì.
Poi hai preso il volo...
Lavoravo in una piccola agenzia, a Milano, conobbi giornalisti che erano dei "fan" della fotografia francese. Mi riempirono la testa di "ma come sono bravi, ma come sono bravi i francesi...). Io ebbi l'occasione di venire mandato in Francia in occasione dello scisma di monsignor Lefebvre. Conobbi dei fotografi francesi, divenni amico loro. Un certo Francois mi propose di andare da Gamma. Avevo 24 anni. Andai alla Gare de Lyon, dove c'era la sede di Gamma. Mi ricevette il grande capo, Floris de Bonneville. "Hai portato delle tue foto?". No, non le avevo portate. Che figura. Dopo chiamai disperato Bernardo Valli, che è fratello di mia mamma, quindi mio zio, ma che io ho sempre considerato soprattutto un grandissimo amico. Gli raccontai l'episodio. Mi gettò la ciambella di salvataggio. "Sarà difficile", mi disse "ma cerca di convincere Georges Marchais, il segretario del partito comunista francese, a farsi fotografare nella nuova sede". Andai, gli raccontai un sacco di storie. Lo convinsi. Feci foto bellissime. Poi, sempre su consiglio di Bernardo, andai a fotografare una lezione del filosofo Jacques Lacan. C'erano i buttafuori, mi pestarono, ma avevo un giubbotto imbottito e riuscii a cavarmela. Anche qui foto bellissime. Tornai da Floris de Bonneville. Diventai il corrispondente da Milano di Gamma.
Sei stato, tra l'altro, in Cina durante un vaggio di Enrico Berlinguer...
Sì, un grande ricordo. Avevo due accrediti, uno dell'Europeo e uno di Gamma. In una botte di ferro. Fu in quell'occasione che ebbi la fortuna di conoscere Tiziano Terzani. Fu lui a darmi l'imbeccata del primo matrimonio cristiano in Cina. "Famiglia cristiana" dedicò alle mie foto dieci pagine.
Hai seguito anche i viaggi di Giovanni Paolo II...
Sì. Durante un viaggio mi ricordo che quando arrivò a salutarci io feci per inchinarmi. Mi fermò a mezzo inchino. "No, no", mi disse "quando si lavora ci si saluta da uomini". Con i fotografi al seguito era molto gentile, molto disponibile. E accennava sempre un mezzo sorriso quando era preso di mira dagli obiettivi. Teneva gli occhi sempre aperti perché sapeva che le foto con gli occhi chiusi sarebbero state inutilizzabili".
Tu hai conosciuto, e fotografato, anche Sandro Pertini: che cosa ricordi di lui?
Lo seguii durante la sua prima vacanza da presidente, in Val Gardena. Lo avevo già incontrato prima della sua elezione a presidente. Trovai
 Luciana Castellina, che era amica di famiglia, vicino a Montecitorio. "Che ci fai qui?" "Cerco di sapere in anticipo chi sarà il nuovo presidente. Vorrei fotografarlo per Gamma". "Vieni con me. Te lo presento volentieri. Ma togliti la macchina fotografica dal collo. È prematuro".











Lasciai la macchina a un commesso. Andammo alla buvette. Incontrammo Pertini. Luciana mi presentò. Ci stringemmo la mano. Pertini mi disse: "Giovanotto, io non so chi sia lei, ma lei è in compagnia, mi permetta, della più bella donna del Parlamento italiano. Poi Pertini lasciò Montecitorio e io lo seguii, scattando foto. Si fermò quattro, cinque volte, per lasciarsi fotografare. Fu molto carino. Io inviai le foto a Parigi con il wagon-lit delle 18,30. Battei tutti sul tempo. Un colpaccio".




A un certo punto della tua carriera hai lasciato la professione di fotografo per diventare direttore di un Golf club. Come mai?

Attraversai un momento di crisi, anche personale con la mia moglie, dalla quale ho avuto un figlio, Francesco, che ora ha 30 anni. Decisi di dare una svolta alla mia vita. Frequentavo un circolo del golf a Parco dei Medici. Mi sfogai con uno dei figli dei proprietari. Proprio in quel periodo cercavano una persona fidata a cui affidare il circolo come direttore. Accettai. Rimasi lì per otto anni. Ma il finale non fu allegro. Ci lasciammo malamente.
In quel periodo ti sei anche ammalato...
Sì, ero ancora al Circolo del golf. Quello che si sperava fosse soltanto un piccolo polipo, in realtà era un tumore maligno. Sono stato operato, ne sono uscito, per fortuna, ma mi sono ritrovato una "non voce", una parvenza di voce. Periodo nero. Senza lavoro, matrimonio finito...
Con una manovra di arrocco sono tornato a Parma, ospitato per due, tre mesi, da mia madre. Poi la mia vita è ricominciata quando vi è entrata Maria Beatrice Viola, la mia attuale compagna, un po' più giovane di me. Una mia vecchia conoscenza, la corteggiavo quando lei aveva 15 anni... Viviamo insieme in una casa in affitto in via XXII luglio.

Dopo essere stato a lungo una strajè, vivi a Parma da otto anni. Quale è il tuo rapporto con la città?
Parma è un miraggio, una città bellissima e magica fin che la vedi flu, da lontano. Con il filtro flu. Sì, io la vedevo così, da Roma e molti la vedono così, da lontano. Parma è una città che emerge per tante cose. Però smettiamola con certi miti. Per esempio, secondo me, non è vero che si mangia così bene. Così com'è vero che Verdi, ora tanto osannato, ai suoi tempi Parma non l'aveva neanche in nota...







Che cos'è per te la parmigianità?

Proprio quel "filtro flou". Quella visione di Parma che tiene viva la passione degli "strajè" per la loro città. Vedi, io sono tornato a viverci in questa città, però mi sento ancora uno strajè. Se togli questo "filtro flou" anche la parmigianità viene meno. Ecco che cos'è questa parmigianità: il legame che c'è tra i parmigiani sparsi nel mondo. Il filtro flou.
Achille Mezzadri
(Seconda puntata. FINE).
(Nelle foto, dall'alto -CLICCARE PER INGRANDIRE-/Copyright Edoardo Fornaciari ©- vietata la riproduzione senza l'autorizzazione dell'autore/: 1) Edoardo Fornaciari in Cina; 2) Il viaggio in Cina al seguito di Enrico Berlinguer, per l'Europeo; 3) Papa Giovanni Paolo II; 4) Le prime vacanze di Pertini presidente, su Epoca; 5) Yasser Arafat; 6) Joseph Ratzinger in veste cardinalizia; 7) Un omaggio alla ua città: "Parma com'è", pubblicato dalla "Gazzetta di Parma" ; 8) Edoardo Fornaciari in Libia).

Anche i Nomadi venerdì al PalaRaschi





Mancano soltanto tre giorni al grande concerto (ore 21,15) in onore dei due "Corvi" mai dimenticati


GIMMI E BILLO: LI RICORDIAMO COSÌ

Angelo Ravasini (I Corvi):
"Chi era Gimmi? Un amico prima di tutto. E poi un personaggio particolare. Particolare anche nel carattere. Non mi piace ricordare come e perché lasciò i Corvi, però posso dire che l'amicizia non si interruppe mai. E infatti, dopo 25 anni, ci siamo rimessi insieme. Si metteva anche alle tastiere, quando non avevamo ancora il tastierista. Gimmi, che ricordi. Ai tempi magici dei primi Corvi era un "baracchiere". Lo chiamavamo "ruscaróla" perché, per quanto riguardava le ragazze, "tirava su di tutto", qualunque tipa, bella o racchia che fosse. Tutto ciò prima di sposarsi, ovviamente. Gimmi è rimasto nel mio, nei nostri cuori. E canta ancora... Sì, canta ancora, perché per esempio quando facciamo "Bang bang", uno dei nostri più grandi successi, utilizziamo ancora il brano registrato del parlato, quello che faceva lui... Gimmi non ci ha mai lasciato.
"E di Billo cosa ricordo? Prima di tutto per me Fabrizio Levati, che è mancato una decina d'anni fa, a Rimini, dove faceva l'animatore al "Delfinarium", è rimasto "Figaro". Era il suo soprannome. Lo chiamavano così perché suo padre era barbiere e lui aveva dato una mano in negozio. Ma è diventato anche Billo perché era il più piccolo del gruppo. A Parma si dice "billón". Da Billón a Billo il passo è breve.
Di Figaro ho un ricordo straordinario. Cioè di quando in pratica gli "rubammo" la Porsche per comprare un nuovo impianto d'amplificazione, un Semprini. Figaro non aveva la patente, ma aveva comprato una Porsche, e a noi pareva inaudito. Così gli facemmo firmare un foglio, lui firmò, senza sapere che si trattava di un passaggio di proprietà. Così, diventati proprietari della Porsche, la vendemmo e comprammo l'impianto Semprini. Figaro si incazzò, ma due ore dopo eravamo già amici come prima più di prima. Figaro era fatto così. Un ragazzo meraviglioso".






Daniela Ferrari (nipote di Gimmi e presentatrice del concerto):

Il mio ricordo di Gimmi, che era mio zio in quanto io sono figlia di suo fratello Luciano, è legato soprattutto alla sua arte di burattinaio. Ricordo la sua straordinaria bravura, io ho "bevuto" da lui tutto quello che potevo "bere". Anche il suo modo di porsi al pubblico, di presentare gli spettacoli dei nostri burattini. È anche per questo che ho accettato con entusiasmo di presentare, assieme ad Alessandra Cadoppi, il concertone di venerdì. Ho già fatto la presentatrice in due occasioni, al di fuori dei burattini, questa è la terza, e lo considero un omaggio personale a Gimmi. La sua immagine, ripeto, per me è legata al mondo dei burattini. Nella versione del "Corvo" lo trovavo un po' buffo. E anche lui, in fondo, non sentiva in modo molto forte l'ambiente musicale, anche se amava profondamente la musica. Suonava il piano, la chitarra basso, soprattutto l'armonica a bocca. Era un uomo di palcoscenico".
Giorgio Donati (T.N.T.):
"Di Gimmi ricordo la sua straordinaria bravura di burattinaio. Una sera di una decina di anni fa, per esempio, suonammo all'apertura dell'"Elton Country Club", un locale aperto da Angelo Ravasini "e lui improvvisò uno spettacolo di burattini, assieme al figlio Giordano. Fu un miracolo: nonostante la sua voce bassa e roca, riuscì a dare tutte le voci possibili ai burattini manovrati da suo figlio. E poi ci trovammo insieme una volta anche a Treviso. Si era messo alle tastiere. Di Gimmi ricordo la sua bravura con l'armonica, la sua frequentazione del bar della "Corale Verdi" e l'immancabile sigaretta tra le mani".
Roby Bonardi (storico dj)
"Gimmi: un uomo che appariva burbero e chiuso ma al quale si inumidivano gli occhi quando diceva qualcosa di profondo, di importante. Un uomo all'apparenza duro, quello che a Parma si dice "un sgrusón", ma per difesa, solo per difesa. Un grande talento, un grande uomo di teatro. Una grande dizione, senza influenze dialettali, una straordinaria teatralità. Di Figaro - Billo posso dire anche di più, perché eravamo molto amici, perché se ho fatto il disc jockey è stato anche per merito suo. Nel senso che era il mio idolo, il mio faro, il mio punto di riferimento. In questo campo è stato un grande. Ha lavorato al Circeo, in Sardegna, al King di Cortina, al Paradiso di Rimini. Era amato da tanti personaggi famosi, da Renzo Arbore, da Christian De Sica, da Alberto Castagna e da molti altri. Billo era intelligente, ironico, un grande talento, un eterno ragazzo di una simpatia travolgente. Mi manca molto".
ULTIMISSIME - Anche i Nomadi hanno dato la loro adesione al concerto.

In collaborazione con Parma in dialetto

A'N SCORDÈMMA MÌGA

lunedì 26 gennaio 2009

Un grande filmato da poche ore su Youtube

QUANDO GUARESCHI FECE L'ATTORE PER INDRO












In questa disgraziata era di La talpa, L'isola dei famosi e Il grande fratello, riempie il cuore riscoprire la Tv di cinquant'anni fa, quando la Rai era la Signora Rai e trasmetteva idee e non format. Uno dei maggiori speleologi della Tv delle idee è il mio amico Clopjj che, su Youtube ripropone a raffica filmati d'epoca straordinari.








E che, quando hanno riferimenti con Parma, me li segnala immediatamente. Come la straordinaria "quasi intervista" di Indro Montanelli a Giovannino Guareschi trasmessa dalla Rai nel 1959 per la serie "Gli incontri di Indro Montanelli", curata da Enrico Roda e diretta da Giorgio Ferroni.
La Rai, ogni tanto, trasmette un piccolo spezzone finale di quell'incontro surreale, ma l'intero filmato è da gustare. E da rivedere magari anche più volte, perché rivela appieno l'animo da veri mattatori di Indro e di Giovannino, stupendi attori, con una partner d'eccezione, la figlia di Guareschi, Carlotta.
Se si pensa alla rozzezza, alla volgarità, al vuoto di certi programmi d'oggi, si resta senza fiato a vedere questi due grandi giornalisti combattere con le armi dell'arguzia e dell'ironia. E tutto nello scenario struggente della Bassa di cinquant'anni fa, con la casa natale di Verdi che fa capolino e la stalla di Guareschi, e i contadini e la meravigliosa semplicità di quegli anni. 
La trama del filmato messo su Youtube da Clopjj da poche ore è molto divertente. Montanelli, da un salotto - studio della Rai, coordina una troupe televisiva, diretta da Giorgio Ferroni, che "assedia" Giovannino Guareschi alle Roncole. Dietro le finestre fa da vedetta la figlia Carlotta, lui si rifugia nella stalla poi fugge sule rive del Po. Ma la troupe, sempre seguendo le indicazioni di Indro, lo tallona. Alla fine... colpo di genio di Montanelli e sorpresa finale.
È un filmato tutto da gustare, che il mio amico Clopjj ha diviso in due parti: la prima di 7'09" e la seconda di 10'03.
Buon divertimento.
Prima parte
Seconda parte
E per concludere: grazie Clopjj!
(Nelle foto - CLICCARE PER INGRANDIRE- , tratte dal filmato della Rai del 1959, immesso su Youtube da Clopjj: 1) Montanelli coordina dallo studio; 2) La perplessità di Giovannino; 3) Guareschi nella stalla con un suo contadino; 4) Il capo-troupe Giorgio Ferroni con Carlotta Guareschi; 5) La fuga col "Guzzino"; 6) Padre e figlia al bar; 7) La telefonata; 8) "Sono un caffettiere")

Domani 108° anniversario della morte

VERDI, LE ULTIME ORE
Minuto per minuto la scomparsa del "Cigno di Busseto" nelle cronache di allora della "Gazzetta di Parma" e della "Stampa"

Ho un ricordo indelebile dell'inizio del film Novecento, di Bernardo Bertolucci, del 1976: dalla nebbia della Bassa padana, tra i pioppi, sbuca una bicicletta traballante sulla quale, un uomo intabarrato, grida: "È morto Verdi, Verdi l'è mòrt". Quell'ovatta nebbiosa veniva penetrata da quel grido di dolore che si propagava di casolare in casolare. "Verdi l'è mort". Un grido che superò la Bassa per attraversare l'intera penisola, e anche molti altri Paesi del mondo. Era la mattina del 27 gennaio 1901. Una domenica. Alle 2,50 i medici che erano al capezzale del Maestro nella sua stanza del Grand Hotel et de Milan, ne avevano accertato la morte. E in poche ore la notizia, anche se l'era di Internet e delle televisioni con le loro breaking news era lontanissima, fece il giro del mondo, con il telegrafo e il telefono. Era scomparso un grande artista, un grande uomo. Un senatore del Regno. Mentre domani, come si può leggere qui sotto, varie iniziative lo celebraranno, come ogni anno, io oggi voglio far rivivere ai lettori di Pramzanblog le ultime ore di vita del "Cigno", nelle cronache della "Gazzettadi Parma", (che fece una "ribattuta"in cronaca, pubblicando la notizia della morte mentre il giornale era pronto per la stampa) e del quotidiano torinese "La stampa", che l'indomani dedicò tutta la prima pagina al triste evento.
L'emozione per quella perdita fu grande, al punto che la folla a Milano, durante i due funerali di Verdi (con il primo la salma fu tumulata al Cimitero Monumentale, con il secondo, celebrato il 26 febbraio, la salma fu trasferita, assieme a quella della seconda moglie Giuseppina Strepponi, nella Casa di riposo dei musicisti, dove riposa tuttora) si mise a cantare il "Va pensiero".
Ecco la primissima cronaca, integrale, della "Gazzetta" (con quello che io attribuisco a un "refuso": un bollettino datato Genova piuttosto che Milano):
GAZZETTA DI PARMA
Stanotte alle 2,50 si spegneva il maestro Giuseppe Verdi.
Pubblichiamo gli ultimi telegrammi di ieri: Milano 26 - Il bollettino delle 7,30 dice: "Il polso dà dalle 170 alle 180 pulsazioni, irregolarissimo, filiforme. Respirazione 44; pupille strettissime ed inerenti allo stimolo luminoso. Abolizione completa della coscienza e generale dei riflessi. La vita del Maestro va lentamente spegnendosi. La lunga durata di questo periodo terminale rileva sempre più la sua straordinaria resistenza"
Firmati: Grocco, Caporali, Odescalchi
Genova 26, ore 11,15: L'ultimo bollettino dice eloquentemente la condizione delle cose. Verdi si spegne tranquillamente fra l'ansia di tutta una cittadinanza, della nazione intera. Ormai la diminuzione di forze è in costante progresso; ma la robusta natura può ritardare di varie ore la catastrofe. Il volto disfatto, pallido, ma tranquillo, posa sui guanciali, più bianco di essi. L'affannoso respiro soltanto indica che la vita non ha ancora abbandonato quell'organismo eccezionale; del resto l'inerzia completa della morte lo domina tutto.
Impossibile descrivere l'emozione della cittadinanza.
Milano 26, ore 22,10 - L'agonia continua dolorosa, fra ansie enormi. Il maestro assopito sembra dormire.
Stamane alle 6,45 il comm. Mussi spediva al nostro sindaco il telegramma seguente:
Ho il dolore di parteciparle che oggi in Milano Giuseppe Verdi fu rapito all'affetto e all'ammirazione del mondo civile che in lui onorò il genio italiano.
Mussi








Le finestre degli edifici comunali e governativi sono parate a lutto.

La campana maggiore del Comune fa sentire i suoi funebri rintocchi.
Mentre scriviamo si sta pubblicando un manifesto del sindaco Mariotti.
Fu sospeso il concerto della musica militare. Per quanto da diversi giorni tutti prevedessero la fine dell'illustre Vegliardo, la ferale notizia ha nondimeno destato nella cittadinanza vivissima impressione e sentito dolore.











LA STAMPA

Gli ultimi istanti del maestro
Ci telefonano da Milano, 27, ore 16
Ho avuto testè un colloquio con una persona amica di Verdi, e che come tale ebbe il triste privilegio di assistere agli ultimi istanti del maestro.
"Il maestro", mi disse "passò tutta la giornata di ieri assopito tranquillamente. Al suo aspetto non si sarebbe detto che egli fosse così vicino a morire. I medici però avvertivano che le ultime attività corporali dell'infermo si estinguevano lentamente e gradualmente. Le pupille non davano più alcuna reazione alla luce e le fauce, titillate con un pennello per umidirle di glicerina, non si contraevano più. La mano, che nei giorni innanzi saliva spesso al viso, o tentava degli sforzi per abbottonar la camicia, si era fatta inerte fin dalla mattina.
Nei giorni passati l'infermo soleva tenere il braccio destro attraverso il petto: e per quanto i medici tentassero di toglierglielo da tale posizione, non vi riuscivano.
Ieri invece il prof. Grocco gli prese il braccio e glielo mise di fianco, lungo il corpo e l'infermo non ebbe più la forza di rimoverlo. Per tutto il giorno il volto dell'ammalato rimase rosso: il polso oscillò fra le 150 e le 180 pulsazioni; la temperatura era superiore ai 39. Verso la mezzanotte il viso si emaciò e qualche sibilo cominciò ad accennare a nuovi ostacoli al respiro che, infatti, a poco a poco, si fece sempre più breve, e ben presto diventò gorgogliante.
I dottori Grocco, Caporali, Odescalchi e Bertarelli compresero subito che stava per ingaggiarsi un'ultima battaglia. Ogni 10 o 12 atti respiratori seguivano pause, che si andavano facendo sempre più frequenti e più lunghe.
Verso il tocco per un istante parve che tutto fosse finito: il corpo del maestro non ebbe più né un moto né un sussulto: ma dopo qualche secondo riprese il ritmo respiratorio.
L'infermo quindi si riaddormentò.
Alle 2,30 vennero chiamati tutti i famigliari.
Alle 2,45 il dottor Grocco si chinò sul volto immobile del maestro, rimase qualche istante in ascolto, poi scoppiò in pianto e lo baciò sulla fronte.
Il maestro non apparteneva più ai vivi! Ai singhiozzi del medico fecero eco quelli di tutti i presenti. Le signore, sopraffatte dall'emozione, dovettero essere trasportate nelle camere vicine. Nella stanza rimasero soltanto i dottori Caporali e Odescalchi, e il fido Giuseppe, cameriere personale del maestro.
Nelle prime ore del mattino i medici procedettero a lavacri della salma in soluzioni di sublimato corrosivo; quindi chiamate la nipote sinora Carrara e la governante Teresa, si procedette alla vestizione del cadavere coll'abito nero da cerimonia che Verdi indossava raramente. L'operazione fu eseguita dall'ufficiale sanitario dott. Morini. Il dott. Scotti, medico municipale, procedette alla constatazione del decesso. Nella camera non vi sono fiori, escluse le due palme recise che posano sul letto.
Sul petto dell'estinto si è messo un crocefisso d'ebano ed un altro piccolo crocefisso venne collocato dalla nipote presso la testa del maestro. Il volto venne accuratamente fasciato per impedire prima dell'irrigidimento la deformazione. La salma venne benedetta dal parroco di San Fedele, don Adalberto Catena, che non si trovò presente alla morte.
LE CELEBRAZIONI DI DOMANI

Alle 9 una delegazione del Club dei 27, con il presidente Giovanni Reverberi, depone una corona d'alloro nella casa natale di Verdi, alle Roncole di Busseto.
Alle 11, a Milano, Santa Messa celebrata nella cappella privata della Casa di riposo per musicisti "Giuseppe Verdi", in piazza Buonarroti 29.
Alle 11, la Corale Verdi e il Coro del Teatro Regio, diretti dal maestro Martino Faggiani rendono omaggio al monumento a Verdi, in piazzale della Pace, cantando il "Va pensiero". Presenti anche la delegazione del Club dei 27, appena tornata dalle Roncole, il sovrintendente al Teatro Regio Mauro Meli e l'assessore alla cultura Lorenzo Lasagna.
Alle 18, a Busseto, come si ripete puntualmente da 107 anni, vale a dire dal primo anniversario della scomparsa del Maestro, messa solenne nella Collegiata di San Bartolomeo, con alcuni pezzi sacri cantati dal basso Michele Pertusi, accompagnato all'organo dal maestro Fabrizio Cassi. Dopo la messa, alla presenza del Vescovo di Fidenza mons. Carlo Mazza e del sindaco Luca Laurini, un corteo popolare, sulle note del "Va pensiero" si reca a deporre una corona davanti al monumento di Verdi, in piazza. La cerimonia è indetta dal Comune di Busseto, con la collaborazione dell'associazione "Amici di Verdi"
Alle 20,30, al Teatro Verdi di Busseto, serata a invito per l'inaugurazione della stagione concertistica con il "Requiem" di Mozart, opera 626, con l'Orchestra e il Coro del Teatro Regio, con il soprano Eizabeth Norberg-Schulz, il mezzosoprano Elena Belfiore, il basso Michele Pertusi e i tenore Daniele Zanfardino. Dirige l'orchestra del Teatro Regio il maestro Mattia Rondelli, mentre il Coro del Teatro Regio è diretto dal maestro Martino Faggiani. Il "Requiem" è stato scelto per celebrare contemporaneamente il 108° anniversario della scomparsa di Verdi e il 253° della nascita di Mozart.
Da Youtube un breve frammento del funerale di Giuseppe Verdi
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE -: 1) Giuseppe Verdi nella sua stanza del Grand Hotel et de Milan; 2) Verdi nel suo letto di morte in un'illustrazione di Beltrame per la "Domenica del corriere"; 3) La cronaca della "Gazzetta di Parma"; 4) La cronaca in prima pagina de "La stampa"; 5) Il funerale di Verdi; 6) Il testamento; 7) Il secondo funerale in un'illustrazione del tempo; 8) Il secondo funerale nel disegno di Beltrame in copertina della "Domenica del corriere"; 9) La lapide commemorativa sul palazzo dove morì Verdi; 10) Il testo della lapide)