O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


venerdì 19 dicembre 2008

Dopo la condanna a 10 anni

Seconda lettera aperta
al Cavalier Calisto Tanzi
Egregio Cavaliere di Gran Croce e Cavaliere del Lavoro Calisto Tanzi,
non so se lei considera un "regalo di Natale" lo sconticino di pena che ha ottenuto ieri al processo di Milano, rispetto ai 13 anni richiesti dal pubblico ministero: 10 anni sono comunque tanti, soprattutto per uno che, come lei, ha settant'anni. In fondo credo che anche lei si aspettasse una condanna. Lo ammetta, cavaliere, ha combinato un bel casino. E quello che dispiace di più, in un questo nefasto crac da 14 miliardi di euro, è che ci siano andati di mezzo tanti piccoli risparmiatori che, in alcuni casi, hanno perso, affidandoli ad obbligazioni fantasma, i risparmi di una vita. Ma la prima sezione del Tribunale di Milano ha condannato soltanto lei (per aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e concorso in falso con i revisori) e non gli altri imputati, tranne la società Italaudit. Certo, bisogna aspettare la motivazione della sentenza per tranciare un giudizio definitivo sulla stessa, ma allo stato attuale viene da pensare che i giudici abbiano immaginato lei come un Mefistofele che di nascosto, magari di notte, all'insaputa del mondo, sogghignava vedendo che la sua azienda andava a rotoli e che veniva finanziata da obbligazioni fantasma. Lo so che non è andata così, Cavaliere. Lo so bene. E lo sanno tutte le persone intelligenti che possiedono ancora il valore dell'indignazione. Si indigna la gente comune, si indignano ancor di più i risparmiatori truffati, che, vedendo assolti "quelli delle banche" vedono allontanarsi la possibilità di un risarcimento. Com'è possibile che un uomo di formazione cattolica, un uomo che è stato educato all'onestà e ai buoni principi dai Fratelli delle scuole cristiane del La Salle, sia diventato così sciagurato da compiere, tutto solo, azioni diventate nefaste per così tante persone? Sa solo Dio, Cavaliere, come lei si sia messo nei guai. Ma certo, sempre che davvero lei abbia colpe in tutta questa vicenda, non ha fatto tutto da solo. Di questo sono convinto. E converrà con me che anche stavolta la gente comune, la gente intelligente, toglierà un altro tassello al suo piccolo mosaico di fiducia nei confronti della giustizia. Peccato, perché la giustizia italiana è fondamentalmente sana, ma all'improvviso ha come dei "buchi neri" e sciorina sentenze che fanno storcere il naso. Si metta anche lei, Cavaliere, come me e come tutta la gente onesta, nei panni di quei piccoli risparmiatori che vedono allontanarsi le possibilità di risarcimento. Ora la saluto e le auguro Buon Natale, nonostante tutto.
Achille Mezzadri (Pramzan45)

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