O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 2 dicembre 2008

Pramzanblog intervista Maurizio Chierici -2- METRO, GHIAIA, MULTISALE IN PERIFERIA: ECCO LE COSE CHE NON MI PIACCIONO DI PARMA

Maurizio Chierici parte seconda. È stato impossibile per me racchiudere in un solo articolo una bella chiacchierata di due ore, dove si è parlato della vita di questa punta di diamante del giornalismo italiano, di fatti e personaggi di Parma, dei grandi della Terra che ha conosciuto e dei quali ha raccolto le storie, delle avventure vissute da reporter di guerra, delle vicende belle e meno belle di questa nostra città. Nella prima parte dell'intervista Chierici ha ricordato la sua infanzia parmigiana, i suoi primi passi nel giornalismo alla "Gazzetta", la sua emigrazione a Milano, i suoi primi successi e l'incarico di "inviato speciale" che gli ha consentito di scegliere come base per i suoi viaggi Parma. Qui infatti è tornato nel 1970 e qui abita ancora. Ecco la seconda parte dell'intervista.
Che cosa ti piace di più di Parma?
Che si può attraversare in bicicletta. Che entri in un caffè e trovi sempre qualcuno con cui parlare. Che puoi avere vari amici librai. Che non hai difficoltà a trovare ristoranti buoni per andare a mangiari fuori la sera.
Hai molti amici qui?
Pochi, ma selezionati e di valore. Imprenditori, saggisti...
Che cosa non ti piace della città?
Hai tempo? Guarda che sono tante le cose che non mi piacciono. Comunque comincio dalla "metropolitana". Non c'è ancora, ma la faranno e questa cosa la trovo ridicola. È un progetto dispendioso e inutile. Molte città l'hanno già abbandonato. Ma se si attraversa in bicicletta questa città... Hanno detto che avrà venti milioni di viaggiatori... ma dove? E poi non mi piacciono le multisale in periferia, hanno tolto tutti i cinema dal centro. Una volta c'erano cinema nei quattro angoli della città: Pace, Roma, Verdi e Farnese. Ci andavi a piedi. Ora è tutto fuori Parma. Ci vanno solo i ragazzi. Mentre questa si appresta a diventare una città di anziani. È stato calcolato che nel 2015 il 26 per cento degli abitanti di Parma sarà di ultra sessantacinquenni. E poi non mi piace il progetto della nuova Ghiaia. Pensa che da quelle parti ci passerà il metrò.
Fanno tutto questo per far passare il metrò. Qui, a Parma, vedi, abbiamo una democrazia privatizzata. Una volta Parma era una città di alimentaristi. Adesso è una città di imprenditori edili. E la sinistra democratica ha le sue colpe in tutto questo cambiamento della città. Credimi. Vuoi un'altra cosa di Parma che non mi piace? La faccenda dell'Ospedale Vecchio. Un palazzo del Duecento. Un palazzo che ha una storia di mille anni. Ecco, volevano farci un gran residence, con i negozi sotto... Ma dai... Per fortuna che il progetto è stato bloccato. Vogliono cambiare Parma, stravolgerla, come già fece una volta il sindaco Giovanni Mariotti. Quello che fece costruire il Lungoparma e abbattere, in Ghiaia, il colonnato del Bettoli... Lo sai che cosa scrisse Cesare Zavattini sulla "Gazzetta"?

Non ricordo.
Poche righe: "Addio colonne addio". E firmò con lo pseudonimo "Zalamort". Guarda, Parma per me è una grande città, ma è ferma al passato, è la città del melodramma. È decaduta. Pensa solo alla cultura. Alla "Gazzetta di Parma", nel mitico "Raccoglitore", firmavano Pasolini, Fenoglio.... C'era una commistione tra industriali e cultura, basti pensare a Pietro Barilla, grande imprenditore, che aveva il vezzo di parlare come "l'avvocato" di Torino. Barilla è stato il primo industriale italiano a promuovere un convegno sul neorealismo. Era il '51. Poi ha finanziato Palatina. Cosa fanno adesso? Cosa fanno gli industriali d'oggi? Che cosa promuovono?
Che cosa vorresti veder cambiare?
Tante cose. Un certo tipo di mentalità, per esempio. Qui molti nipoti di quelli che avevano fatto le barricate nel 1922 hanno aperto una boutique. Invece c'è una cosa che non cambia da anni...
Che cosa?
Per esempio un campo rom, di macedoni, che nel 1991 era stato chiamato "provvisorio": una piazzuola per ogni roulotte e sole tre pareti.
Come?
Sì, manca la quarta parete. Io ne ho scritto ampiamente. La situazione non è cambiata mai.
Barilla e il suo monumento, realizzato da Cascella e che si trova in piazzale Santa Croce. Ti piace?
Posso dire che non piaceva a Barilla. Quando lo scultore l'ha finito non gli è piaciuto.
Da quando eri bambino ad ora Parma ha cambiato vari sindaci. Quale di questi ha lasciato più il segno dentro di te?
Giacomo Ferrari. Io ero bambino allora. Forse anche per questo.
Non noti anche tu che a Parma c'è stato, ultimamente, un risveglio culturale importante?
Qualcosa si è mosso. Ma come? Prendiamo per esempio gli incontri di settembre. A Piacenza hanno dedicato un festival ala geografia. A Reggio Emilia alla matematica. A Mantova continuano con il Festival letterario. A Parma c'è di tutto un po'. Qui hanno portato un doppione della "Versiliana".
Il Festival della poesia però è un successo...
Sì, ma è andato forte soprattutto l'anno scorso, quando hanno avuto la bella idea di inserire nel Festival i versi di Luigi Tenco. Promozionalmente è stata un'operazione ben riuscita.
Insomma, "l'è tutto da rifare", come diceva Gino Bartali, anche per quanto riguarda la cultura?
No. L'unica macchina culturale veramente positiva, per me, è il Teatro Due. Interessante per esempio il brunch della domenica, con incontri con gli autori...









Che cos'è per te la parmigianità?

Il senso di appartenenza. Che cambia a seconda del rapporto che si ha con la realtà. Borges diceva "La bellezza è un fatto culturale". La Parma che abbiamo amato è molto diversa da quella di adesso. Ma ogni generazione, pensaci bene, dice sempre che era meglio la sua delle altre.
Tu ti stai dando da fare molto per far candidare al Nobel per la pace Ingrid Betancourt, la politica colombiana, sempre in prima linea per la difesa dei diritti umani, che è stata ostaggio per sei anni e mezzo dei guerriglieri delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia). Quando l'hai conosciuta?
A Bogotà, nel 1998. Ho pensato che meritasse una candidatura al Nobel già quando era ancora prigioniera.
Dopo la liberazione della Betancourt che cosa hai fatto?
Ho accompagnato Ingrid a Parigi. L'ho portata in giro per l'Italia. Anche a Roma. L'ho portata alla Comunità di Sant'Egidio, a Firenze le hanno dato la cittadinanza onoraria. È sorta anche la "Fondazione Ingrid Betancourt" che ha due rami, uno francese e uno italiano. Del ramo italiano io sono stato nominato presidente".
Credi che la candidatura della Betancourt passerà?
Penso proprio di sì: Il mio "imput" è stato accolto con entusiasmo dalla Regione Toscana ed è stato poi ripreso da 400 parlamentari. Cinque premi Nobel caldeggeranno, probabilmente nel febbraio prossimo, la candidatura di Ingrid: Tra questi due italiani, Rita Levi Montalcini e Dario Fo e Michail Gorbaciov".
La rivedrai presto in Italia?
Lei è impegnata in Colombia, ma gira anche il mondo. È appena stata a Madrid, tra pochi giorni andrà dal presidente argentino, Cristina Fernandez Kirchner, poi tornerà in Italia. Il 14 sarà ospite del programma "Che tempo che fa" di Fabio Fazio e il 15 sarà alla Camera dei Deputati. A Firenze riceverà il Pegaso d'oro, a Bologna la cittadinanza onoraria, e il 24 gennaio sarà a Torino, al Premio Grinzane Cavour.
Tu sei stato testimone di molte guerre e guerriglie. Quale è stato l'episodio di guerra che ti ha lasciato più il segno?
Ce ne sono vari, ma uno in particolare, perché mi riguarda personalmente. Fui picchiato al tempo della prima guerra del Golfo. Era il 16 gennaio 1991. Alla frontiera tra Iraq e Giordania.
Che cosa accadde?
Io e altri giornalisti italiani eravamo appena stati espulsi da Baghdad. Assieme ai colleghi Giovanni Negri del "Sole 24 ore" e Eric Salerno del "Messaggero" sono andato a vedere una caserma dove c'erano diecimila volontari. Quando siamo arrivati c'era già l'inviata del TG1, Lilli Gruber, assieme a un cameraman che stava filmando. Il problema fu che l'operatore era biondo, così intorno cominciarono a gridare "americani, americani!". Il cameraman fu circondato e picchiato, il suo volto era una maschera di sangue. Noi siamo accorsi. Io sono stato preso a calci. Ero tutto pieno di lividi. Ci hanno portato all'ospedale militare di Amman. Non lo sapevo ancora, ma avevo subìto delle lesioni interne. Avevo la febbre a 41. Però in quei momenti fui baciato dalla fortuna...
Come? Ma se eri a pezzi...
Lì, nell'ospedale di Amman. trovai Giuseppe Dossetti, il politico che si era fatto prete ed aveva fondato la "Piccola Famiglia dell'Annunziata". Aveva una sua comunità da quelle parti. Lo avevo rincorso per trent'anni, senza mai "prenderlo" ed ora l'avevo davanti a me, in quell'ospedale... Uno straordinario politico, uno straordinario uomo di fede. Aveva partecipato ai lavori della Costituente, era stato lui a scrivere l'articolo 11... Ed ora, finalmente, l'avevo "preso".... Però poi fui "menato" anche lì...
Perché?
Noi italiani eravamo trattati bene, ma quelli erano giorni bollenti in Medio Oriente e quando furono fatti prigionieri i nostri due piloti dell'aeronautica, il maggiore Gianmarco Bellini e il capitano Maurizio Cocciolone, l'aria cambiò. Dopo 21 giorni con un aereo della Croce Rossa ci portarono a Cipro. Poi da lì, con un altro aereo, venni trasportato a Milano. Fui operato nella notte. Altri due mesi e 12 giorni d'ospedale. Io in quei giorni non avevo scritto nulla di questa terribile avventura, anche per non spaventare i familiari a casa. E così avevano fatto i colleghi. Ma la notizia era trapelata egualmente perché Lilli ne parlò in televisione. Comunque, come si dice, anche se porto ancora i segni di quelle botte ricevute al confine tra Iraq e Giordania, tutto è bene quel che finisce bene, e io sono ancora qui. A raccontare la vita sui giornali e le storie di Parma con gli amici.
Achille Mezzadri
(Seconda puntata. FINE)
(Nelle foto, dall'alto: 1) Maurizio Chierici nel suo studio /by aemme/; 2) Con Gabriel Garcia Marquez; 3) Un primo piano /by aemme/; 4) Le fermate della futura Metropolitana; 5) Il progetto della Nuova Ghiaia; 6) Con Oscar Luigi Scalfaro; 7) Al computer /by aemme/; 8) Con Ingrid Betancourt a Firenze; 9) Durante una conferenza)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

che Parma sia una città strana non ci sono dubbi. Da una parte le nostre autorità realizzano progetti che non piacciono a nessuno, dall'altra lasciano in abbandono posti ed edifici bellissimi, che tutti vorremmo rivedere tornare al passato splendore.
Che il progetto di piazza Ghiaia non piaccia assolutamente a nessuno è qualcosa di risaputo, ma lo faranno lo stesso d'imperio.
Il problema è che anche i nostri amministratori sono ben coscienti del fatto che il progetto con le vele di vetro in Ghiaia è l'ultima cosa che i parmigiani vorrebbero vedere realizzata. Ed è per quello che si guardano bene dal chiedere l'opinione della gente. Ad esempio, cosa impedirebbe di fare dei referendum quando si interviene sul tessuto storico della città? Lo impedisce il fatto, che gli amministratori hanno evidentemente interesse ad evitarlo. Di sicuro non sarebbe un "eccesso di democrazia", fare decidere ai parmigiani, come deve essere la nostra città. Parma è nostra, e dovremmo essere noi a decidere come e cosa cambiare. E invece no. Ci calano dall'alto delle cose inguardabili e dei progetti improponibili. E piano piano la nostra Parma perde parte di sé stessa, in nome della volontà di non si sa chi....

Anonimo ha detto...

Se al buon Chierici non piace niente di Parma, chi l'ha obbligato a ritornarvi?
Di questi "grilli parlanti" non ne abbiamo bisogno!