O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 2 dicembre 2008

Lettera d'amore a Parma di Baldassarre Molossi


In periodo di celebrazioni guareschiane, mi è capitato tra le mani un libro di 15 anni fa, che si intitola "Cara Parma ti scrivo", sottotitolo "Testimonianze e ricordi di giornalisti parmigiani". Con una gustosissima copertina, opera di Alfio Krancic: Giovannino Guareschi, con sguardo sornione, vede uscire delle penne dal Battistero. Il libro, 72 pagine, coordinato graficamente da Lorenzo Sartorio, raccoglie una serie di ricordi parmigiani di tante illustri firme parmigiane, da Maurizio Chierici a Giorgio Torelli, da Giuseppe Barigazzi a Lamberto Sechi, da Baldassarre Molossi a Luca Goldoni, da Antonio Mascolo ad Alberto Bevilacqua, da Aristide Barilli a Giuliano Molossi (e tanti altri, me compreso). Molti di questi giornalisti (esclusi alcuni inviati, impegnati in tutti gli angoli del mondo) si radunarono attorno a una tavola imbandita a settembre del 1993 e in occasione di quel banchetto ricordarono il grande Giovannino, scomparso 25 anni prima. Nello stesso tempo festeggiarono Baldassarre Molossi, che un annno prima aveva lasciato la direzione della "Gazzetta di Parma" dopo 35 anni. I loro "compitini parmigiani" furono poi raccolti in un libro, "Cara Parma, ti scrivo", appunto, nel quale si legge la dedica "A Giovannino Guareschi e Baldassarre Molossi, due penne pulite". Ecco, ho preso tra le mani questo libro delizioso e l'ho sfogliato, dopo tanto tempo. Il primo "compitino" è proprio quello di Baldassarre Molossi, intitolato "Lettera d'amore di un innamorato alla sua bella". Una struggente dichiarazione d'amore, che allego qui perché la trovo semplicemente straordinaria. Basta cliccare sulle immagini delle pagine per leggerla integralmente. Credo che sia sufficiente questo brano per spingervi alla lettura: "Sei bella? Non lo so. Mi piaci così come sei. Mi piaci perché sei tu. Milano, Torino, Napoli e così via, sono città al maschile. Tu, al contrario, sei una città femmina. Sei dolce e sensibile come l'incarnato del marmo rosa del Battistero; levigata e pulita come la pietra dura della Cattedrale. Hai un cuore casto di fanciulla, ma sei tutta donna, di dentro e di fuori: fiera, generosa e ribelle come le donne dell'Oltretorrente". Magistrale. Buona lettura, nel segno della parmigianità.
Domani, a Palazzo Soragna (sede dell'Unione industriali) alle 18, in occasione dell'assegnazione del premio giornalistico "Il direttore dell'anno", intitolato alla memoria di Baldassarre Molossi e vinto quest'anno da Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole-24 ore, sarà presentato il libro "Parma 1944, prove di giornalismo" (edizioni Diabasis), un diario di tre mesi scritto dal diciassettenne Molossi nel 1944.

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