O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


mercoledì 24 dicembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Roberta Pinetti

COSÌ, DALLE COSTOLE
DELLA
"VERDI", È NATO
IL CORO TEBALDI

ECCO IL NOSTRO SITO: NAVIGATE NELLA MUSICA
Una cascata di capelli corvini, un decisionismo da manager mescolato a una dolcezza da mamma, un sorriso smagliante, una sorella, un figlio di 16 anni: ecco in poche parole Roberta Pinetti, presidente da tre anni del Coro Tebaldi, l'ultimo nato (dal 2006) dei cori parmigiani che fanno lirica. Anche lei, di diritto, nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
In che rione è nata e cresciuta?
A San Lazzaro. Qui ho frequentato le elementari, poi le medie al Pascoli e infine ragioneria al Bodoni. Dopo il diploma mi sono messa a lavorare come impiegata. E ora faccio lo stesso lavoro all'Università.
Chi le ha trasmesso la passione per la musica?
I miei genitori, che avevano un bar a San Lazzaro. In casa mia c'erano dischi di lirica, di Domingo, della Callas, era normale che mi appassionassi. Per i miei l'unico vero divertimento era, d'estate, andare a vedere qualche opera all'Arena di Verona.
Da bambina e ragazza cantava in un coro?
Be', credo che a tutti i bambini capiti di cantare in un coro, magari in quello della parrocchia. Ecco, è capitato anche a me. Allora ero un soprano, adesso sono un contralto. La musica mi ha sempre accompagnato nella mia vita. Da adolescente mi piaceva suonare la chitarra e l'organo elettrico. Ma mai avrei pensato che poi la musica corale sarebbe diventata il mio hobby preferito. Un giorno però...
Un giorno però...
Una mia amica faceva parte della Corale Verdi e mi disse: "Renata, hai una bella voce, perché non vieni anche tu?". Decisi di provare. Allora il direttore del coro era il maestro Faelli, coadiuvato dal maestro Fabrizio Cassi. Il primo mi fece l'audizione, che superai, il secondo curava la scuola, nella quale entrai per studiare. Dopo la normale trafila entrai nel coro. La prima opera alla quale partecipai con la Corale Verdi fu un Elisir d'amore. Un'emozione indescrivibile. Era il 2000.
Perché, nel 2006, ha lasciato la Corale Verdi?
Non sono stata l'unica. Si è staccato un bel gruppo, compreso il maestro Sebastiano Rolli che dirigeva la Corale Verdi.
Una scissione come quella di Edilio Rusconi che lasciò "Oggi", che dirigeva, per fondare il rivale "Gente". Una scissione come quella di Indro Montanelli che lasciò il "Corriere della sera" per fondare il rivale "Il giornale"... Una scissione come quella che fece nascere, dalle costole del Milan, l'Inter...
E' un esempio che ci può stare.
I motivi?
La prego, non ho alcuna intenzione di sollevare o riaprire polemiche. Posso solo dire che la nostra decisione di lasciare la Corale Verdi non è stata un capriccio, ma una decisione sofferta.
Parma ha tre cori che fanno lirica: non sono troppi?
In teoria potrebbero essere anche troppi, ma le cose sono andate così...
Ora vi considerate rivali della "Verdi"?
No. Credo ci sia posto per tutti.
Potreste collaborare insieme un giorno?
Non escludo alcuna collaborazione futura con altre corali, compresa la "Verdi".
Quanti sono gli elementi del coro Tebaldi?
Una settantina. Quasi fifty fitfty uomini e donne.
Tra le coriste del Coro Tebaldi c'è rivalità?
No. C'è un bell'ambiente. Un ambiente in cui ci troviamo tutti bene. Ed è lo spirito che speravamo si instaurasse quando è sorto questo gruppo.
Come si fa a entrare nel Coro Tebaldi?
Si fa un'audizione con il maestro Rolli e poi un po' di apprendistato, con Franco Federici e Desdemona Malvisi.
Non avete ancora una sede vostra e vi appoggiate a Parma Lirica: avrete in futuro una sede vostra?
Non abbiamo questo problema. Noi siamo tutti diventati soci di Parma Lirica e, anche se noi non siamo il coro dell'associazione, ci sentiamo a casa nostra. C'è un bel rapporto di reciproca collaborazione.
Dopo tre anni dalla costituzione non avevate ancora un sito Internet, ora ce l'avete, ed è attivo proprio da oggi: come mai tanto tempo?
Be', diciamo che siamo andati avanti per gradi. Per due anni c'eravamo e non c'eravamo. Nel senso che eravamo già attivi, che ci esibivamo già, però non c'era uno statuto, non c'erano cariche sociali, non avevamo, appunto, un sito Internet che spiegasse la nostra attività. Nel 2008, invece, è cominciata l'ufficializzazione. E infatti io sono presidente proprio dal 2008. Adesso abbiamo anche il sito. Spero che sia di piacevole navigazione per tutti gli amanti della musica. E' il nostro regalo di Natale.
E' stato difficile convincere Leo Nucci ad accettare la presidenza onoraria?
Nucci è un grande personaggio, non avrei mai immaginato che potesse essere "dei nostri". L'idea è stata di un nostro corista, che conosceva Nucci. L'abbiamo coinvolto. Ha detto sì con entusiasmo. Non ci pareva vero. Oltretutto Nucci è un grande amico di Parma.
Parma può diventare una capitale della musica?
Di questa cosa se ne sta parlando sempre più. Parma come Salisburgo... Parma come Beireuth... Chissà. In effetti quest'anno ci sono state manifestazioni eclatanti, che possono preludere a un ruolo sempre più importante di Parma in campo musicale. Dipenderà, però, dai fondi a disposizione.
Che cos'è per lei la parmigianità?
Io di questa parmigianità non sento parlare molto bene dai non parmigiani. In effetti molti considerano che noi parmigiani ce la tiriamo un po', ci diamo, come dire, un po' d'arie. Un fondo di verità credo ci sia.
Molti malati di parmigianità considerano però che non ci sia niente di male ricordare le proprie radici, i 300 anni di capitale, che hanno fatto venire a Parma fior di filosofi, mecenati, artisti... che non ci sia niente di male essere fieri di aver dato i natali a Parmigianino, a Verdi, a Pizzetti... che non ci sia niente di male essere orgogliosi dei propri prodotti famosi nel mondo, il prosciutto, il parmigiano, il salame di Felino...
In effetti è giusto essere orgogliosi delle proprie radici. Ma questa è una "parmigianità, diciamo così, culturale", ed ora la cultura è considerata , secondo me, purtroppo, un bene accessorio. Ora si è portati a giudicare con più superficialità, badando a quello che si vede, senza badare alle radici di una città".
Achille Mezzadri
(Le foto, dall'alto /by Massimiliano Ortalli/ - CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) Roberta Pinetti; 2) Il Coro Renata Tebaldi; 3) Roberta Pinetti; 4) il maestro Sebastiano Rolli; 5) La pianista Serena Fava e il soprano Maria Giovanna Pattera; 6) Roberta Pinetti)

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