O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


venerdì 26 dicembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Paolo Gandolfi

SONO IO IL RE DELLE
CARTOLINE SPORTIVE
"Ranucci?". "Campione del mondo dilettanti a Frascati. Ce l'ho". "Favero?". "Secondo al Tour de France. Ce l'ho". "Gismondi?". "Secondo al mondiale vinto da Darrigade. Ce l'ho". "Pettinati?". "Maglia rosa al Giro d'Italia per sei giorni. Ce l'ho". "Dai, non dirmi che hai anche Malabrocca". "Maglia nera "storica" al Giro d'Italia. Mi mancava, è stata una gran fatica, ma ce l'ho".
Con questo dialogo surreale voglio cominciare l'incontro con Paolo Gandolfi, 62 anni, sportivo a tutto tondo, ex giocatore di pallacanestro, insegnante di educazione fisica in pensione, vicepresidente del Panathlon, consigliere dei Veterani sportivi e (questo è il motivo dell'intervista) straordinario collezionista di cartoline sportive. Ecco Paolo (al quale do del tu perché lo conosco dal '66 e perché, ancor prima, visto che abitava dalle parti di casa mia, non passava certo inosservato visto i suoi 1,96 d'altezza), nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Quando è nata la passione per il collezionismo di cartoline sportive?
Da bambino per un certo periodo ho abitato a Sondrio, perché mio padre era direttore dell'Inail ed era stato trasferito lì. Ebbene, quando passava il Giro d'Italia io andavo negli alberghi dove alloggiavano i corridori e mi facevo dare le cartoline con le loro immagini. Sì, chiedevo anche qualche autografo, ma soprattutto mi interessavano le cartoline. Le accantonai. Molti anni dopo, quando ormai abitavo nell'attuale appartamento di via Nino Bixio, in Oltretorrente, ho aperto quella scatola ed è esplosa la passione. Da allora ho cominciato la collezione vera e propria.
Prima di parlare delle cartoline, però, facciamo un passo indietro. In che quartiere sei nato? E dove hai trascorso l'infanzia e l'adolescenza?
Quando sono nato la mia famiglia abitava in viale Duca Alessandro. Poi si è trasferita al Corpus Domini. Quindi siamo andati a Sondrio, Cremona, per poi tornare a Parma, nel '61 - '62. Abitavamo in via Verdi, nel palazzo dell'Inail. Più tardi ho abitato con i miei, sempre per i trasferimenti di mio padre, a Napoli. Da ragazzino andavo a messa all'Oratorio dei Rossi, ma la mia parrocchia era la Trinità di don Saccani. Lì giocavano al pallone, ma io ero troppo alto per il calcio. Il mio destino era la pallacanestro.
Ed infatti...
Ed infatti prima ho cominciato a Cremona, poi a Parma, nell'Audace, nella Salvarani. Più tardi a Napoli (dove mi sono iscritto a Economia e commercio) nella Partenope, nel Pozzuoli e a Roma (dove ho fatto l'Isef) nella Lazio. Poi sono tornato a Parma e ho giocato nel Rapid, per tre anni nella Fulgor Fidenza e infine ho fondato la sezione basket del Cus, di cui sono stato allenatore e giocatore.
Più tardi però ho subito un grave incidente stradale ed ho abbandonato l'attività. E ho cominciato a insegnare educazione fisica, prima alla Fra Salimbene, poi alla Pascoli, alla Don Cavalli e infine dal 1978 al liceo scientifico Marconi, dove sono rimasto fino al 2007, quando sono andato in pensione.
Torniamo alle cartoline. Quante ne hai e dove le conservi?
Ne ho oltre 40mila di ciclismo e più di 60mila degli altri sport. In tutto oltre centomila. Ma ho anche una biblioteca con duemila volumi di sport. Conservo tutto in una stanza dove entro soltanto io. Mia moglie, Marina, con la quale sono sposato dal 1976, non può metterci piede.
Hai figli?
Sì, una, Barbara, sposata, che è alta 1,80 e ha giocato anche lei, pivot come me. Con il Basket Parma ha vinto anche un titolo italiano allievi.
Ti è costata questa passione per le cartoline sportive?
Mi costa soprattutto in viaggi, perché partecipo a convegni di collezionisti anche in Francia e in Belgio. E poi ogni cartolina rara ha una sua valutazione. Comunque ho avuto ed ho delle belle soddisfazioni. Tra i miei "fiori all'occhiello" c'è la cartolina di Dorando Petri, quella di Sante Ranucci, quella di Malabrocca, la "storica" maglia nera del Giro d'Italia, per la quale sono letteralmente impazzito. L'anno scorso, quando sono andato in pensione, mi sono fatto un bel regalo: 11 giorni in Belgio, per seguire il Giro delle Fiandre, la Gand-Wewelgem, il Gran Premio Cerami e la Parigi-Roubaix. Mi sono fatto una scorpacciata di cartoline.
Voi collezionisti vi siete riuniti in un'associazione di cui sei presidente: quando e come vi incontrate?
Sì, l'abbiamo chiamata Acci, Associazione Collezionisti Ciclismo Italiani. Ma è una cosa tra amici, via Internet. Ci incontriamo ai convegni. Non abbiamo statuto, io sono stato eletto presidente intorno a una tavola imbandita, in Belgio, a Namur.
A quanti personaggi hai scritto per avere cartolina e autografo?
A tantissimi, ho perso il conto. Comunque centinaia.
Il più gentile, il più scorbutico.
Il più gentile senza dubbio il campione del mondo di ciclismo Astarloa che ha interrotto la preparazione sui rulli prima di una cronometro al Giro d'Italia per andare a prendere un pennarello con il quale mi ha fatto l'autografo. Il più ostico un altro spagnolo, Flecha. Devo dire che in questa mia attività mi aiuta molto, con informazioni e contatti, Vittorio Adorni.
La cartolina che non sei mai riuscito a ottenere...
Non c'è, ho soddisfatto tutti i miei desideri. Ho penato molto per quella di Malabrocca, ma adesso ce l'ho.
Internet ha ucciso il collezionismo di cartoline?
No, caso mai aiuta molto per la raccolta di informazioni sui campioni. E' più facile reperire notizie e anche materiale, attraverso Ebay.
Se ti capita di conoscere qualche personaggio nuovo chiedi ancora l'autografo?
Sì. La collezione parte dal 1900, non può fermarsi adesso.
Ti vergogni un po'? Dici che sei un collezionista o che lo chiedi per un nipotino?
No, non mi vergogno per niente. Dico che sono un collezionista, che è la verità, e tutti mi credono.
Che cos'è per te la parmigianità?
Un po' di snobismo, la convinzione di sentirsi la capitale del mondo. Comunque io, pur avendo vissuto in varie città, mi sento molto parmigiano e sono fiero di abitare in questa città, dove mi trovo molto bene.
Il Parma secondo te tornerà subito in serie A?
Penso proprio di sì.
Achille Mezzadri
(Le foto, dall'alto: 1) Paolo Gandolfi /by aemme/; 2) Da sinistra: Vittorio Adorni, Emilio Casalini, Luciano Armani, Ercole Gualazzini; 3) Umberto Masetti; 4) Bruno Mora; 5) Franco Gandini; 6) Il campione olimpico parmigiano di bob a 2, Conti, con Dalla Costa; 7) Il Cus Parma di rugby del '58-'59; 8) Il Parma As del '56-'57)

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