O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 11 dicembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Maurizio Trapelli QUANDO ESCO VESTITO DA DSÈVVOD MI SENTO FIERO DI INTERPRETARE L'ANIMA DI PARMA

Quando si dice il destino. È nato nel 1947, lo stesso anno della Famija Pramzàna. E nella notte tra il 23 e il 24 giugno, quella della rozäda äd San Zvàn, notte splendida di tortellate pramzàne in compagnia. E da un padre, gran cultore delle tradizioni parmigiane, che ha sempre parlato il dialetto. Maurizio Trapelli, insomma, è nato e cresciuto con le carte in regola per diventare Al Dsèvvod. "Mi ricordo che mio padre, vigile urbano, mi parlava di questa maschera parmigiana", dice lui "ma allora mai avrei pensato che...". Invece, da anni, Trapelli esce di casa con il costumino in raso gialloblu con ricami damascati e con coccarde pure bicolori sulle scarpette nere e va a trovare il sindaco, o il vescovo, o il prefetto, o il comandante dei caarabinieri, ma soprattutto i ragazzi delle scuole. Sposato dal 1972 con Claudia Dazzi, un figlio (Gabriele), due sorelle (Gabriella e Patrizia), un passato da elettricista, un presente (da 31 anni) alla Cariparma come tecnico responsabile della sicurezza (casseforti e combinazioni varie), Trapelli ha tutto per essere un buon Dsèvvod: un amore sviscerato per la sua città, il bisogno irresistibile di tramandare ai giovani le tradizioni, l'arguzia, la simpatia, la passione per la buona tavola. In sintesi: è un concentrato di parmigianità, al servizio della Famija Pramzàna, che è la sua seconda famiglia, e della città. Di filato, signor Al Dsèvvod, nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Da bambino ha mai sognato di diventare, un giorno, Al Dsèvvod?
No, mio padre mi spiegava chi era Al Dsèvvod, ma non mi sono mai sognato di diventarlo. Invece...
È una carica a vita?
Praticamente sì. Se uno si sente di continuare, continua... Fin che ha voglia.
Lei com'è diventato Dsèvvod?
Guardi, è una storia un po' lunga. devo prenderla alla larga. Ha tempo?
Si accomodi...
Dunque, io da giovane giocavo a baseball, prima esterno e poi prima base, ai tempi della mitica Robur, poi ho abbandonato i campi da baseball e, a trent'anni, sono diventato arbitro di calcio, nel campionato dell'Uisp. Ho arbitrato fino a 4, 5 anni fa. È stato nell'ambiente arbitrale che ho conosciuto Franco Greci, il mio istruttore. Con lui e con altri è nato un bel gruppo di amici, tutti arbitri. E un bel giorno abbiamo avuto l'idea di inventare qualcosa per fare un po' di beneficenza. Siamo più o meno una ventina. Facciamo degli sketch in dialetto parmigiano, ogni anno, al Circolo Castelletto. La gente si diverte e fa un'offerta che viene devoluta al Centro Oncologico del professor Izzi e ad altri enti onlus. E noi siamo felici. Quest'anno ci siamo spinti avanti e presentiamo due atti unici. L'appuntamento è per sabato prossimo, al Circolo Castelletto, alle ore 21.
È una cosa bellissima, signor Dsèvvod, ma lei divaga. Com'è che è diventato Dsèvvod?
Franco Greci, appunto. Il mio amico Franco Greci è entrato a far parte della Famija Pramzana, come attore della compagnia dialettale. A un certo punto avevano bisogno di un suggeritore e lui mi ha chiamato: "Perché non lo fai tu"? Io ci ho pensato su e poi ho accettato. Con entusiasmo. Poi cosa tira cosa, sa... A un certo punto lo Dsèvvod in carica, Bebo Bardiani, ha lasciato, e Anna Maria Dall'Argine, allora vicepresidente, mi ha chiesto se ero disposto a prendere il suo posto. Altri ragionamenti, altre riflessioni e poi.. ok, ho detto sì. Ed eccomi qua, fiero di essere Al Dsèvvod.
A proposito, mi aiuti a dipanare la questione: si dice Al Dsèvod o Al Dsèvvod?
Ci sono due correnti di pensiero. Quelli che sono fedeli al "verbo" del Capacchi, come lei per esempio, scrivono Al Dsèvvod con due "v", quelli invece, come me e noi della Famija, che pensano che la parola derivi dal termine antico "desevedo", propendono per Al Dsèvod, con una "v" sola. Potremmo avere ragione tutti e due.
Quando esce di casa vestito da Dsèvvod, con il vestito a braghe corte, un calzino giallo e uno blu e le scarpine con le coccarde bicolori, prova fierezza o si sente un po' ridicolo?
Le prime volte temevo di sentirmi ridicolo. Invece no, ne sono fiero. E poi la gente vuole bene al Dsèvvod. Anche i bambini. Soprattutto i bambini. Hanno capito che cosa rappresento.
E che cosa rappresenta?
La parmigianità. La fierezza delle nostre radici.
Com'è nata questa maschera?
Innanzitutto attenzione a dire maschera. Certo, è una maschera, ma non è una maschera carnevalizia. Non è, insomma, un personaggio da ridere. Non racconta barzellette, non schiamazza, non fa salti. È un personaggio serio, invece. È un testimone della tradizione, del dialetto, delle nostre usanze, della nostra cucina. E i ragazzi, per fortuna, l'hanno capito. Quando è nato Al Dsèvvod? Con la nascita del teatro popolare. Nel Seicento. Forse attorno al 1620. Accanto a figure come Pulcinella, Arlecchino, il dottor Balanzone. Era comunque una figura di secondo piano. Il primo Dsèvvod fu un servo di una famiglia nobile, un uomo che veniva da Neviano degli Arduini. Non era molto colto, ma arguto, astuto. Si chiamava Salati e visto che dalle nostre parti sono sempre stati usati gli "stranomm", per lui è stato inventato il contrario del suo cognome: da Salati è diventato "desevedo", l'insipido, tradotto poi in "Al Dsèvvod".
Chi le lava e stira il costume: la moglie, la signora Claudia, o la Famija Pramzàna?
Lo portiamo in una lavanderia. Pensi che, per spirito "pramzàn" ci fanno pagare una volta sì una volta no. È come se si sentissero di dare un contributo alla città.
Il costume che lei indossa adesso è stato confezionato per lei o l'ha ereditato?
L'ho ereditato dallo Dsèvvod che c'era prima di me, Bebo Bardiani. E lui a sua volta l'aveva ereditato da Sciacco, e Sciacco dai precedenti...
Ma non siete tutti uguali. Ci sarà uno magro, uno in carne...
Infatti, nel mio caso, è stato adattato alla mia corporatura. Però è sempre quello, da non so quanti anni. Credo che prima o poi bisognerà confezionarne un altro.
Lei va nelle scuole: che cosa dice ai ragazzi?
Racconto storie parmigiane. Parlo in dialetto. Spiego il dialetto. I ragazzi sono molto ricettivi.
Quale è stato secondo lei il miglior Dsèvvod della storia parmigiana?
Dicono tutti il maestro Grassi, che io non ho conosciuto. È stato lui lo Dsèvvod più popolare. forse la signora Anna Maria Dall'Argine, presidente della Famija Pramzàna, mi ha proposto di diventare lo Dsèvvod proprio perché ricordo un po' il maestro Grassi.
Che cos'è per lei la parmigianità?
Glielo dico in due parole: è essere parmigiani. È parlare il dialetto, questa lingua stupenda, soprattutto quando è parlata dai veri parmigiani.
È vero che ce la tiriamo un po' con le solite storie di Maria Luigia, di Verdi, di Toscanini, del culatello, degli anolini e via discorrendo?
Scusi, ma che male c'è? Sono i nostri fiori all'occhiello. Dovremmo forse vergognarcene?
Le piace la lirica?
Sì, tanto. È una passione che ho ereditato da mio padre. Durante la stagione lirica o il Festival Verdi mi piace andare al Regio ad assistere alle prove generali.
Quali sono i piatti preferiti dal Dsèvvod?
Quelli che piacciono al Dsèvvod non lo so. Quelli che piacciono a Trapelli sono quelli che piacciono a tutti i parmigiani: tortelli d'erbette, anolén e via di questo passo.
Lei punzecchia la città sul bollettino della Famija, Batistén Picén punzecchia la città su Pramzanblog: considera Batistén un suo rivale?
Guardi, se un giorno incontrerò Batistén Picén gli dirò: "Vé, Picén, se permetti io ho 400 anni, tu sei appena nato. Ciapa d'l'ària".
Achille Mezzadri
(Le foto, dall'alto: 1) Maurizio Trapelli con il costume del Dsèvvod; 2) Con la moglie Claudia; 3) Tra Franco Greci, attore della compagnia della Famija Pramzàna e il presidente della dialettale, Giuseppe Fava; 4) Maurizio Trapelli, in costume da Dsèvvod, mentre riceve dal presidente della sezione di Parma dell'Avis , Giorgio Zambrelli, l'attestato per le 50 donazioni effettuate 5) Nei portici del grano, a una manifestazione dell'Avis, tra Ferdinando Sandroni, titolare dell'Agenzia Ufficio per il decentramento e Associazionismo e Francesca Strozzi, di Tv Parma; 6) Al Dsèvvod con Enrico Maletti, il re di Parmaindialetto)

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